FCI – ACSI: chi ha ragione? L’opinione di Andrea Capelli, ex presidente SAN

Gran Fondo Laigueglia
Caos iscrizioni. Potranno i tesserati ACSI partecipare alle manifestazioni FCI?
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Il mondo del ciclismo amatoriale è scosso dallo stop imposto dalla FCI (Federazione Ciclistica Italiana) alla convenzione con ACSI (qui il sito ufficiale). Nei giorni passati abbiamo cercato di capire le motivazioni della Federciclismo e dell’ente di promozione sportiva, sentendo Gianni Cantini, presidente SAN (Settore Amatoriale Nazionale), ed Emiliano Borgna, presidente di ACSI Ciclismo. Ma abbiamo raccolto anche gli sfoghi degli organizzatori, che sono spaesati e preoccupati da questo episodio e si interrogano sul futuro, come anche i granfondisti.

Per comprendere meglio la questione, abbiamo deciso di contattare Andrea Capelli, ex presidente del SAN, in carica fino a dicembre 2024. A lui abbiamo chiesto dettagli tecnici e regolamentari. Ne è venuta fuori una lunga chiacchierata che però ci aiuta a capire la natura del problema.

Signor Capelli, partiamo dall’inizio. La rottura tra FCI e ACSI c’è stata per la violazione dell’art.3.4 della Convenzione. Qui si legge che “le parti convengono che non potrà essere inserita nei calendari dell’Ente manifestazioni agonistiche di Gran Fondo, che sono ad esclusiva pertinenza di FCI”. Si fa riferimento al capitolo V del regolamento UCI. Ma qui non troviamo dettagli che specificano la questione…

«Vede, l’art. 3.4 della Convenzione ha una premessa, e cioè che quanto venga poi concordato nella seconda parte dell’articolo avvenga “in applicazione” delle norme UCI, che però non riscontrano quanto sostenuto nel seguito dell’articolo».

GF Colnago

Quindi la contestazione di FCI ad ACSI perderebbe di valore?

«Secondo me, già questo punto risulta debole, perché imperniato su un preambolo inconsistente».

Fino al 2024, quando lei è stato in carica, c’è sempre stata collaborazione tra FCI e ACSI. Cosa è cambiato?
«Durante la mia esperienza in Federazione, con ACSI c’era una collaborazione, ritengo perché sia stata riconosciuta la rilevanza dell’Ente all’interno del movimento amatoriale. Ci sono stati anche momenti di discussione e confronto, ma la linea è sempre stata quella di risolvere i problemi a livello dirigenziale, senza intaccare praticamente mai l’attività di base. Tenga presente che la gestione delle convenzioni ed i rapporti politico-sportivi con gli Enti era competenza diretta del Consiglio Federale, non della Struttura Tecnica, la quale gestiva l’aspetto sportivo. Non saprei dirle che cosa sia cambiato oggi, la governance federale è differente, io non ne faccio più parte e non posso conoscere quale sia l’impostazione odierna. E’ nei fatti però che qualcosa sia cambiato radicalmente».

Perché secondo lei FCI ha fatto la voce grossa con ACSI?

«Non facendo più parte né di alcuna struttura federale né di quella di alcun ente, posso dare una risposta, a questa domanda, puramente soggettiva e percettiva. A mio modo di vedere ACSI è certamente protagonista del mondo amatoriale, probabilmente FCI vuole avere maggior peso nell’ambiente».

Granfondo San Camillo
Partenza della Granfondo San Camillo

Il punto contestato da ACSI è che le Gran Fondo (quindi gli eventi sopra i 120 chilometri o con un coefficiente maggiore di 200) non possono essere un’esclusiva di FCI. E’ sostenibile?

«Torniamo alla premessa fatta nell’art. 3.4 della Convenzione, che non ha riscontro nelle norme UCI. Sentito anche il parere di un manager UCI, le Gran Fondo, generalmente parlando, possono essere organizzate anche da enti terzi e organismi privati. L’UCI disciplina le prove di World Series e i Campionati del Mondo di specialità, e queste prove, internazionali, sono ovviamente possibili solo per il tramite del legame con le rispettive federazioni nazionali. Nulla esplica l’UCI per prove che non siano le World Series o i Campionati del Mondo. L’esclusiva federale, in questo senso, è una richiesta tutta federale, non qualcosa che derivi da un organo sportivo superiore. A mio avviso FCI può liberamente proporre le sue richieste, ma qualora l’Ente non fosse d’accordo, non sarebbe obbligato ad accettarle. Anche perché il modello di Convenzione predisposto dal CONI non prevede un passaggio così specifico sulle tipologie di manifestazione».

ACSI sostiene che le Gran Fondo siano “a carattere promozionale, amatoriale e dilettantistico, seppure con modalità competitive”. FCI che siano “attività agonistiche di prestazione” che hanno bisogno di una convenzione. Chi ha ragione?

«Io non sono un legale, ma ho provato ad approfondire il tema più che potessi. C’è, alla base di tutto, la delibera CONI n.1525 del 28 ottobre 2014, che all’articolo 2, comma 1, indica che gli EPS possano svolgere attività amatoriale e dilettantistica, seppure con modalità competitive, e successivamente, indica che le attività agonistiche di prestazione possano svolgersi solo dietro la stipula delle convenzioni. La formulazione in quel documento, a mio avviso, lascia certamente molto margine di interpretazione. Con la premessa che solo un’indicazione esplicita, puntuale e pubblica del CONI potrebbe fugare ogni dubbio, devo dire che, tuttavia, ritroviamo, in questa sede, il termine “amatoriale”, che ci porta ad avvicinarci ideologicamente a quello che è l’ambiente delle Gran Fondo».

«Tanto più che la FCI stessa ha un settore che definisce “amatoriale”, mentre indica gergalmente come “agonisti” i tesserati delle categorie giovanili, a partire dagli esordienti, per arrivare fino ai tesserati delle categorie internazionali, juniores, U23 ed elite. Troviamo poi, sempre nella delibera CONI, anche un evidente riferimento all’ambito “dilettantistico”. Per il quale recentemente abbiamo l’ulteriore specifica dell’art. 38, comma 1-bis, del Dlgs 36/2021 che attrae nel dilettantismo “l’attività sportiva in tutte le sue forme, con prevalente finalità altruistica, senza distinzioni tra attività agonistica, didattica, formativa, fisica o motoria”».

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ACSI non ha torto quindi…

«Non è possibile, a mio modo di vedere, identificare inequivocabilmente le Gran Fondo o, più in generale, l’attività ciclistica amatoriale competitiva, come attività agonistica di prestazione. A meno che esista un’indicazione netta e pubblica del CONI. Ad oggi mi pare che questa non ci sia. Leggendo le norme sportive le leggi dello Stato, io sarei più propenso ad ascrivere le Gran Fondo all’attività amatoriale, dilettantistica, che si svolge con una modalità competitiva. I termini sono certamente più calzanti. Il mondo amatoriale ha una finalità ricreativa e promozionale, c’è una componente competitiva, ma non uno scopo esclusivamente prestativo».

La convenzione è un mero riconoscimento della copertura assicurativa o c’è dell’altro?

«La convenzione in realtà nasce con una finalità di collaborazione tra le federazioni e gli enti. E’ un progetto molto più ampio che interessa ad esempio l’attività di educazione sportiva, l’attività nelle scuole, la condivisione di figure quali i giudici di gara e gli altri quadri tecnici. E’ un vero e proprio patto di collaborazione, per lo sviluppo dell’attività di base».

I tesserati ACSI come si possono tutelare?

«Oggi i tesserati ACSI, ma anche quelli FCI e degli altri EPS, recepiscono l’indicazione che, con la licenza che hanno in tasca, non possono più svolgere l’attività così come facevano fino a poco tempo fa. Questa situazione esula dalla loro stessa volontà. All’atto di richiesta della tessera gli atleti dichiarano di accettare statuti e regolamenti degli enti affiliazione, ma, ad esempio, quando questo avvenne per la stagione 2025, non era data loro visione della convenzione. Inoltre il 26 maggio, pochi mesi fa, il comunicato n. 5 del SAN indicava come le convenzioni con ACSI, CSI e UISP avrebbero avuto validità fino al 31 dicembre 2025. Generalmente in ambito commerciale e non solo, se cambiano le condizioni, in modo unilaterale, l’utente o cliente dovrebbe aver diritto di risolvere il rapporto. Forse ci sarebbe da esplorare questa possibilità di tutela del consumatore anche in campo sportivo».

Gran Fondo Laigueglia
Iscrizioni e controllo numero

L’eventuale tessera giornaliera risolve il problema o è davvero una doppia affiliazione?

«La tessera giornaliera per me è uno strumento che permette al soggetto, privo di un titolo partecipativo valido per l’evento, di prendervi parte. Tipicamente si usa per quei soggetti che una licenza non ce l’hanno proprio. Detto questo, le modalità di doppio tesseramento vengono discusse sempre nelle convenzioni. Il CONI indica che è discrezione delle Federazioni e degli Enti convenire le modalità di doppio tesseramento, per la reciproca partecipazione. FCI e gli EPS hanno convenuto di vietare il doppio tesseramento, e la trovo una cosa ragionevole: se si ha già una licenza che può essere usata ovunque, perché farne due? Questa scelta credo abbia anche tutelato sempre i Campionati Italiani FCI e i Nazionali degli EPS. Ad ogni modo, venendo meno la convenzione, decadrebbe anche il divieto stesso di doppio tesseramento, che dal CONI non sarebbe vietato a prescindere.

Quindi tecnicamente senza la convenzione non sarebbe più “vietato”?

«Nelle Norme Attuative amatoriali avevamo, in passato, riportato il divieto di doppio tesseramento, per dare pubblicità di quello che era concordato in convezione. Anche perché all’epoca le convenzioni non erano pubblicate sul sito federale. Le Norme Attuative di settore ad ogni modo non possono sopravanzare un regolamento sportivo gerarchicamente superiore. Per cui se a un livello superiore non è indicato il divieto di doppio tesseramento, non è che il perdurare dell’indicazione nelle Norme Attuative possa vietarlo. Detto questo a me non piacerebbe pensare di arrivare a dover utilizzare l’escamotage della tessera giornaliera, con un ricarico di costi sul partecipante. Diventa solo un costo in più per gli atleti e un onere in più per l’organizzatore».

Può la FCI chiedere alle organizzazioni di un ente di effettuare una “compartecipazione” per una Gran Fondo?

«Sì, se la compartecipazione fosse una cosa voluta da entrambe le parti. E rientrasse nello spirito di collaborazione e di promozione dello sport di base, che sarebbe alla base della convenzione. Certo se invece fosse espressione della volontà, o dell’imposizione, di una sola parte, la storia cambierebbe radicalmente».

Sinalunga Bike
Scatto della Sinalunga Bike

FCI non dovrebbe avere soltanto un ruolo di “controllore” del movimento amatoriale?

«FCI come tutte le Federazioni ha un ruolo fondamentale nell’erogare le regole sportive, come indica lo Statuto del CONI, al Titolo IV, art. 20, comma 4. Gli Enti di Promozione Sportiva, sempre ai sensi dello Statuto CONI, Titolo VI, art. 26, applicano le regole sportive espresse dalle Federazioni. In passato abbiamo sempre cercato di promuovere l’adesione alle regole indicate e abbiamo cercato di controllarne il rispetto. Laddove ci fossero state delle carenze, rilevate in modo imparziale sia in eventi federali che degli enti di promozione sportiva, abbiamo effettuato le nostre segnalazioni, nell’interesse di organizzatori e partecipanti. Le segnalazioni e gli appunti dovevano essere un modo per migliorare il settore e prevenire i problemi, non avere una funzione meramente punitiva. Nello scorso quadriennio ci siamo focalizzati particolarmente sulle norme di tutela della salute e di sicurezza. Quello federale è un ruolo importante, deve fornire delle risposte effettivamente applicabili al settore».

Questa situazione non causa danni anche a FCI? Che senso ha arrivare allo scontro? Ci sono delle questioni che ci sfuggono?

«E’ una situazione che danneggia tutti gli attori del settore, sia quelli sportivi che quelli commerciali, perché crea instabilità ed insicurezza. Danneggia indistintamente i partecipanti, gli organizzatori, gli organismi, gli enti e gli sponsor che sostengono eventi ed associazioni. A mio parere il danno peggiore lo sta avendo proprio la FCI, perché, ad esempio, gli organizzatori delle ultime gare amatoriali FCI di stagione, private della folta partecipazione degli atleti ACSI, hanno avuto una difficoltà enorme a sostenere il costo di realizzazione dell’evento. Non dimentichiamo mai che il partecipante dell’evento amatoriale è pagante. Un evento in perdita è un danno per l’organizzatore ed un grande disincentivo alla riproposizione dello stesso nella stagione successiva. Ora poi gli stessi atleti, privi della certezza di poter utilizzare la tessera in tutti gli eventi federali e degli enti, attenderanno a richiederla, e sceglieranno quella che massimizzerà la loro possibilità partecipativa».

«L’aggravio dei costi di affiliazione e tesseramento recentemente varati dal Consiglio Federale, in abbinamento alla situazione di incertezza attuale, rischia anche di porre un grande freno al tesseramento presso la FCI. In questo senso non capisco il motivo di uno scontro che sia arrivato a toccare così direttamente praticanti ed organizzatori. Avrei capito una discussione, magari anche accesa, a livello dirigenziale, sul possibile rinnovo delle convenzioni o su nuovi contenuti delle stesse, ma questa è, a mio giudizio, una situazione controproducente per tutti. Però può benissimo darsi che la valutazione dei dirigenti federali sia differente, con un’azione del genere magari ritengono di intercettare consensi e di attrarre a sé organizzatori e tesserati. Dal riscontro però che ho dai praticanti e dalle società di base, a me non pare che si vada in questa direzione, anzi, che si vada proprio in quella opposta».

Granfondo
Gli attimi del via alla Granfondo Route50

In conclusione…

In sostanza, leggendo le spiegazioni dell’ex presidente del SAN, cadrebbero le contestazioni di FCI nei confronti di ACSI, anche perché fondate su un preambolo inconsistente.

Le Gran Fondo, come dice ACSI, sono davvero delle manifestazioni “a carattere promozionale, amatoriale e dilettantistico, seppure con modalità competitive”? O rientrano, come sostiene FCI, tra le “attività agonistiche di prestazione”?

A leggere le carte, la definizione più calzante è sicuramente la prima. Il mondo amatoriale, come dice giustamente anche Andrea Capelli, «Ha una finalità ricreativa e promozionale, c’è una componente competitiva, ma non uno scopo esclusivamente prestativo». E questo, crediamo, sia condivisibile da tutti, soprattutto perché la componente agonistica si sta affievolendo sempre di più e riguarda solo la primissima fascia dei granfondisti. La stragrande maggioranza degli amatori, infatti, svolgono la loro attività, per dirla con termini tecnici, “a carattere promozionale, amatoriale e dilettantistico”.

Sia FCI che ACSI si dicono disposti a risolvere il problema. Noi ci auguriamo che lo facciano presto, cercando di utilizzare soprattutto il buonsenso. Qui non c’è in gioco soltanto il futuro delle Gran Fondo, ma molto di più. Dal canto nostro, speriamo di esservi stati utili a farvi un’idea della questione…