
Nonostante nel 2026 sia stato anticipato il solito appuntamento con la Castro Legend Cup (che per il prossimo anno non si disputerà più a ottobre, ma si correrà ad aprile), la corsa salentina in realtà guarda un orizzonte molto più lontano. Ieri è infatti arrivata l’ufficialità che la gara organizzatore dal Ciclo Club Spongano sarà sede del Campionato Europeo Marathon 2028.
Si tratta di un importante riconoscimento per la manifestazione pugliese e della conferma del gran lavoro svolto dall’organizzazione guidata da Giuseppe Maggiore. Proprio l’organizzatore della Castro Legend Cup ci ha raccontato come questo sia in realtà il risultato di un percorso di crescita che sta portando l’evento ad avere un ruolo sempre più centrale nel panorama europeo della disciplina.
L’ufficialità è cosa recente, ma sicuramente il vostro lavoro è partito da diverso tempo. Come progetta e si realizza un risultato del genere?
«È un obiettivo che inseguiamo da tempo e che volevamo raggiungere in modo graduale e strutturato. Abbiamo impostato una programmazione pluriennale molto chiara: l’idea iniziale era quella di un progetto triennale passando prima dal Campionato Italiano (la Castro Legend Cup è una della opzioni per l’edizione 2027) e poi arrivare all’Europeo nel 2028. In realtà, questa visione nasce come un progetto quadriennale con l’ambizione di ospitare i Mondiali del 2029, ma ora siamo concentrati sull’Europeo. Riuscire a centrare un obiettivo così importante all’interno di un percorso di crescita progressiva è motivo di grande soddisfazione».

La Castro Legend Cup, però, è una corsa diversa rispetto alle manifestazioni che abbiamo visto ospitare le ultime gare continentali e mondiali nel marathon.
«La marathon è ormai diventata una specialità durissima, forse anche troppo. Basta guardare cosa è successo agli ultimi Campionati del Mondo: percorsi con oltre 6.000 metri di dislivello, tempi di gara che superano le sei ore per i primi e arrivano anche a dodici ore per gli ultimi. Sono competizioni estreme, che strizzano l’occhio solamente agli scalatori e che però non possono essere pensate come eventi di massa. Questo pone delle riflessioni importanti sul futuro della disciplina».
Di che tipo?
«È inutile nasconderlo: il mondo marathon oggi non sta benissimo. Stanno funzionando meglio altre discipline come il cross country o il downhill, anche perché propongono circuiti più compatti e più facilmente fruibili. Proprio per questo, con la Castro Legend Cup vogliamo dare una nuova impronta alla marathon, cercando di renderla più dinamica, tecnica e coinvolgente».
In che modo il vostro percorso interpreta questa visione?
«Il nostro tracciato è atipico. Non ci sono grandi montagne, ma è estremamente tecnico. Parliamo di 87 chilometri totali, di cui circa 60 sono single track. È come un grande cross country di lunga distanza: si può fare velocità, ma serve grande attenzione alla guida. Qui viene premiata la destrezza, il cosiddetto “manico”, non solo la capacità di scalare».

I risultati degli ultimi anni, infatti, confermano questa caratteristica.
«Assolutamente sì. La vittoria di Martin Frey, davanti a un campione come Paez, o i piazzamenti della Peretti, dimostrano chiaramente come gli “scalatori puri” possano soffrire il nostro tracciato. Lo stesso Paez stesso ha ammesso che il nostro è un percorso completo, dove ancora non è mai riuscito a imporsi. Questo è un aspetto fondamentale anche in ottica europea, perché avvicina atleti provenienti da altre discipline».
Avete previsto modifiche al percorso in vista delle prossime edizioni?
«Non vere e proprie modifiche. Quest’anno abbiamo raggiunto quello che consideriamo l’assetto ottimale. Nel 2026 l’anello iniziale sarà ancora più ampio, passando da 20 a circa 22 chilometri, per evitare sorpassi e rendere la gara più fluida. Però si tratta di piccole chicche. La struttura resterà la stessa almeno fino al 2028 e sarà basata su un grande anello tecnico da ripetere due volte, una scelta che ci permette anche di ottimizzare le risorse senza rinunciare alla qualità del tracciato».
Quest’anno la data della Castro Legend Cup è stata spostata da ottobre ad aprile. È una scelta definitiva?
«Sì, aprile sarà il nostro periodo di riferimento, soprattutto in ottica Campionato Italiano. L’Europeo, invece, si svolgerà a giugno, quindi nel 2028 è previsto questo cambio, ma l’idea è quella di restare ormai fissi nella prima parte della stagione. È il momento ideale per il marathon: in primavera tutti hanno voglia di pedalare, mentre nella seconda parte dell’anno entrano in gioco altre discipline come gravel e ciclocross».

In sintesi, quale futuro immaginate per la Castro Legend Cup?
«Un futuro di crescita continua, coerente e sostenibile. Vogliamo che la Castro Legend Cup resti un punto di riferimento per la marathon moderna: tecnica, selettiva, spettacolare e capace di parlare anche a un pubblico nuovo. Questa è la nostra sfida, ed è una sfida che affrontiamo con grande determinazione».












