Coppa del Mondo 2025, il rewind: Blevins e Corvi d’oro, il flop di VdP e la legge di Hatherly

Val di Sole
Valentina Corvi vincitrice della prova XCO U23 di Coppa del Mondo di Val di Sole (credit: UCI MTB)
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Pronti a rivivere insieme le emozioni e i colpi di scena della Coppa del Mondo 2025? C’è stato davvero di tutto, in un’annata vissuta al cardiopalma. Dalla consacrazione di Christopher Blevins al dominio Specialized, da conferme stellari ad astri nascenti, dall’orgoglio italiano alle gaffe diVan der Poel.

Se dovessimo riassumerla in una parola, sarebbe”imprevedibile“. O forse no, perché alla fine, quando la polvere si è posata sui tracciati di mezzo mondo, i valori in campo sono emersi con prepotenza. Ma che viaggio è stata questa Coppa del Mondo! Dal caldo brasiliano all’autunno di Mont-Sainte-Anne, il 2025 ci ha regalato una delle stagioni più intense degli ultimi dieci anni.

Analizziamo i punti chiave di un’annata che ha riscritto molte gerarchie.

Il Re Christopher Blevins e i tiratori scelti Specialized

Christopher Blevins ha riportato il titolo generale maschile negli Stati Uniti con una costanza di rendimento disarmante. Ma non è stata una vittoria “solitaria”, quanto più il risultato di un collettivo Specialized Factory Racing apparso pressoché inattaccabile.

La squadra ha girato come un orologio svizzero (o americano?): se Blevins era la mente, Martin Vidaurre è stato il cuore pulsante. La vittoria del cileno in Val di Sole resta una delle immagini più belle dell’anno: talento puro che finalmente esplode su un palcoscenico che conta. E poi c’è lui, Victor Koretzky: stranamente incostante e a volte invisibile, ma che quando ha deciso di accendersi è stato semplicemente ingiocabile. Un tridente che ha lasciato le briciole agli avversari.

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Christopher Blevins e Specialized: autentici dominatori (credit: UCI MTB)

Le rivelazioni: Boichis e la “vecchia guardia”

Se cercavate il nuovo fenomeno, il 2025 ve l’ha servito su un piatto d’argento: Adrien Boichis. Il rookie francese non ha sentito il salto di categoria; anzi, ha corso con la sfacciataggine dei veterani, diventando subito una spina nel fianco per i big.

Ma la vera favola della stagione porta il nome di Ondrej Cink. In un anno dominato dai giovani leoni, la vittoria del ceco a Leogang è stata un urlo di liberazione. Una gara perfetta, costruita sulla sofferenza e sull’esperienza, che ha ricordato a tutti che la classe non ha data di scadenza. O forse sì? 10 titoli mondiali sono stati il limite “leggendario” dopo il quale si è arreso, proprio nella stagione appena trascorsa, il “goat” Nino Schurter.

Van der Poel: genio e… sregolatezza

La nota dolente, o forse solo la più discussa. Mathieu van der Poel doveva spaccare il mondo, invece ha spaccato (metaforicamente e non) le biciclette. Tra scivolate inspiegabili, partenze disastrose e scelte tattiche dubbie, l’olandese è sembrato l’ombra di se stesso in mtb. Ce lo aspettavamo? No, credevamo in un esito diverso.

Le sue “gaffe” sono costate caro in termini di punti e morale. La domanda che aleggia nel paddock è pesante: riuscirà mai a pareggiare i conti con la disciplina che sembra respingerlo ogni volta che si avvicina all’oro? Per ora, il verdetto del 2025 è una bocciatura senza appello. Tuttavia, nel 2026 potrebbe tornare ancora più agguerrito e “maturo”.

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Mathieu van der Poel in ricognizione a Nové Město con la maglia dell’Alpecin-Deceuninck, team con il quale corre sia su strada che su mtb (credit: UCI MTB)

Veni, vidi, vici: Pidcock e Hatherly

Non ci sono stati sempre, ma quando c’erano, si sono visti solo loro. Tom Pidcock e Alan Hatherly (con la sua costanza mostruosa culminata nel titolo mondiale e nelle vittorie di tappa) hanno interpretato la stagione con la filosofia di Giulio Cesare.

Pidcock, in particolare, continua a trattare la Coppa del Mondo come il giardino di casa: arriva, saluta, vince e se ne va. Hatherly, invece, ha dimostrato di essere degno della seconda iride consecutiva: non è più solo un atleta esplosivo, è un campione solido.

Orgoglio azzurro: Corvi, Avondetto, Braidot e Fontana

Non possiamo chiudere senza guardare in casa nostra. L’Italia c’è ed è forte: il movimento azzurro esce dal 2025 a testa altissima.

Valentina Corvi: la copertina è tutta per lei. La valtellinese del Canyon CLLCTV ha compiuto l’impresa che aspettavamo da sempre: è la prima donna italiana a conquistare la Classifica Generale di Coppa del Mondo U23. La sua non è stata una vittoria di calcolo, ma di dominio puro.

Luca Braidot si conferma una garanzia assoluta: sempre davanti, sempre piazzato, sempre attento e freddo calcolatore: il migliore per costanza, grinta e determinazione.

Simone Avondetto ha trovato quella continuità che gli mancava, diventando una presenza fissa nella Top 10 e dimostrando di poter stare con i primi.

Filippo Fontana è la scheggia impazzita che ci piace: talento cristallino che quest’anno ha fatto vedere sprazzi di classe purissima.

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Valentina Corvi a Lake Placid con la maglia di leader della Coppa del Mondo (credit: Ross Bell)

La regina Samara

Ultima, ma non per importanza (anzi!), la chiusura dedicata alle élite donne. Il titolo di Samara Maxwell è la ciliegina sulla torta di una stagione femminile forse ancora più combattuta di quella maschile. La neozelandese ha scardinato le certezze delle europee, portando una ventata di freschezza e potenza che ha lasciato il segno.

Coppa del Mondo 2026… stiamo arrivando!

Si gira il calendario al 2026, e il 2025 va in archivio come l’anno del cambio della guardia. Blevins si gode il trono, ma la concorrenza per la stagione in arrivo è già spietata. E Van der Poel? Lo aspettiamo al varco: il talento non sparisce. E i nostri italiani? Attenti che stanno per mordere!