Eleonora Farina saluta la Downhill. Ripercorriamo i suoi migliori successi

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Eleonora Farina è stata un punto fisso della nazionale italiana (credit: Monica Gasbichler)
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Ci sono carriere che si misurano con il numero delle vittorie e altre che devono essere valutate per la capacità di rimanere ai massimi livelli per un’intera generazione. Quella di Eleonora Farina appartiene a entrambe, ma anche e soprattutto alla seconda categoria, grazie alla notevole durata nel tempo.

Qualche giorno fa la trentina ha salutato la Downhill agonistica dopo oltre un decennio trascorso stabilmente nella ristretta cerchia delle migliori interpreti internazionali della disciplina, lasciando un’eredità fatta di titoli europei, maglie tricolori, podi di Coppa del Mondo e, soprattutto, una vittoria “storica”, che va ben oltre la classifica: quella conquistata a Les Gets nel 2024. Era giusto dare lustro a questa carriera, e per questo nelle prossime righe ripercorreremo alcune tappe “fondamentali”.

Una carriera che inizia tardi, ma decolla presto

Il suo approccio alla Downhill non è stato quello di una predestinata. Farina ha iniziato a praticare seriamente la disciplina intorno ai 21 anni e si è affacciata sulla scena internazionale nel 2014. In un’epoca nella quale il livello della Downhill femminile stava crescendo rapidamente, ha saputo costruire il proprio percorso con una progressione costante, fino a trasformarsi da promessa italiana in una presenza abituale della top ten mondiale.

Il primo grande segnale è arrivato nel 2015. Farina conquista la medaglia di bronzo ai Campionati Europei di Wisła, in Polonia, e nello stesso anno vince la classifica generale dell’iXS European Downhill Cup. Non è un dettaglio secondario: l’iXS EDC rappresentava allora uno dei principali trampolini verso la Coppa del Mondo e Farina si impone nella classifica finale davanti a una concorrenza internazionale di alto livello. La vittoria nella serie continentale certifica così una crescita che, fino a quel momento, era stata soprattutto progressiva e silenziosa.

Il 2017 una delle migliori stagioni della trentina

Nel frattempo, anche in Coppa del Mondo comincia a scalare posizioni. Ma è il 2017 l’anno della definitiva consacrazione. A Sestola, in Italia, Eleonora Farina diventa campionessa europea Elite. È il primo dei suoi due titoli continentali e arriva al termine di una stagione nella quale la trentina dimostra una continuità impressionante anche nell’iXS European Downhill Cup, vincendo diverse prove. In quel periodo corre con il GB Rifar Mondraker, una delle formazioni che accompagneranno la sua crescita verso la piena maturità internazionale.

Quello stesso 2017 porta anche il risultato iridato che, ancora oggi, rappresenta il suo miglior piazzamento ai Campionati del Mondo. A Cairns, in Australia, Farina chiude quarta.

Il dominio in Italia e il passaggio ai team professionisti

E c’è un altro elemento che fotografa bene quel periodo: il dominio in Italia. Dal 2017 al 2020 Farina conquista quattro Campionati Italiani Elite consecutivi. Quattro maglie tricolori di fila, un risultato che la porta a diventare il riferimento della downhill femminile nazionale per un intero ciclo agonistico. Quella striscia di successi italiani è particolarmente significativa perché arriva in anni nei quali la downhill femminile nazionale dispone di una generazione molto competitiva.

Veronika Widmann, Alia Marcellini, Eleonora Farina e, successivamente, altre giovani atlete contribuiscono a mantenere alta la qualità della scena italiana. Farina, però, è quella che riesce a trasformare con maggiore continuità il rendimento nazionale in risultati internazionali.

Il passaggio nei team professionistici è una parte importante della sua storia. Dopo l’esperienza con GB Rifar Mondraker, Farina diventa una delle colonne del progetto MS Mondraker, entrando in una struttura che negli anni ha rappresentato uno dei riferimenti della downhill internazionale.

2022 e 2023, due stagioni opposte e che lasceranno il segno in maniera diversa

Il 2022 rappresenta probabilmente il punto più alto della sua continuità in Coppa del Mondo. Farina sale sul podio in tre occasioni, con tre terzi posti a Leogang, Lenzerheide e Mont-Sainte-Anne, e conclude la classifica generale al quinto posto. Non vince ancora una gara, ma mette insieme una stagione di regolarità assoluta, dimostrando di essere una delle atlete più affidabili del circuito.

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6 luglio 2024, che giornata (credit: @jackiericecakes)

Poi arriva il 2023, una stagione particolare. Un infortunio alla clavicola a maggio condiziona l’avvio dell’annata e Farina riesce a disputare soltanto tre prove di Coppa del Mondo. Eppure, proprio in una stagione così complicata, trova uno dei risultati più prestigiosi della sua carriera. A Les Menuires conquista poi il secondo titolo europeo Elite della sua carriera.

Il risultato più prestigioso: il successo in Coppa del Mondo a Les Gets

Nel 2024 cambia ancora il contesto di squadra. Il progetto MS, dopo la conclusione del rapporto con Mondraker, torna a legarsi a Intense dando vita alla formazione MS Intense Racing. Ed è proprio con questa nuova squadra che arriva il risultato che mancava alla sua carriera.

Les Gets, 6 luglio 2024. Pioggia, terreno difficile, condizioni mutevoli e una pista che, quando diventa scivolosa, può trasformarsi in una lotteria. Farina scende e trova la combinazione perfetta tra velocità, precisione e controllo. Vince la gara Elite femminile della Coppa del Mondo e conquista finalmente quel successo che per anni le era sfuggito. È la sua prima vittoria nella massima serie, ma anche un risultato storico per il downhill italiano: prima di lei, per trovare una vittoria italiana in Coppa del Mondo Elite bisogna tornare a Giovanna Bonazzi, protagonista negli anni Novanta.

Dal successo, saltiamo fino al gran finale, quindi, arrivato quasi naturalmente sulla pista che più di ogni altra poteva rappresentare il legame tra Farina e la sua terra: la Black Snake di Val di Sole. Nella finale iridata ha chiuso al 26° posto, ma il risultato passa inevitabilmente in secondo piano rispetto al significato di quella discesa: era l’ultima, davvero l’ultima.

Forse non poteva esserci luogo migliore per dire addio, anche se questo, con il mondo della Downhill, potrebbe rivelarsi un semplice arrivederci.