
Deve essere come sfogliare un album di vecchie fotografie, rileggere vecchie lettere d’amore, ritrovare una vecchia conoscenza in una faccia nuova ai bordi della strada. La bicicletta è antica, un preziosissimo fossile e la sua storia unisce ogni tappa di un percorso ormai infinito. La Castro Legend Cup, ultima tappa del Trofeo dei Parchi Naturali iniziato lo scorso maggio, ha un nome che suona come musica, come il sottofondo flautato del mare che fa da sfondo a una gara epica, determinata a entrare nella leggenda. Scopriamo insieme il percorso su quimtbmagazine.
Castro Legend Cup: i percorsi e le caratteristiche tecniche
La Castro Legend Cup propone due tracciati, il lungo e il medio. Non parliamo di corto perché, quando si devono affrontare 51 chilometri con un dislivello totale di 740 metri l’agonismo sale alle stelle e l’impegno fisico dei biker è non indifferente. Il secondo percorso, ovvero quello di 51 chilometri, può essere affrontato anche con e-bike. Ma come si sviluppa nel suo insieme il tracciato e quali sono le sue peculiarità tecniche? Partiamo con il dire che si parte dal porto di Castro verso il Monte Mattia che rappresenta il punto più alto della gara. Dall’interno della sentieristica del Parco si prosegue in discesa, rigorosamente in asfalto in direzione del secondo strappo, denominato “Serricella“. Si arriva a Masseria Grande (Santa Cesarea Terme) con un tratto molto scorrevole e intervallato da single track – anche insidiosi per via di un fondo roccioso e sconnesso – e strade bianche ampie.
Gli strappi e le insidie: ecco “Muraglione” e “Fraula”
700 metri per uno e il cambio di ritmo dei biker messo alla prova: ecco “Muraglione” e “Fraula“, trampolini di lancio e antipasto prima di un selciato di età romana in leggera salita che culmina all’Abbazia San Nicola di Casole, a conferma della forte connotazione storico-culturale della Castro Legend Cup. Ready, set, go e via con una discesa che porta a Torre del Serpe, simbolo della città di Otranto e crocevia del percorso: da qui, infatti, si fa ritorno a Castro.
Costeggiando la Baia delle Orte si arriva al faro di Punta Palascia (punto più ad est d’Italia), noto anche come “Tacco d’Italia” che in alcune giornate regala scorci delle vette dei monti albanesi distanti appena 70 chilometri, per dare un tocco di internazionalità a uno scenario a dir poco incantevole.
Si scende con un filo di gas verso l’isolotto di Sant’Emiliano quasi celato da uno sperone di scogliera. Tra salite brevi si arriva a Porto Badisco ed eccoci alla mulattiera della Fraula – da affrontare per la seconda volta – che porta all’antico basolato di età romana, un’arteria della via Appia Calabro-Salentina. Qualche single track per riprendere fiato (ma non troppo) per poi affrontare in senso inverso e quindi in discesa la Serricella e la salita della scogliera (all’interno del Guendalina – che sarà aperta solo la domenica della gara). Dopo un’ultima discesa tecnica ed un’altra impennata in salita lungo il “sentiero delle Striare” ultimo giro di giostra all’insù sul Monte Mattia e a Castro alta lungo le antiche Mura del Castello luogo del ritrovamento dei resti del tempio dedicato a Minerva. Finale inedito in piazza Dante. Tra storia, salite e discese mozzafiato la Castro Legend Cup promette spettacolo.
















