Ranking UCI 2027, Ilenia Lazzaro: «Con il nuovo regolamento i giovani non devono essere obbligati a scegliere»

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Valentina Corvi sarà una delle atlete più appetibili per le squadre UCI del prossimo anno (credit: UCI MTB)
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Dal 2027 i risultati ottenuti in alcune discipline del ciclismo potranno contribuire al ranking UCI delle squadre su strada. Un cambiamento che può incidere sulle scelte di mercato, sui calendari e, soprattutto, sulle opportunità dei giovani. Per Ilenia Lazzaro il significato della riforma va cercato proprio qui: nella possibilità di dare un valore concreto alla multidisciplinarietà e di rendere più conveniente, anche per i team, lasciare che un atleta continui a correre nel fuoristrada.

La sua lettura è positiva, pur con alcune riserve sul peso assegnato alle diverse competizioni. «Io vedo questo regolamento come un inizio, che da tempo aspettavamo, non come un punto di arrivo», spiega. Un primo passo che potrà essere corretto e ampliato, ma che già introduce un incentivo diverso rispetto al passato: un biker o un ciclocrossista può diventare una risorsa per una squadra su strada anche grazie ai risultati ottenuti lontano dall’asfalto.

Come funzionano i nuovi punti

La prima distinzione riguarda la classifica interessata. «La griglia presentata dall’UCI rappresenta i punti che un corridore multidisciplinare e inserito in una squadra su strada porta al suo team. Non c’entrano niente con la classifica UCI di mountain bike», chiarisce Lazzaro.

Il nuovo meccanismo prevede un contributo al ranking delle squadre su strada che vengono dalla MTB, dal ciclocross, dal gravel e dalla pista. Non in tutte le discipline è chiarito quali eventi daranno punti, per la mountain bike varranno solamente i Mondiali XCO (maschili e femminili, sia Elite che U23) e la classifica finale di Coppa del Mondo (anch’essa in tutte e quattro le categoria). Il conteggio è subordinato alla presenza dell’atleta tra i migliori venti uomini o le migliori otto donne della propria formazione nel ranking individuale su strada. Questi punti aggiuntivi, però, non entrano nella classifica individuale UCI su strada.

È un passaggio fondamentale per capire gli effetti della riforma: inserire uno specialista del fuoristrada in organico, da solo, non basta. Servirà anche un’attività su strada che gli permetta di rientrare nella soglia richiesta. Secondo Lazzaro, però, non si tratta di un ostacolo insormontabile: per un atleta competitivo, un calendario selezionato può consentire di raggiungere quella posizione senza rinunciare alla propria disciplina principale. «Bisogna anche considerare che questo regolamento non vale solo per le squadre WorldTour, ma per tutti i team UCI. Quindi anche per i Professional e i Continental, dove servono meno punti per entrare tra i primi della squadra», sottolinea. La novità apre quindi possibilità che vanno oltre i team più ricchi e i campioni già abituati ad alternare specialità diverse.

Il valore dei giovani che fanano più discipline

Il punto che le sta più a cuore riguarda chi deve ancora costruire la propria carriera. «Non puoi obbligare un ragazzino di diciotto anni a scegliere. Se è sempre andato forte facendo un po’ di tutto, lascia che continui». «Per anni – racconta Lazzaro – il passaggio verso una squadra su strada ha spesso comportato l’abbandono della mountain bike o del ciclocross. Una scelta condizionata anche dalla distanza economica tra i movimenti: quando da una parte c’è un contratto e dall’altra soprattutto rimborsi spese, continuare a fare fuoristrada può diventare difficile, anche per chi avrebbe qualità per emergere».

Con il nuovo sistema, mantenere quell’attività acquista un interesse diretto per la squadra. «Diventa in pratica un valore aggiunto e non problema di calendario da risolvere», osserva la commentatrice. «La capacità di ottenere risultati in più discipline può rendere un giovane più appetibile e aiutare a costruire un percorso nel quale la specializzazione arrivi attraverso una scelta personale, anziché come condizione imposta per trovare spazio».

Lazzaro richiama il caso di Valentina Corvi per spiegare quanto il tema riguardi anche gli Under 23. «Nella griglia recentemente pubblicata, un titolo mondiale vale 300 punti e il successo nella generale di Coppa del Mondo 200. Una doppietta, come quella fatta quest’anno da Valentina, può dunque rappresentare un contributo potenziale di 500 punti, purché siano rispettate le condizioni previste per il conteggio. Un patrimonio sportivo non da poco per la squadra, che quindi è sicuramente invogliata a testare la Valentina di turno su strada, ma che starà attenta a far si che l’atleta corra anche un’importante stagione su mtb».

Squadre e marchi dovranno ragionare insieme

La riforma potrebbe accelerare i collegamenti tra strutture che oggi operano in discipline diverse. «Vedrete che quasi tutti i team di mtb saranno presto collegati, in una maniera o nell’altra, a una squadra su strada», è la previsione di Ilenia. Il riferimento è a un modello nel quale strada, mountain bike e ciclocross fanno parte dello stesso progetto, come Alpecin, oppure vengono coordinati attraverso collaborazioni, come Jayco-AlUla e Giant. «L’Alpecin rappresenta già oggi un esempio di questa impostazione: la multidisciplinarietà è già parte del percorso degli atleti, e il nuovo regolamento porterà tanti altre squadre a fare questo ragionamento».

Per i marchi che investono in più settori, il passaggio potrebbe essere ancora più naturale. Avere strutture diverse, però, non significa automaticamente poter sommare tutti i risultati: occorrerà organizzare correttamente organici e attività, rispettando i requisiti del ranking. L’opportunità, secondo Lazzaro, riguarda anche le squadre più piccole, come i biker non proprio di primissimo piano. Un atleta capace di ottenere un buon piazzamento mondiale nel fuoristrada può diventare interessante senza dover essere necessariamente un candidato al titolo. Per i manager si apre così una possibilità in più da presentare agli sponsor, mentre per i corridori può crescere lo spazio per una carriera più stabile.

La Coppa del Mondo pesa ancora troppo poco

La valutazione favorevole non cancella il limite principale individuato da Lazzaro: il rapporto tra il valore del Mondiale e quello della Coppa del Mondo. «Duecento punti sono pochi», sostiene, riferendosi alla vittoria nella classifica generale.

Il problema è soprattutto nella mountain bike, dove seguire l’intero circuito richiede una programmazione lunga e può entrare in conflitto con gli impegni su strada. Se il Mondiale assegna più punti della vittoria finale in Coppa, una squadra potrebbe preferire preparare una sola gara anziché sostenere una stagione completa. «In questo momento è favorita la gara secca», osserva. Gli specialisti continueranno a puntare alla Coppa, ma per gli atleti che dividono il calendario tra più discipline l’incentivo rischia di essere sbilanciato.

La sua proposta è di intervenire anche sulle singole prove: «Il prossimo obiettivo dovrebbe essere dare punti almeno ai primi dieci nelle singole tappe di Coppa del Mondo e attribuire un valore un po’ più alto alla generale». Sarebbe un modo per premiare la continuità e rendere più conveniente lasciare un biker nel circuito, anziché richiamarlo su strada alla ricerca di altri punti.

Il gravel e una selezione ancora parziale

La scelta delle discipline considerate, secondo Lazzaro, riflette anche la loro vicinanza al ciclismo su strada e la visibilità che possono offrire. Nella sua interpretazione, il sistema parte dalle specialità nelle quali gli scambi tra atleti e squadre sono già più frequenti.

Per il gravel, il contributo previsto riguarda il Mondiale. Lazzaro invita a distinguere le Gravel World Series da una Coppa del Mondo con un calendario ristretto e un livello omogeneo. «Il gravel ha ancora tante formule in questo momento», ricorda. Organizzazione, percorsi e qualità della partecipazione possono variare molto, e questo rende più complicato attribuire un peso comparabile alle diverse gare.

Restano inoltre questioni sportive da migliorare, come le interferenze tra le competizioni delle élite e quelle degli amatori. Per Lazzaro, partire dal Mondiale è quindi comprensibile, mentre un ampliamento richiederebbe una struttura più uniforme. Sulla pista, invece, non si hanno ancora molti dettagli, ma soprattutto nessuna ufficialità su quale discipline e quali eventi porteranno punti. Si parla considerare solamente le discipline endurance, ma si attendono ulteriori chiarimenti dall’UCI.

La sfida sarà gestire gli atleti

Più opportunità non devono tradursi in una somma indiscriminata di gare. «Devi sapere gestire il corridore. Non puoi fargli fare tutta la stagione di ciclocross, tutta quella di mountain bike e poi metterlo anche su strada. Sennò finisce come con Pieterse che l’anno dopo lo paghi con gli interessi». È la condizione necessaria perché il nuovo modello funzioni. Servono obiettivi selezionati, periodi di recupero e la disponibilità a rinunciare a una parte del calendario. La multidisciplinarietà può accompagnare la crescita di un atleta, ma deve essere sostenuta da una programmazione adeguata.

Per Ilenia, il beneficio più importante resta la possibilità di non perdere talenti per mancanza di alternative. I punti possono aiutare a dare un interesse economico e sportivo a ciò che alcuni team già fanno: lasciare che un giovane sviluppi le proprie qualità in più discipline. «Sono contenta che ci sia questo regolamento, perché dà loro la possibilità di non scegliere», conclude.

La griglia potrà cambiare e la Coppa del Mondo, nella sua lettura, dovrà essere valorizzata di più. La direzione, però, è quella che auspica: rendere il fuoristrada una parte del progetto professionale di un corridore, con più possibilità di continuare a praticarlo.