
Le nuove generazioni di gruppi Shimano e Sram hanno rivoluzionato il mercato per diversi aspetti. Questo, che si parli di strada e fuoristrada. Tra questi aspetti innovativi, ce n’è uno di un certo interesse, che però (ovviamente) non è venuto fuori in alcuna presentazione. La maggiore capacità di intercambiabilità tra componenti di serie diverse (non che prima si potesse fare, ma ora…).
In realtà la possibilità di mescolare componenti provenienti da gamme differenti è di fatto sempre esistita, almeno per i set-up particolari degli utenti più esperti. Oggi, però, questa pratica è diventata molto più semplice e affidabile grazie alle nuove piattaforme tecnologiche sviluppate dai due principali produttori. Shimano continua a puntare sulla sua architettura semi-cablata per i gruppi di alta gamma, mentre Sram ha ormai consolidato il proprio ecosistema completamente wireless. Due filosofie differenti che, tuttavia, condividono un obiettivo comune: offrire maggiore flessibilità nella configurazione della trasmissione.
Il risultato è una crescente diffusione di biciclette che adottano componenti Mtb su telai da strada e Gravel. Un fenomeno che non riguarda più soltanto gli appassionati delle personalizzazioni, ma che trova spazio anche nel ciclismo professionistico.
Negli ultimi mesi gli esempi si sono moltiplicati. Dalle competizioni Gravel alle grandi Classiche del Nord, fino al Tour de France, diversi atleti hanno scelto configurazioni ibride sfruttando deragliatori posteriori derivanti dal mondo offroad. Soluzioni fino a poco tempo fa insolite, oggi reali per rispondere alle esigenze di percorsi sempre più variabili e impegnativi.
Le ragioni di questa scelta sono principalmente due. La prima è la maggiore robustezza dei cambi Mtb, progettati per sopportare urti, vibrazioni e condizioni di utilizzo decisamente più severe rispetto a quelle della strada. Una caratteristica che torna utile anche nelle gare su asfalto, dove pavé, sterrati e fondi sconnessi possono mettere a dura prova la trasmissione.
Ma l’altro aspetto, probabilmente ancora più importante, riguarda le rapportature disponibili. I cambi posteriori da Mtb sono infatti progettati per lavorare con cassette a dentatura molto ampia, consentendo di utilizzare pignoni di grande dimensione. Questo permette di abbinare senza problemi una trasmissione monocorona con rapporti sufficientemente lunghi per la pianura e, allo stesso tempo, sufficientemente agili per le salite più impegnative.
Assetti, questi, che trovano applicazioni anche nel Gravel, disciplina che ha fatto della versatilità il proprio punto di forza, oltre che nel ciclismo su strada. L’utilizzo di corone anteriori singole di dimensioni importanti, ad esempio da 48, 50 denti o più, può essere compensato da cassette con pignoni da 44, 46 o addirittura oltre 50, 51 denti, mantenendo gamme di rapporti molto ampie senza ricorrere a doppie all’anteriore.
Insomma, la tendenza è questa: anche il mercato sta andando verso una progressiva contaminazione tra discipline, iniziando a proporre set-up misti “nativi”. Più che una moda, l’ibridizzazione dei gruppi sembra dunque poter rappresentare una delle direzioni più interessanti del ciclismo attuale, a 360 gradi.













