La sicurezza, negli ultimi mesi soprattutto, è uno dei temi della Mtb più caldi. Anche noi ne abbiamo parlato più volte, soffermandoci soprattutto su possibili evoluzioni in materia per le discipline pedalate e quelle più veloci.
Se in Downhill si parla ormai di protezione totale (si continuano a fare progressi), nell’XC, sempre più aggressivo, il compromesso resta sempre lo stesso. Parlando di caschi, un integrale offre maggiore sicurezza, ma penalizza ventilazione, respirazione e comfort, soprattutto nelle lunghe salite; e quindi?
E ora, un’altra domanda ancora. E se la soluzione arrivasse da uno sport completamente diverso? È il quesito che si è posto Kali Protectives, presentando il nuovo Kru, un casco che prende ispirazione dall’hockey su ghiaccio e prova a riscrivere il concetto stesso di casco integrale.
Una mentoniera che arriva dall’hockey
A colpire immediatamente è la mentoniera: al posto della classica struttura in policarbonato troviamo una vera e propria “gabbia” in titanio, molto simile alle protezioni utilizzate dai giocatori di hockey. Una scelta che non è soltanto estetica, ma nasce da un preciso obiettivo tecnico: ridurre drasticamente il peso e aumentare il flusso d’aria senza rinunciare alla protezione.
Il progetto affonda le proprie radici oltre dieci anni fa. Brad Waldron, fondatore e responsabile dell’ingegneria di Kali, racconta di aver osservato i caschi da hockey utilizzati dai propri figli e di essersi chiesto perché nessuno avesse mai applicato quel concetto nella mountain bike. Da quell’intuizione è nato un casco completamente diverso da qualsiasi altro presente oggi sul mercato.
La struttura in titanio non viene semplicemente fissata alla calotta, ma è integrata direttamente durante il processo produttivo, creando un continuo a 360 gradi, privo di viti o giunzioni meccaniche. Il risultato è una struttura estremamente leggera, ma capace di rispettare la severa certificazione ASTM F1952, lo standard di riferimento per i caschi destinati al Downhill.
Leggero come un casco aperto, protettivo come un integrale
Il dato che più impressiona è infatti il peso: appena 650 grammi nella taglia più piccola (680 g nella maggiore), circa 100 grammi in meno rispetto al precedente integrale leggero della stessa Kali. Valori che lo avvicinano a molti caschi aperti evoluti, pur mantenendo una mentoniera fissa e certificata.
Naturalmente il design così aperto offre un vantaggio evidente nella ventilazione, uno degli aspetti più critici degli integrali utilizzati anche in salita. Respirazione e dissipazione del calore promettono di essere nettamente superiori rispetto ai modelli tradizionali. Rimane però un inevitabile compromesso: il volto risulta più esposto a piccoli detriti, rami o pietre sollevate dal terreno, un aspetto che potrebbe far discutere i downhiller più conservatori.
Dal punto di vista tecnologico il Kru integra anche la costruzione Composite Fusion, che unisce direttamente la calotta esterna all’EPS riducendo materiale e peso, oltre allo strato protettivo ERT, sviluppato per limitare le forze rotazionali e gli impatti a bassa energia senza ricorrere a un sistema MIPS tradizionale.
Tecnologia, prezzo e una scommessa sul futuro
Completano la dotazione la chiusura magnetica Fidlock, la visiera regolabile in stile motocross e un sistema di imbottiture intercambiabili per personalizzare la calzata. Il prezzo, almeno negli Stati Uniti, è fissato a 460 dollari, una cifra elevata, ma coerente con un prodotto che punta tutto su ricerca e innovazione.
Resta da capire se un’estetica così fuori dagli schemi convincerà il pubblico. Una cosa però è certa: in un settore dove i caschi finiscono spesso per assomigliarsi tutti, Kali ha avuto il coraggio di proporre una soluzione realmente diversa. E chissà che proprio dall’hockey non possa arrivare uno degli spunti più interessanti per il futuro della sicurezza, magari anche quella dei biker che pedalano forte, e che oggi più che mai altrettanto devono fare in discesa.














