
L’MB Race è una delle prove di Mtb più dure d’Europa. Ha all’attivo 15 edizioni, con 1.400 partenti a stagione. La distanza maggiore è di 140 chilometri, sul versante francese del Monte Bianco, in Alta Savoia. E quest’anno è stata teatro, sulla distanza ridotta dei 100 chilometri, della UCI Marathon World Cup, vinta da Leo Paez.
Quest’anno l’ha affrontata anche Giuseppe Calabrese e l’ha raccontata scrivendo alla redazione di MTB Magazine.
«Ci vuole tempo – racconta Giuseppe – per consentire alla mente di mettere in fila le profonde emozioni che una sfida del genere sa darti. Due anni di preparazione fisica e mentale e il traguardo mancato per un soffio nel 2023. Tutto per conquistare l’agognata medaglia di finisher della MB Race Ultreìa Somfy. In 14 anni solo 1.059 biker sono riusciti a conquistare questo traguardo. Sono 7.000 i metri di dislivello, con 16 salite e una serie serrata di 5 barriere orarie».
«Partenza alle 6,15 da Megève, sabato 29 giugno. Pronti via, e il serpentone di ciclisti affronta la prima dura salita di giornata: 7 chilometri e 850 metri di dislivello per giungere a Tete de Torraz (quota 1.930 metri). Le piogge copiose dei giorni precedenti hanno reso il tracciato assai insidioso. Fango argilloso che è colla in salita e sapone in discesa. Me ne rendo conto subito. Nel tratto tecnico che porta a Flumet colleziono le prime cadute di giornata. A valle, il tempo di rifiatare e comincia un tratto tecnico in salita che porta al km 40, primo “time limit”. La tabella di marcia segna 2.200 metri di dislivello e la barriera oraria è per le ore 12. Passo alle 10,45, dopo 3 ore e mezzo, con un vantaggio che, anche se ancora non lo so, sarà prezioso per chiudere la gara».
«Il tempo di mangiare qualcosa, lavare la bici appesantita dal fango, e si parte per la seconda salita dura di giornata: da Plaz-sur-Arly (quota 800). Poco più di 9 chilometri per oltre 1.000 metri di dislivello. In cima a quella vetta, dopo i primi 58 chilometri, il dislivello alle spalle è di soli 3.000 metri: nemmeno la metà! È un pensiero che atterrisce, un pensiero da scacciare. Se c’è un modo di affrontare una gara del genere è pensare solo alla prossima mezz’ora. Non esiste la gara intera, esiste solo la prossima mezz’ora!
Arrivato in cima, dopo un infinito single track, ecco la seconda barriera oraria fissata per le 14,15: percorsi 70 chilometri e 3.500 metri di dislivello, esattamente metà gara. Passo con un’ora di anticipo. Urge lavare di nuovo la bici, mangiare qualcosa e ripartire».
A questo punto Giuseppe ha dovuto scalare la vetta del Mont Joux (quota 1.958), dopo 88 chilometri dal via dal via. Il successivo time limit dei 100 chilometri era a Megève, dopo circa 5.000 metri di dislivello. Tanti biker hanno concluso lì. Giuseppe arriva alle 16, con 45 minuti di vantaggio rispetto alla barriera oraria posta alle 16,45. Durante la discesa una rovinosa caduta gli aveva procurato una torsione e un forte dolore al ginocchio destro. Davanti c’erano ancora 40 chilometri e 2.000 metri da scalare…
«Ne ho parlato con mio fratello – continua Giuseppe – che mi ha detto che mi avrebbe aspettato al traguardo dei 140 chilometri. Riparto e da questo punto in poi sono solo. Lungo il percorso, di tanto in tanto supero o vengo superato da anime in agonia. Comunichiamo solo con lo sguardo, per darci forza e sostegno. Ci sono ancora ben due barriere orarie, a 113 e 131 chilometri. Le salite rimaste sono più brevi delle precedenti, dai 4 ai 6 km, ma le pendenze medie passano dal 10 ad oltre il 14 per cento. Salgo, piano ma regolare. Alla barriera del chilometro 131 passo alle 20, 15 minuti prima del limite».
Dopo 14 ore di gara, con ancora 9 chilometri e circa 500 metri da scalare, non restava che l’ultima barriera. Servirà ancora un’ora e 15 minuti per superare le ultime due salite di giornata e tornare a Megève, al traguardo. Alla fine, saranno 15 ore, 2 minuti e 36 secondi.
«E’ stata una gioia – conclude Giuseppe – scoprire poi, all’indomani, scorrendo le classifiche ufficiali, di essere stato l’unico italiano a riuscire in questa impresa è ulteriore piccolo motivo di orgoglio. Grazie a mio fratello per essere stato al mio fianco in questa avventura. Grazie ai miei figli che mi hanno incoraggiato ad andare fino in fondo. E un immenso grazie a mia moglie Gabriella che, anche se non è potuta essere là con me, ha pedalato insieme a me lungo tutta la gara e mi ha tirato su dopo ogni caduta».














