FlexPivot e carbonio intelligente: la flessione che diventa sospensione

Carbonio
Foderi FlexPivot
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Il carbonio è un materiale straordinario. Negli ultimi decenni ha rivoluzionato il mondo del ciclismo: con le sue proprietà intrinseche, come la leggerezza, la rigidità e la possibilità di essere modellato in forme complesse, ha permesso di realizzare telai e componenti sempre più performanti. Ma a passare inosservata è spesso un’altra caratteristica fondamentale: la capacità di assorbire le vibrazioni e di flettersi in modo controllato. Questa flessibilità, lungi dall’essere un limite, può trasformarsi in un punto di forza se sfruttata con intelligenza progettuale.

Come funziona FlexPivot: tecnologia basata sullo sfruttare sulle proprietà del carbonio?

Proprio su questo concetto si fonda la tecnologia FlexPivot, introdotta da Cannondale con il precedente modello di Scalpel e tutt’ora presente su Scalpel (anche l’HT), Moterra e bici di altre categorie. Non si tratta semplicemente di un espediente estetico o di marketing, ma di un’interpretazione tecnica del comportamento del carbonio.

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Dubbi sulla resistenza non ce ne sono. Cannondale prevede FlexPivot anche nei modelli di punta di Moterra, e-Mtb con 150-160 mm di escursione

Spiegandola in breve, attraverso una laminazione studiata nei minimi dettagli, gli ingegneri sono riusciti a creare zone del telaio che si flettono in maniera controllata, nello specifico sostituendo i tradizionali giunti meccanici dei sistemi di sospensione con dei foderi bassi “schiacciati”. Il risultato è un carro posteriore capace di garantire il movimento necessario all’escursione della sospensione, senza ricorrere a perni, cuscinetti o snodi aggiuntivi.

Il vantaggio di questa soluzione è triplice. Da un lato si riduce il peso complessivo, perché vengono eliminati componenti metallici che inevitabilmente aggiungono grammi. Dall’altro, la continuità del materiale carbonioso consente una trasmissione delle forze più omogenea, migliorando la reattività della bici e al tempo stesso l’affidabilità nel lungo periodo. In pratica, il telaio diventa un unico corpo elastico, capace di assecondare i movimenti richiesti dalla sospensione senza punti deboli evidenti. E poi ci sono meno problemi, meno manutenzione, periodica e straordinaria.

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Il concetto di telaio “Softail” sfrutta spesso queste proprietà del carbonio, in posizioni differenti in base alle finalità. Idem per i componenti. In foto l’Orbea Alma iridata, con X-Fader centrale, di Andreassen
Cannodale sta facendo da apripista in questo nuovo mondo

Cannondale non è certamente l’unica azienda a lavorare sulla flessibilità del carbonio con FlexPivot (ricordiamo ad esempio i reggisella VCLS di Canyon, ma anche le ultime softail), ma è stata altrettanto certamente la prima su larga scala a portare questa filosofia all’interno del carro posteriore in maniera così evidente.

Insomma, la flessione controllata dei foderi bassi (resa possibile dalla laminazione del carbonio) è certamente un esempio lampante di come l’innovazione non passi solo attraverso l’aggiunta di nuovi componenti, ma anche e soprattutto attraverso un uso più intelligente di ciò che già si ha a disposizione. Il carbonio, in questo senso, è un materiale “vivo”: può essere plasmato non solo nella forma, ma anche nella funzione. Come abbiamo avuto modo di spiegare, fino a diventare anche parte integrante della cinematica della sospensione.