
Il mondo delle Granfondo e Marathon MTB sta attraversando una fase di cambiamento. Alcune manifestazioni storiche sono scomparse dai calendari, altre faticano a mantenere i numeri del passato e organizzare una gara è diventato sempre più complesso. Ma siamo davvero di fronte a una crisi irreversibile della mountain bike amatoriale? Oppure stiamo assistendo a un’evoluzione che richiede nuove formule e una diversa attenzione alle esigenze dei partecipanti? La chiusura di alcune prove, del resto, non significa necessariamente che l’intero movimento si stia spegnendo.
Per approfondire la questione abbiamo scelto di ascoltare Gaspare Campo, organizzatore della Valle dei Vini Classic, manifestazione di Sambuca di Sicilia che nel 2026 ha inaugurato il Prestigio di MTB Magazine e che il prossimo 14 marzo festeggerà la sua decima edizione. «Le difficoltà esistono, ma non possiamo raccontare soltanto quelle».
Negli ultimi tempi si parla molto delle difficoltà delle Marathon, soprattutto per le gare che scompaiono dai calendari. Da organizzatore, come interpreti questo momento?
«Negare le difficoltà sarebbe sbagliato. I costi sono aumentati, gli adempimenti sono sempre più numerosi e per le società sportive organizzare una manifestazione richiede sacrifici importanti. Tuttavia, credo sia necessario distinguere le difficoltà delle singole manifestazioni dalla situazione dell’intero movimento. Non possiamo continuare a trasmettere soltanto messaggi negativi, rischiando di scoraggiare chi vorrebbe avvicinarsi a questo sport. Prima di essere organizzatore sono stato un amatore e continuo a pensare che la mountain bike abbia tantissimo da offrire. I problemi esistono, ma dobbiamo concentrarci sulle soluzioni».
Quanto incide invece il cambiamento delle abitudini degli appassionati? Forse oggi non tutti cercano necessariamente una competizione.
«Credo sia proprio questo uno degli aspetti da considerare. C’è chi vuole confrontarsi, chi cerca una sfida personale e chi desidera semplicemente trascorrere una giornata sui sentieri. Gli organizzatori devono imparare ad ascoltare queste esigenze, senza necessariamente snaturare le competizioni. Ampliare le possibilità di partecipazione potrebbe essere una strada interessante».
Mountain bike troppo costosa?
«Non servono necessariamente biciclette da 10.000 euro».
Tra biciclette sempre più sofisticate, iscrizioni e trasferte, la MTB agonistica rischia di apparire uno sport riservato a pochi. Sei d’accordo?
«Solo in parte. Nessuno ci obbliga ad acquistare una bicicletta da 10.000 o 15.000 euro, pneumatici da 90 euro o misuratori di potenza. Se vogliamo prepararci come professionisti, inevitabilmente avremo costi elevati. Ma per vivere la mountain bike da amatori non è necessario disporre di attrezzature al vertice del mercato. Anche gli organizzatori, però, devono fare la propria parte. Personalmente ho sempre cercato di individuare convenzioni con strutture ricettive e soluzioni economiche per agevolare i partecipanti. Un altro consiglio è quello di iscriversi alle prime quote disponibili, quando si è sicuri di partecipare. L’amatore risparmia e l’organizzatore riesce a pianificare meglio le spese. È un vantaggio reciproco».
Gare sempre più impegnative: c’è ancora spazio per i principianti? Il livello agonistico delle Marathon è cresciuto molto. Non rischiamo di scoraggiare chi si avvicina per la prima volta a una manifestazione?
«È un rischio concreto. Le gare devono mantenere il proprio valore tecnico, ma non tutti hanno la stessa preparazione o gli stessi obiettivi. Un amatore che arriva molto distanziato dai primi deve comunque essere orgoglioso di aver completato la propria prova. Non possiamo misurare il valore della partecipazione soltanto attraverso una classifica. Una possibile soluzione è affiancare alle competizioni tradizionali percorsi più accessibili, anche non competitivi. In questo modo possiamo coinvolgere nuovi appassionati senza abbassare il livello delle gare principali».
Il prossimo 14 marzo la Valle dei Vini Classic festeggerà la decima edizione, avete qualche novità?
«Il decimo anniversario rappresenta un traguardo importante e vogliamo che sia anche un’occasione per guardare al futuro. Stiamo valutando di affiancare alla Granfondo una pedalata non competitiva aperta sia alle MTB tradizionali sia alle e-MTB, su un percorso più accessibile che permetta di scoprire alcuni degli scorci più suggestivi di Sambuca di Sicilia. Niente classifiche o pressione, soltanto il piacere di pedalare e condividere una giornata di sport. Vorremmo anche proporre una quota contenuta, proprio per incoraggiare chi non ha mai partecipato a una manifestazione».
Sappiamo anche di una scelta che sembra in controtendenza: nel 2028 passerete dal formato Granfondo a quello Marathon. Perché investire proprio in questa disciplina?
«Perché crediamo nel futuro di questo movimento. Il passaggio alla Marathon rappresenta un’evoluzione sportiva del nostro progetto, ma non significa dimenticare gli amatori. Vogliamo crescere dal punto di vista agonistico e contemporaneamente rendere la manifestazione più inclusiva. Credo che le due cose possano convivere».
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda i calendari. In alcune domeniche si concentrano diverse manifestazioni, magari anche geograficamente vicine, mentre altri fine settimana rimangono quasi scoperti. Quanto incidono queste sovrapposizioni sulla partecipazione?
«Secondo me incidono parecchio e rappresentano un aspetto sul quale si potrebbe intervenire concretamente. Quando più manifestazioni vengono programmate nella stessa giornata, inevitabilmente gli atleti devono scegliere a quale partecipare. Questo rischia di penalizzare tutti, soprattutto le gare che già affrontano difficoltà organizzative ed economiche. Credo che le federazioni dovrebbero svolgere un ruolo più attivo nella distribuzione delle date, favorendo un calendario maggiormente equilibrato ed evitando, per quanto possibile, sovrapposizioni tra manifestazioni dello stesso territorio o bacino di partecipanti. Non significa impedire a qualcuno di organizzare la propria gara, ma cercare un coordinamento che permetta a più eventi di avere le migliori condizioni per lavorare. Un calendario distribuito meglio potrebbe offrire agli amatori maggiori possibilità di partecipazione e agli organizzatori l’opportunità di accogliere più iscritti. Sarebbe un beneficio per tutto il movimento».
Il futuro delle Marathon MTB?
«Ognuno deve fare la propria parte».
Abbiamo parlato di costi, partecipazione, calendari e nuove formule. Ma per affrontare questa fase serve probabilmente uno sforzo collettivo. Cosa dovrebbero fare concretamente federazioni, organizzatori e appassionati?
«Credo che tutti debbano assumersi una parte di responsabilità. Le federazioni e gli enti potrebbero sostenere maggiormente le società sportive, soprattutto quelle che investono per avvicinare nuovi praticanti. Organizzare una manifestazione comporta impegni economici e burocratici sempre più importanti e non possiamo lasciare tutto sulle spalle degli organizzatori. Anche noi, però, dobbiamo fare la nostra parte: ascoltare maggiormente gli amatori, prestare attenzione alla sicurezza e proporre eventi capaci di coinvolgere persone con livelli di preparazione differenti. Senza dimenticare l’aspetto economico, cercando convenzioni per gli alloggi, quote equilibrate e servizi che rendano la partecipazione più accessibile. Agli appassionati, invece, vorrei dire di non lasciarsi scoraggiare dalle classifiche, dalle biciclette costose o dalle prestazioni degli altri. Il futuro della mountain bike non si costruisce soltanto con i campioni, ma soprattutto con le persone che ogni domenica scelgono di salire in sella per passione».















