A metà ottobre, nella località canadese Mont-Sainte-Anne, si è disputato l’ultimo round della Coppa del Mondo Downhill 2025. Un appuntamento storico che ha incoronato, per la prima volta in carriera, l’idolo di casa Jackson Goldstone. A quasi due mesi di distanza da quella finale, il francese Loïc Bruni è tornato a commentare quanto accaduto ai microfoni del podcast Just Ride di Red Bull.
Per il campione francese quella di Mont-Sainte-Anne rappresentava una tappa decisiva al termine di una stagione intensa, segnata da vittorie importanti e da un duello serratissimo proprio con Goldstone. Forte di 72 punti di vantaggio nella classifica generale, Bruni arrivava in Canada con i pronostici a favore: gli sarebbe infatti bastato un terzo posto anche in caso di vittoria del rivale. L’obiettivo era semplice e chiaro, chiudere al meglio l’anno e poi correre a casa per il momento più importante di tutti: la nascita imminente di sua figlia.
I piani di Bruni saltano dopo la caduta nella ricognizione della manche finale
Durante gli allenamenti liberi pre-discesa finale, però, Bruni rimane vittima di una caduta che gli provoca un ematoma profondo alla gamba. Non si tratta di un semplice colpo: la lesione gli impediva di piegare la gamba, spingere sui pedali o assorbire compressioni. Tutte condizioni fondamentali per una discesa a ritmo gara.

Nonostante questo, inizialmente Bruni non ha escluso di tentare comunque la run: restava teoricamente possibile venir giù in “modalità sopravvivenza”. Anche grazie al talento del francese, un modo per raccogliere un numero sufficienti di punti ci sarebbe stato, a condizione, però, che il canadese non avesse vinto.
La rinuncia finale definitiva arriva quando Goldstone fa realizzare il miglior tempo
Alla fine la decisione è arrivata nel modo più amaro. Quando Goldstone ha tagliato il traguardo, Bruni ha capito subito che quel tempo era irraggiungibile per lui in quelle condizioni. Guardando la prestazione del canadese, il transalpino ha realizzato che non c’erano più possibilità nemmeno di centrare il terzo posto. «Sapevo che era finita», ha raccontato.
A quel punto, insieme al team, ha scelto di fare le valigie e lasciare Mont-Sainte-Anne. Una scelta difficile, ma lucida: una resa sportiva dettata dal rispetto per se stesso e dalla consapevolezza che, con la gamba in quelle condizioni, sarebbe stato inutile e rischioso provare a scendere.

Le critiche social che non sono andate giù a Bruni
Dopo la decisione di non partecipare al podio e sparire dai radar, Bruni è stato duramente criticato: alcuni lo hanno accusato di mancanza di sportività o di “sparire alla prima difficoltà”. Nell’intervista per il podcast Just Ride, però, l’atleta di Specialized ha spiegato con chiarezza: «Non avevo nessuna possibilità di vincere a causa delle condizioni fisiche in cui versavo e rischiavo solamente di compromettere ulteriormente la mia salute solo per un podio che non sarebbe servito a nulla».
Bruni risponde anche a chi, vedendo il secondo posto del podio vuoto durante la premiazione, lo accusa di non essersi voluto presentare perché non accettava la sconfitta: «Se avessi potuto esserci, ci sarei stato. Purtroppo per scendere giù dalla pista senza la bici c’è voluto troppo tempo e la cerimonia non poteva aspettarmi. Ma non ho problemi ad arrivare secondo».
Lo sguardo del campione francese è già rivolto al futuro
Quella che doveva essere la chiusura trionfale di una stagione eccellente si è trasformata in una serie di colpi duri: dall’intervento chirurgico (necessario dopo la formazione di un coagulo) al dolore fisico e allo stress emotivo.
Bruni, però, non si abbatte: anzi, rilancia. Dice di sentirsi in un buon momento, riconosce che le nuove generazioni stanno alzando il livello, ma è convinto di avere ancora la velocità e la testa per competere per titoli importanti. Vuole tornare a lottare per il mondiale e sente che il tempo, da qui a tre anni (durata del suo contratto), gioca a suo favore.















