In quest’ultima stagione di ciclocross 2023-2024, ormai prossima a chiusura, si sono viste sempre più spesso bici con doppia corona all’anteriore. Le hanno utilizzate Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Tom Pidcock, Eli Iserbyt, il campione europeo Michael Vanthourenhout, il tricolore Filippo Fontana, e tanti altri.
Insomma, non sono proprio tutti i crossisti di Coppa del Mondo ad aver preferito la doppia al monocorona (o perlomeno non sempre), ma la stragrande maggioranza sì. Una scelta che non si vedeva da tempo, più o meno dall’ingresso definitivo dei freni a disco.

Nel fuoristrada c’è sempre un elevato tasso di rischio, perciò vige la regola del “ciò che non c’è non si può rompere”: doppia corona, deragliatore anteriore e comando non equivalgono certamente a un semplice monocorona. Tuttavia la scelta della doppia potrebbe nascere da un’esigenza, dettata dai percorsi tecnicamente più impegnativi e sempre più raramente dislocati su terreni completamente pianeggianti. In questo contesto bisogna poi inserire che nella disciplina c’è la possibilità di cambiare bicicletta nella zona “Box” per ben due volte al giro e quindi si è certamente più tutelati, anche in caso di guasto meccanico.
Ma tutto questo può avere futuro anche nella Mtb? E’ piuttosto difficile dirlo: dalle Olimpiadi di Londra 2012 in poi la doppia è progressivamente sparita, la tripla addirittura ben prima. Nel Cross Country moderno probabilmente non la vedremo più, ma nel Marathon non è del tutto da escludere. Molto dipenderà poi dai produttori: nel ciclocross si usano prevalentemente gruppi da strada (o al massimo Gravel) che escono di fabbrica con la configurazione doppia, nella Mtb invece al giorno d’oggi non esistono più gruppi di alta gamma che offrono questa possibilità. Come detto, infatti, la doppia si è fermata circa dieci anni fa nella Mtb e le produzioni non sono più state aggiornate.
Avere una doppia corona all’anteriore però permette ancora di avere più combinazioni di rapporto, nonostante il monocorona consenta comunque di avere lo stesso sviluppo metrico minimo e massimo.

Per le lunghe distanze del Marathon la doppia potrebbe ritrovare senso, in quanto avere il giusto rapporto in ogni occasione (non sempre semplice con il mono) può essere determinante, più di quanto lo è in una gara XC, dove la trasmissione è anche più stressata per i continui e violenti rilanci. Per l’Enduro è ancor più difficile dirlo: avere più possibilità potrebbe sicuramente far comodo nei trasferimenti tra una P.S. e l’altra, ma in discesa la doppia non sembrerebbe così determinante.

Al giorno d’oggi sono ancora molti tra il pubblico amatoriale a preferire la doppia e se il ritorno di fiamma c’è stato nel CX, dove fango e imprevisti non mancano, chissà che ciò non avvenga anche nella Mtb.












