Velocità del ritorno: come si regola?

Tempo di lettura: 4 minuti

Sebbene sia la regolazione più importante di una sospensione e tutti conoscano il famoso pomello rosso, non tutti i rider sanno regolare al meglio la velocità del ritorno. Che sia una mountain bike top di gamma o entry level, da cross country o da downhill, ebike o tradizionale, la regolazione della velocità del ritorno è sempre presente sia sulla forcella che sull’ammortizzatore, ed è la regolazione più importante assieme al Sag. La velocità del ritorno è a tutti gli effetti una frenatura idraulica che frena più o meno intensamente l’estensione del pistone, quindi agisce dal momento in cui il pistone (di forcella e ammortizzatore) è compresso fino a quando torna ad essere di nuovo esteso.

Partendo dal presupposto che lo scopo delle sospensioni è di tenere le ruote attaccate al terreno, è facile immaginare come gli ammortizzatori della mountain bike non debbano solamente assorbire gli ostacoli comprimendosi ma devono ristendersi -dopo l’ostacolo- alla corretta velocità per adempiere al loro compito. Se l’estensione avviene in maniera troppo lenta la ruota perde il contatto con il terreno rimanendo sollevata, inoltre la sospensione rischia di non trovarsi nella giusta posizione per assorbire l’ostacolo successivo facendo scaricare la forza di quest’ultimo sulle braccia e sulle gambe del pilota. Viceversa se la frenatura del ritorno è troppo aperta, quindi la forcella si estende troppo velocemente, ci si trova tra le mani una mountain bike che letteralmente rimbalza da un ostacolo all’altro. 

Tralasciando alcuni elementi che determinano la reattività di una sospensione, tra cui la durezza dell’elemento elastico, gli attriti del telaio e della sospensione, e il peso delle masse sospese, è facilmente intuibile come il dettaglio che maggiormente influenza la velocità del ritorno è il terreno sul quale si corre. Per questo non esiste una “taratura di fabbrica” che viene incontro ai biker, è necessario che ognuno trovi la taratura corretta in base al percorso che affronta.

Taratura approssimativa

Si, da qualche parte bisogna pur cominciare: dopo aver regolato il Sag è il caso quindi di partire da una taratura approssimativa del ritorno che equivale a circa metà click rispetto ai totali che permette la regolazione in questione. Se si tratta della forcella possiamo fare una prova molto veloce, anche rimanendo nel garage di casa: in surplace pompando con le braccia, la forcella dovrebbe estendersi ad una velocità tale da non rimbalzare contro le braccia (ritorno troppo veloce) e nemmeno da rimanere compressa mentre le braccia si estendono (ritorno troppo lento). 

Possiamo dire che la forcella deve lavorare quasi come un’estensione delle braccia. Eventuali regolazioni si percepiscono meglio di due click in due click, per poi affinarle con il singolo click. La regolazione dell’ammortizzatore posteriore si rivela più difficile perché la sensibilità delle gambe è inferiore e perché il filtro del carro è talvolta molto accentuato. Come base di prova si affronta solitamente uno scalino (esempio scendere dal marciapiede) con il quale si valuta il comportamento dell’ammortizzatore: una volta compresso deve estendersi facendo due oscillazioni. Se la sospensione compie meno di due oscillazioni è troppo frenata, se ne compie di più è troppo poco frenata.

Giunti alla taratura di base è necessario valutare gli ostacoli che il trail pone, giocando con il pomello rosso per aumentare la frenatura (rallentare l’estensione) se il percorso è particolarmente flow e la frequenza è bassa, o diminuire la frenatura (velocizzare l’estensione) se gli ostacoli sono tendenzialmente spigolosi, in rapida successione e la frequenza è particolarmente alta.

La differenza schematica tra le due frequenze esemplificative aiuta a capire come deve comportarsi una sospensione in relazione agli ostacoli che incontra

Percorsi con ostacoli nei quali solitamente si utilizza un ritorno lento sono i classici bike park con linee flow o privi di particolari ostacoli. Viceversa il ritorno veloce è ideale in presenza di rock garden, scalinate o radici.

Per concludere è chiaro come solo l’esperienza può aiutare a trovare il giusto setup, e in qualsiasi caso si trova solo ed esclusivamente dopo diverse prove sul campo e con una certa sensibilità nella guida.