Niente carbonio, ma un mondiale Enduro: la ricetta CrossWorx per l’iride di Raphaela Richter

CrossWorx
Una vittoria “Made in Germany”
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Non servono necessariamente un telaio in carbonio e il catalogo di un grande marchio per conquistare il titolo più importante. Il successo di Raphaela Richter al Mondiale Enduro 2026 di Finale Ligure (ormai di qualche settimana fa) racconta anche questo. Una Mtb in alluminio, costruita in Germania, con componenti selezionati con attenzione e una configurazione sviluppata intorno alle esigenze della pilota. La protagonista è la CrossWorx DASH, una Enduro da gara che ha portato un piccolo (e giovane) produttore tedesco sul tetto del mondo.

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Un esperimento CrossWorx, con forcella a doppia piastra. Il loro catalogo spazia tra le varie branchie dell’offroad. Ovviamente tutto è in alluminio “vero”

Un percorso quasi “indipendente”

Per Richter, atleta tedesca con una lunga esperienza nelle competizioni di Enduro e Downhill, il titolo rappresenta il punto più alto di un percorso costruito anche lontano dai riflettori dei grandi team ufficiali. Dopo le esperienze con Ibis Factory Racing e Simplon, la stagione 2025 l’ha vista correre come atleta privata, scegliendo CrossWorx Cycles (ma, come come scritto in fondo, non è un semplice rapporto team-atleta…). Una collaborazione che si è rivelata vincente sui sentieri di Finale.

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Intend Carbonite da 170 mm, a steli rovesciati

L’analisi della CrossWorx DASH

Il cuore della bici è il telaio DASH di seconda generazione, realizzato in alluminio e saldato a mano a Rudolstadt, in Turingia, dove ha sede l’azienda. La piattaforma adotta uno schema di sospensione a perno singolo con leveraggio, capace di offrire 160 mm di escursione posteriore.

La configurazione di Richter punta su una forcella Intend Carbonite da 170 mm a steli rovesciati, abbinata all’ammortizzatore Intend Hover Monocoque. Il telaio lavora con un angolo di sterzo di 64 gradi e un tubo sella da 78 gradi, valori coerenti con una moderna Enduro da competizione: stabilità sui tratti ripidi e veloci, ma anche una posizione di pedalata efficace nei trasferimenti e nelle risalite tra le prove speciali.

Richter utilizza una configurazione mullet, con 29 pollici davanti e 27,5 dietro. Il peso dichiarato della bici, senza borraccia, è di circa 16,3 kg: un dato da leggere nel contesto di una Mountain destinata alle gare più impegnative, con componenti robusti e protezioni adeguate.

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Carro estremamente ribassato

Uno sguardo ai componenti

La componentistica segue una filosofia precisa: privilegiare soluzioni funzionali, combinando marchi europei e prodotti specializzati. Le ruote in carbonio True BC montano mozzi DT Swiss 350, mentre gli pneumatici Schwalbe Radial sono affidati al Magic Mary Gravity Ultrasoft all’anteriore e al Tacky Chan Gravity Ultrasoft al posteriore. Una combinazione pensata per cercare grip e controllo anche sui fondi più difficili.

L’impianto frenante è Hope, con pinze GR4 EVO e dischi da 203 mm. Hope firma anche diversi elementi della trasmissione e i pedali. Il cockpit utilizza un manubrio in carbonio Bike Ahead Composites, mentre il reggisella telescopico è un BikeYoke Revive 3.0. Non manca l’attenzione alle misure: attacco manubrio corto da 32 mm e manubrio tagliato a 720 mm, una scelta coerente con la statura di Richter (164 cm per 60 kg).

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Qui in dettaglio il massiccio “fulcro”. La bici in foto non è quella di Richeter, che invece monta trasmissioni Sram, sempre meccaniche (GX o XX1)

Piccolo team, grandi successi: l’esempio di Richter e CrossWorx DASH

C’è poi un dettaglio che rende questa bici diversa da molte altre. Il telaio è stato saldato dal compagno della campionessa, che lavora anch’egli in CrossWorx, mentre Richter stessa collabora con l’azienda (non un dettaglio secondario). Anche la verniciatura e le grafiche sono state curate con un coinvolgimento personale.

Il Mondiale di Finale Ligure non è soltanto la storia di una vittoria sportiva. È anche la dimostrazione di come una piccola realtà possa sviluppare una bici competitiva attraverso conoscenza tecnica, personalizzazione e un rapporto diretto tra atleta e prodotto. In un mercato dominato da grandi investimenti, la CrossWorx DASH ha dimostrato ancora una volta che a contare sono soprattutto progetto, messa a punto e chi riesce a portarlo al limite.