Jackson Goldstone è un pilota impressionante, questo è un dato di fatto. In questa stagione di Coppa del Mondo DH, l’atleta Santa Cruz Syndicate lo ha dimostrato ampiamente: è lui il numero uno.
Non a caso, infatti, è riuscito a portarsi a casa proprio il titolo delle World Series, con ben 5 successi soltanto nelle Finals. Senza contare la vittoria del titolo iridato Downhill e la conquista della Redbull Hardline Tasmania Maydena.
Insomma, Jackson Goldstone – a soli 21 anni – ha già dei numeri da capogiro. Ma come riesce ad andare così forte?

Lo stile di guida: Jackson Goldstone “l’alieno”
Anzitutto bisogna dire che il Downhill è uno sport molto particolare. Si tratta di una somma di vari componenti: una bici perfetta, un fisico forte e una mente solida. Non vince chi pedala di più o chi stacca al limite, ma colui che commette meno errori e guida in modo più pulito.
Il Downhill, lo ripetiamo, è una somma di “caratteristiche”. Funziona un po’ come nel motorsport, una disciplina in cui per ottenere il “giro veloce” bisogna mettere insieme la migliore prestazione in ogni settore della pista.
In questo, Jackson è un mago. Goldstone, infatti, riesce a essere rapido in ogni feature tecnica che si può trovare in gara: dai rocky gardens, ai drop giganti, fino alle sezioni più ripide. E ad adattarsi velocemente nella polvere, così come nel fango.

Frenata, controllo e posizione in sella: il segreto della velocità
In frenata, Jackson Goldstone non commette mai errori. Fateci caso: è impossibile vederlo bloccare le ruote, scivolando o “sgommando” con il posteriore. In fase di decelerazione e impostazione di curva, il talento canadese è sempre “misurato” e preciso.
Anzi, spesso “anticipa” il braking point, per uscire dalle curve ancor più veloce. In altre situazioni, invece, è capace di lanciarsi nell’inserimento senza toccare minimamente il freno.
L’atleta Santa Cruz Syndicate è un maestro del controllo. Infatti, sa mantenere (ed è difficilissimo) una posizione di riding sempre molto centrale, lasciando danzare la bici sotto di sé.
A questo, unisce una mobilità fisica molto dinamica che lo porta a “saltare” di netto la maggior parte degli ostacoli.
In virtù del suo corpo minuto, del suo posizionamento in bici e della sua abilità di guida innata, Jackson Goldstone fa qualcosa che non vediamo compiere a nessun altro. E cioè “ollare” (da ollie = saltare in gergo tecnico mtb) anche laddove non vi sono salti veri e propri.
Che sia una radice, un sasso, o un anticipo per una curva: Jackson si “inventa” un kick su queste difficoltà naturali e lancia in aria la sua Santa Cruz.
Praticamente, osservando una sua run lo vediamo costantemente “pompare” con braccia e gambe sugli ammortizzatori, in modo da sfruttare ogni compressione del terreno per prendere e mantenere la velocità.
E attenzione: un rider così giovane e in questo stato di “grazia” sarà difficile da battere anche il prossimo anno. Ha una mentalità estremamente solida e un talento talmente cristallino da permettergli ogni gesto atletico “impressionante” con una naturalezza disarmante.














