C’è chi quando ha un sogno, anziché comprare una mountain bike bell’e pronta, guarda il telaio e da lì comincia a costruire. Oggi i cosiddetti “Bikebuilder” sono sempre meno, ma continuano (nonostante le difficoltà) ad esserci. Ma quando si monta o personalizza una bici, ci sono altre due strade, che oggi vogliamo percorrere con le parole, per impararle a conoscere meglio, e magari capire le “vostre” (e “nostre”) abitudini.
Un solo marchio, dall’inizio alla fine. C’è chi, invece, preferisce una strada completamente diversa: componenti di marchi diversi, prendendo quanto di meglio il mercato offre. Due filosofie apparentemente opposte, che raccontano molto del modo in cui i biker interpretano la propria bicicletta.
Il “mix and match”
Partiamo dall’ultima strada citata, il cosiddetto “mix and match”: questi biker scelgono ogni componente in funzione delle proprie esigenze, del proprio budget e, soprattutto, delle caratteristiche che ritengono più importanti. Il risultato è una bicicletta costruita quasi come un abito su misura.
Il cambio può essere Sram, le sospensioni Fox, i freni Shimano, le ruote di un marchio specializzato e pneumatici anche di marchi diversi tra loro. Non c’è una regola, se non una: scegliere il componente che si ritiene migliore per quella specifica funzione. È una filosofia che permette di andare molto in profondità nella personalizzazione. Un biker che predilige la frenata può scegliere un impianto particolarmente potente, mentre chi è ossessionato dal peso potrebbe investire su ruote leggere e componenti in carbonio. Chi pedala spesso in condizioni difficili può privilegiare una gomma all’anteriore più robusta, anche a costo di qualche grammo in più.
Il vantaggio è evidente: ogni componente viene valutato singolarmente. Lo svantaggio è che, mettendo insieme tanti marchi diversi, bisogna conoscere bene compatibilità, standard, dimensionamenti e interfacce. E non sempre il componente migliore sulla carta è quello che funziona meglio all’interno dell’intero sistema. E il discorso, in certi casi, relativo all’estetica.
Il “Fedele”
Poi c’è l’altra filosofia. Quella del biker che apre il garage e vuole vedere una bici il più possibile coerente. Tutto Kashima. Tutto Shimano. Tutto Sram. Non è necessariamente una questione di prestazioni assolute: spesso entra in gioco il gusto estetico, la semplicità e la volontà di avere un sistema omogeneo.
In questo caso la bici diventa quasi una dichiarazione di appartenenza. Se si sceglie una determinata piattaforma, si tende a seguirne la logica anche per gli altri componenti. Niente gomme spaiate, niente trasmissione di un marchio e freni di un altro, niente componenti scelti soltanto perché considerati “i migliori” in assoluto.
Ma c’è anche una ragione tecnica dietro questa scelta. I componenti sviluppati all’interno dello stesso ecosistema possono essere progettati per funzionare insieme, almeno in parte, e offrire un’esperienza più uniforme. Pensiamo a comando del cambio e leva del freno: rimanere all’interno dello stesso sistema elimina molte delle complicazioni per il miglior posizionamento.
Ma anche il monomarca ha i suoi compromessi. Nessun marchio è necessariamente il migliore in ogni categoria. Una gomma particolarmente performante sul bagnato potrebbe appartenere a un’azienda diversa da quella che produce la trasmissione preferita. Lo stesso vale per ruote, freni, cockpit o sospensioni.
Qual è la scelta corretta?
Alla fine, quindi, come sempre, non esiste risposta corretta. Il mix and match è la scelta di chi vede la bici come un progetto da costruire componente dopo componente. Il monomarca appartiene invece a chi cerca coerenza, semplicità e un’identità precisa.
E forse la vera differenza sta proprio nel rapporto che abbiamo con la nostra mountain bike, ma soprattutto dalla nostra forma mentis. La domanda, allora, è inevitabile: quando configurate la vostra bici, siete più da “il meglio di ogni marchio” o da “non voglio vedere un componente diverso dall’altro”?













