Il commissario tecnico della nazionale italiana di mountain bike, Mirko Celestino, è arrivato in Svizzera a inizio settimana per seguire da vicino gli azzurri nell’avvicinamento alle gare del Campionato del Mondo 2025. Dopo le prime giornate dedicate all’Enduro e all’E-Bike (versione enduro e cross country), l’attenzione si sposta ora sulla disciplina che più rientra nelle sue competenze: la Marathon.
Dalla Swiss Epic alle Marathon di metà agosto. Gli atleti azzurri hanno dimostrato di avere la gamba per poter competere per una medaglia
Celestino racconta di aver trovato un gruppo solido e motivato. Alcuni atleti hanno rifinito la preparazione alla Swiss Epic, mostrando segnali incoraggianti: «Dalla vittoria finale di Fabian Rabensteiner, ai successi di tappa di Samuele Porro, fino alle brillanti prestazioni di Lorenzo Samparisi. Diversi ragazzi hanno dimostrato di star bene e di poter essere protagonisti nella gara di domani. Da non dimenticare neanche Gioele De Cosmo, che arriva da un’ottima stagione, mentre purtroppo non sarà dei nostri Andrea Siffredi, campione italiano, fermato da una brutta caduta proprio alla gara Svizzera. Chiuderà la squadra, però, il compagno di squadra Goria, che in questo 2025 ha anch’esso saputo raccogliere risultati di spessore».
Anche le ragazze, che in questo ultimo mese hanno corso meno, sono composte da atlete con grande esperienza internazionale: «Non le ho viste gareggiare spesso di recente, ma mi affido alla loro solidità. Claudia Peretti, ad esempio, ha vinto la Core Plus e sono certo che tutte abbiano lavorato bene per questo appuntamento. D’altronde sia all’Europeo, che nelle gare di Coppa del Mondo hanno tutte dimostrato il proprio valore».

A differenza di altri anni, non c’è stato un ritiro unico di nazionale, ma il gruppo è giunto con qualche giorno di anticipo in Svizzera per provare insieme e con calma il percorso: «Ieri hanno pedalato oltre quattro ore esplorando gran parte della gara. È un tracciato per veri scalatori: si parla di 6 ore di gara per gli uomini e fino a 7 per le donne, con 5.500 metri di dislivello. Un Mondiale di grande resistenza».
Campionato del Mondo: le chance degli azzurri secondo Celestino
Sulle possibilità degli italiani, Celestino si mostra fiducioso: «Alla Swiss Epic abbiamo visto che i nostri possono stare con i migliori. Certo, quella era una gara a coppie e qui sarà individuale, ma i segnali sono buoni. Samuele Porro, ad esempio, si adatta bene a questo percorso e ha detto di trovarsi a suo agio. Credo possa fare molto bene».
Gli avversari principali saranno i solito noti, oltre che naturalmente gli atleti di casa: «Stutzmann e Casey, entrambi svizzeri e compagni dei nostri ragazzi, conoscono il percorso e avranno il tifo dalla loro parte. I nomi da tenere d’occhio, però, sono sempre quelli del tedesco Andreas Seewald, del belga Wout Alleman e del ceco Martin Stošek». Tra le donne, Celestino cita una rivale in particolare: «L’olandese Rosa Van Doorn è l’atleta che più mi ha impressionato quest’anno: giovane, ma con una testa da atleta matura. Sarà sicuramente una delle atlete più pericolose».

Il percorso si conferma selettivo e spettacolare
Il tracciato svizzero è già famoso tra i bikers per la sua durezza. Celestino individua i passaggi chiave: «Il primo arriva a circa due ore e mezza dall’arrivo, dove c’è un tratto obbligatorio da fare a piedi di 20-25 minuti, bici in spalla. È un passaggio iconico e molto selettivo. Il secondo è l’ultima discesa, di quasi dieci chilometri, è molto tecnica e potrà fare anch’essa la differenza. I ragazzi l’hanno infatti voluta vedere e provare un paio di volte, soprattutto nel secondo pezzo c’è da fare molta attenzione».
Infine, il CT conferma che (a differenza dello scorso anno) sarà un Mondiale per autentici maratoneti: «L’anno scorso alcuni specialisti del cross-country avevano corso e trionfato nella prova iridata, ma il percorso lo permetteva. Quest’anno, invece, sono previste sei ore di gara per gli uomini e oltre sette per le donne. Insomma un tracciato che richiede esperienza e tanto fondo nelle gambe. Non basta la potenza, serve tenuta mentale e capacità di gestire la distanza».














