La Coppa del Mondo, questo fine settimana, ha fatto tappa a Pal Arinsal, chiudendo l’ultima prova del primo blocco di gare stagionali. E ne abbiamo viste di tutti i colori: dal livello tecnico del percorso, alla stanchezza di molti rider, fino alla netta crescita di atleti che hanno programmato il picco di forma per questa seconda metà di stagione. In entrambe le prove assolute sono emersi due veri e propri dominatori: Adrien Boichis, al maschile, e Jenny Rissveds al femminile.
Ma facciamo un passo alla volta e iniziamo la nostra consueta analisi del lunedì.
Il percorso di Andorra: un mix equilibrato tra new e old school
Quello di Pal Arinsal è, senza dubbio, uno dei tracciati di Coppa del Mondo che miscela in modo più equilibrato tutte le anime del moderno cross country. Il percorso, infatti, alterna sezioni naturali molto tecniche, lente e chirurgiche, a segmenti veloci di stampo prettamente bikepark.

Lo abbiamo visto chiaramente analizzando le traiettorie: vi erano discese sassose, costellate da rocce taglienti e radici, in cui bisognava essere estremamente precisi. Queste difficoltà naturali erano sapientemente intervallate da sezioni in pumptrack e da un veloce toboga serpentino, costituito da sponde e salti. Un’anima duplice ma bilanciata alla perfezione che ha arricchito la lotta per la vittoria, premiando i rider in grado di sfogare la propria creatività e di interpretare linee diverse.
Boichis e Rissveds: due mattatori, ma il gruppo insegue
Le salite della Coppa del Mondo di Pal Arinsal erano brevi e molto ripide, o come si dice in gergo, “punchy“. L’esplosività e l’elasticità muscolare richiesta da questo percorso mette in luce un dato cruciale da non sottovalutare: la stanchezza accumulata. Siamo ormai a metà stagione: la brillantezza di alcuni inizia a calare, mentre si esalta chi è in crescita. A rendere il gioco ancora più selettivo ci hanno pensato l’altitudine e il caldo insolito, che hanno letteralmente spento il fuoco degli “stanchi”.
Tra gli uomini, Adrien Boichis ha fatto gara a sé. Il francese dello Specialized Factory Racing ha dimostrato di avere una gamba impressionante. L’unico ad aver tentato l’azzardo di tenerne il passo provando a staccarlo è stato il connazionale Mathis Azzaro, che ha poi pagato lo sforzo chiudendo secondo. Alle loro spalle si sono confermati tutti quei biker in miglioramento. Abbiamo visto sul podio un rinato Luca Schwarzbauer (terzo), seguito dall’americano Christopher Blevins e da un grandissimo Simone Avondetto (quinto), a guidare un plotone di italiani decisamente pimpanti e compatti.

Al femminile, il copione in testa alla gara è stato pressoché identico, ma ha consegnato alla storia un’impresa clamorosa: Jenny Rissveds è diventata la prima atleta Elite a vincere sia lo Short Track che il Cross Country ad Andorra nello stesso anno. Dietro di lei, però, brilla il Tricolore: la nostra Martina Berta sta emergendo con grande decisione. Dopo la vittoria di La Thuile, l’azzurra ha conquistato uno strepitoso secondo posto a soli 17″ dalla vetta, piegando in un’accesa volata finale la svizzera Sina Frei.
Sotto ai due mattatori del weekend c’è insomma un ampio pool di pretendenti che hanno costruito il risultato di progressione più che d’esplosività, tutti pronti ad azzannare il podio della Coppa del Mondo.
Flop Martin: duro colpo in chiave Overall
A proposito di preparazione, cali fisiologici e stanchezza, l’esempio più lampante ad Andorra è stata la performance di Luca Martin. L’atleta del Cannondale Factory Racing, dominatore di inizio stagione, ha lasciato sul piatto punti pesantissimi, concludendo una gara opaca e nettamente al di sotto delle aspettative.
Il vero motivo di questa defaillance? Non è noto con certezza, ma i segnali visti in pista e in TV parlano chiaro. Già dal venerdì Martin era apparso meno esplosivo del solito, pur salvando egregiamente lo Short Track. Domenica, però, il primo piano in griglia di partenza dello XCO ha instillato il dubbio in molti addetti ai lavori: occhiaie evidenti, volto pallido e sguardo non brillante. In gara, l’azione è stata lenta e anonima, confermata anche dai dati live di Whoop che mostravano battiti insolitamente bassi.

L’ipotesi è un classico nel ciclismo di vertice: prima o poi la super condizione cala, provocando un fisiologico abbassamento delle difese immunitarie che rende l’organismo estremamente vulnerabile. Il freddo e la pioggia del venerdì, sommati all’altura e al repentino sbalzo termico della domenica, hanno (probabilmente) scatenato un malessere latente in una condizione fisica già non impeccabile. Bingo: tutto questo si è tradotto in un vero e proprio Jackpot per i diretti rivali.
La fortuna, in questa sfortuna, è che questo calo sia giunto in un momento utile per poter recuperare: c’è tempo per riposare il fisico e ricalibrare gli allenamenti prima dei caldi appuntamenti di agosto con Europeo e Mondiale.















