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La Danimarca chiude la nazionale di MTB: esplode la protesta di bikers, tecnici ed ex atleti

Mondiale 2024
Podio maschile del Mondiale XCO U23 del 2024. A quella prova iridata risale l'ultima medaglia danese, il bronzo di Tobias Lillelund (credit: Monica Gasbichler)
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La decisione della Federazione Ciclistica Danese (DCU) di chiudere il programma d’élite della nazionale di mountain bike ha scatenato un’ondata di indignazione tra atleti e appassionati. Con la sospensione dei finanziamenti e il licenziamento dei tecnici Mads Bødker e Benjamin Justesen, la Danimarca mette fine a un progetto che per 14 anni ha portato la MTB danese ai vertici internazionali, con 43 medaglie conquistate tra Europei, Mondiali e Coppe del Mondo.

La scelta della DCU dettata dalle motivazioni economiche

Secondo quanto dichiarato dal direttore della DCU, Niels Bo Daugaard, il taglio nasce da difficoltà finanziarie che hanno reso insostenibile la gestione del programma nazionale. La federazione mira a risparmiare circa un milione di corone danesi (poco più di 130.000 euro), definendo la decisione una “misura d’emergenza” necessaria a contenere i costi. «Le entrate sono diminuite drasticamente mentre i costi sono cresciuti. Non siamo riusciti a generare risorse in linea con il livello sportivo raggiunto», ha spiegato Daugaard.

La sospensione coinvolge non solo lo staff tecnico, ma anche tutti i fondi destinati a raduni, trasferte internazionali e attività di squadra, lasciando gli atleti senza alcun supporto economico per la stagione 2026.

Danimarca

Il grido deglli atleti: «Un colpo al cuore della MTB danese»

La reazione non si è fatta attendere. Su social e media, i rider danesi hanno espresso rabbia e delusione per una scelta considerata “un passo indietro storico” per l’intero movimento. Simbolico un post pubblicato su Instagram dal giovane talento Tobias Lillelund e ricondiviso dai colleghi Simon Andreassen, Sebastian Fini, Caroline Bohé e Sofie Heby Pedersen, dove si legge:

«Questa decisione non rappresenta solo la fine della nostra nazionale e del lavoro del nostro allenatore, ma è una perdita che si farà sentire a lungo. Gli effetti non saranno solo immediati: nel tempo peseranno soprattutto sui giovani, che oggi si ritrovano senza un percorso chiaro e collaudato per arrivare al massimo livello della mountain bike internazionale. Team Danmark e Danmarks Cykle Union hanno scelto di tagliare fuori una disciplina che, dopo il ciclismo su pista, è quella ha portato in Danimarca il maggior numero di medaglie internazionali. Eppure continuano a ignorare il valore e il diritto della MTB di esistere. È davvero un giorno triste per il nostro sport».

Tra le voci più forti spicca anche quella di Malene Degn, ex biker e figura di riferimento della MTB danese, che affida sempre ai social un suo commento sulla questione: «È un momento triste per il nostro sport. Dopo 15 anni di lavoro e risultati che ci hanno portato tra le potenze mondiali, la federazione ha distrutto tutto ciò che era stato costruito. Il talento non nasce dal nulla: servono investimenti, tempo e persone che credano nei giovani».

Degn
Malene Degn in azione ai suoi ultimi mondiali nel 2024

«Non ci fermeremo ora»: la lettera aperta degli atleti alla Federazione

In risposta alla decisione, la nazionale danese di MTB ha pubblicato una lettera aperta indirizzata alla DCU, chiedendo di riconsiderare il taglio del programma d’élite e il licenziamento di Bødker. «Per 14 anni abbiamo lottato e avuto successo nonostante le risorse limitate. Non ci fermeremo ora», scrivono gli atleti.

Nel testo, i corridori ricordano che la forza del progetto è sempre stata “nelle persone e nei valori, non nei bilanci”. Il programma, spiegano, è stato costruito dal basso, grazie all’impegno dei volontari e alla visione di un tecnico che ha saputo creare un vero gruppo, più simile a una famiglia che a una squadra.

Con la chiusura del programma, atleti del calibro di Simon Andreassen, Albert Withen Philipsen, Sebastian Fini, Gustav e Sophie Pedersen, Caroline Bohé e molti altri potranno ancora partecipare a Europei, Mondiali e Olimpiadi, ma solo autofinanziandosi. Una prospettiva difficile per chi punta a restare competitivo nel circuito internazionale.

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Sono 43 in totale le medaglie vinte dalla nazionale danese nelle discipline di MTB in 14 anni (credit: Monica Gasbichler)

L’eredità di Mads Bødker: 14 anni di successi e valori

Sotto la guida di Mads Bødker, la nazionale danese di MTB è diventata un esempio di sviluppo sostenibile, basato su fiducia, passione e lavoro di squadra. Gli atleti descrivono il tecnico come un “mentore capace di tirare fuori il meglio da ognuno, dentro e fuori dalla bici”. «Oltre alle medaglie, Mads ci ha insegnato cosa significa sostenerci nei momenti difficili. Ha creato una cultura fatta di unità, rispetto e determinazione», scrivono nella lettera.

Un futuro incerto per la MTB danese

L’appello degli atleti è chiaro: salvare non solo un programma sportivo, ma una cultura fondata su passione, dedizione e valori condivisi. «Ci aspettavamo una transizione ordinata, non una fine improvvisa di una storia costruita in oltre dieci anni», si legge nella conclusione del documento.

Se la DCU non tornerà sui propri passi, il rischio è quello di disperdere un patrimonio umano e tecnico che ha portato la Danimarca a essere una delle nazioni più rispettate nel panorama mondiale della mountain bike.