Capoliveri Legend Cup, Melis spiega lo stop nel 2027: «Serve un ricambio generazionale, così non possiamo andare avanti»

Melis
A sinistra nella foto Maurizio Melis, organizzatore della Capoliveri Legend Cup (credit: A. Zanardi)
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La Capoliveri Legend Cup non si correrà nel 2027. Una decisione che ha inevitabilmente sorpreso il mondo della mountain bike, soprattutto dopo gli importanti numeri fatti registrare dalla manifestazione elbana nelle ultime edizioni. Dietro lo stop, però, non ci sarebbero problemi economici né una mancanza di sostegno da parte delle istituzioni. A pesare sono soprattutto la stanchezza del gruppo storico, la difficoltà nel trovare un ricambio generazionale e la mole di lavoro necessaria per organizzare un evento ormai arrivato a standard molto elevati.

A spiegare nel dettaglio i motivi della scelta è Maurizio Melis, uno dei principali artefici della crescita della Capoliveri Legend Cup, che racconta le difficoltà affrontate negli ultimi anni, ma apre comunque una porta al futuro: l’obiettivo, qualora si riesca a costruire un nuovo gruppo organizzativo, potrebbe essere quello di riportare la gara in calendario nel 2028.

Maurizio, partiamo dalla decisione che ha fatto più rumore: perché la Capoliveri Legend Cup non si correrà nel 2027?

«È una situazione che arriva da lontano. Negli ultimi anni, soprattutto dopo il Mondiale del 2021, siamo entrati progressivamente in sofferenza dal punto di vista organizzativo. Gli allestimenti e gli adempimenti aumentano continuamente e, anche se nel tempo abbiamo acquisito grande professionalità, tutto questo è sempre avvenuto a discapito del nostro tempo libero e delle nostre famiglie. Il problema principale è che il nostro è un gruppo che nel frattempo è invecchiato. Quando abbiamo cominciato avevamo tra i 45 e i 55 anni, oggi alcuni si avvicinano ai 70. Non siamo riusciti a creare quel ricambio generazionale di cui avremmo avuto bisogno».

Quindi non si tratta soltanto dell’organizzazione della gara in sé?

«No, perché dietro la Legend Cup c’è molto altro. Noi ci occupiamo anche di tutta la rete sentieristica costruita e sviluppata in questi anni. Mantenerla comporta un grandissimo sacrificio, soprattutto durante il periodo invernale. Il Comune negli ultimi anni ci ha sostenuto attraverso una convenzione, ma non è sufficiente. Questi sentieri vengono utilizzati da tantissimi turisti durante tutto l’anno e credo che tutto il territorio debba prendere coscienza del loro valore. Non può essere tutto basato esclusivamente sul volontariato. Se arriva il maltempo pochi giorni prima della gara e danneggia i sentieri, come ci è già successo, dobbiamo rimboccarci le maniche e ricominciare praticamente da capo».

Quanto incidono invece gli aspetti burocratici e autorizzativi?

«Tantissimo. Ci sono questioni istituzionali, autorizzazioni e rapporti con i privati che richiedono tanto tempo. Bisogna continuamente trovare compromessi e assumersi responsabilità. Quando tutto questo viene fatto attraverso il volontariato, dopo un po’ inizi inevitabilmente a chiederti chi te lo faccia fare. Noi nella vita facciamo altri lavori. Organizzare una manifestazione di questo livello richiede sempre più competenze, conoscenze e soprattutto tempo. Arrivi praticamente ad annullarti per riuscire a seguire tutto».

C’è quindi anche una tua volontà personale di fare un passo indietro?

«Sì. È già da circa un anno che avevo manifestato questa volontà. Avrei voluto trovare qualcuno che potesse prendere il mio posto, accompagnarlo inizialmente e poi lasciare che il nuovo direttivo diventasse indipendente, anche perché è giusto che chi arriva abbia le proprie idee, i propri obiettivi e un proprio modo di lavorare. Il problema è che oggi i ragazzi più giovani presenti nell’associazione non se la sentono di prendere in mano una gara con un’eredità così importante. Allo stesso tempo, non possiamo continuare a chiedere determinati sacrifici alle persone del gruppo storico».

Nella decisione ci sono anche motivazioni economiche?

«No, questo voglio chiarirlo. La nostra è un’associazione sana e non abbiamo mai avuto particolari problematiche economiche. Le amministrazioni comunali ci hanno sempre sostenuto, sia economicamente sia dal punto di vista logistico, mettendo a disposizione mezzi, personale e strutture. Il problema è un altro: molte cose riusciamo a farle perché ce le facciamo da soli. Se dovessimo acquistare esternamente tutti quei servizi, i costi della manifestazione salirebbero enormemente».

Quanto vale oggi organizzare una Capoliveri Legend Cup?

«La manifestazione ha un giro che si aggira intorno ai 300 mila euro all’anno, ma all’interno di quella cifra non viene conteggiato tutto il lavoro che facciamo personalmente. Bisognerebbe chiedersi quanto varrebbe economicamente il lavoro di tutti i volontari. Noi abbiamo sempre cercato anche di mantenere contenuto il costo dell’iscrizione. Venire all’Elba comporta già delle spese importanti: traghetto, carburante, autostrada e albergo. Non volevamo mettere ulteriormente in difficoltà chi decideva di partecipare».

Dalle tue parole emerge soprattutto una grande stanchezza.

«Sì, ma attenzione: non è venuta meno la passione. Quando però la passione comincia a trasformarsi in sacrificio continuo, bisogna fermarsi un momento. Io da solo non posso fare tutto. Abbiamo bisogno di ricambio, di persone più giovani che possano occuparsi degli aspetti burocratici e tecnici e, allo stesso tempo, abbiamo bisogno che il territorio si faccia maggiormente carico della manutenzione dei sentieri. Quella rete ormai rappresenta un vero indotto turistico indipendentemente dalla gara. Ci sono tantissimi stranieri che vengono all’Elba appositamente per andare in bicicletta».

Capoliveri Legend Cup
Partenza della Capoliveri Legend Cup (credit: wisthaler.com)

Quanto ha inciso nell’aumentare la fatica l’ingresso nei grandi circuiti internazionali come la HERO?

«Negli ultimi anni abbiamo sempre provato ad alzare l’asticella. Abbiamo organizzato il Mondiale, gli Internazionali d’Italia e poi siamo entrati anche nel circuito di Coppa del Mondo. È stata una grande opportunità, ma ha significato anche maggiori richieste in termini di contratti, visibilità, modalità organizzative e allestimenti. Probabilmente in alcuni casi ci siamo anche un po’ snaturati, ma abbiamo sempre scelto di provare a fare qualcosa in più. Forse adesso è semplicemente arrivato il momento di respirare».

Nel 2024 la Capoliveri Legend Cup si era già fermata. È una situazione simile?

«Nel 2024 ci eravamo fermati soprattutto per cercare un supporto differente nella gestione della sentieristica. Da lì è nata la convenzione con il Comune, che ci consente di affidare alcuni lavori a ditte esterne. Ci siamo però accorti che nemmeno questo basta, perché lavorare su un sentiero da mountain bike non significa semplicemente tagliare l’erba o allargare un passaggio. Ci sono interventi specifici e alla fine siamo comunque costretti a intervenire direttamente. Quello che ci auguriamo è che il Comune riesca a prendere sempre più in carico questa parte, liberando le nostre risorse umane per permetterci eventualmente di tornare a concentrarci sugli eventi».

La Legend Cup può quindi tornare dopo il 2027?

«Io non chiudo assolutamente quella porta. Ho dedicato quasi vent’anni della mia vita a questa manifestazione e credo che siamo riusciti a farla crescere fino a farla diventare, negli ultimi anni, una delle gare più importanti d’Italia per numero di iscritti e partecipanti. Il mio desiderio sarebbe quello di trasmettere tutta questa esperienza a un nuovo gruppo. Avevamo alcuni ragazzi intenzionati a portare avanti il progetto e inizialmente avremmo dovuto annunciare proprio il nuovo direttivo. Poi si sono un po’ spaventati davanti alla mole di lavoro e hanno fatto un passo indietro».

Qual è quindi il prossimo passaggio?

«Dobbiamo innanzitutto riuscire a costruire un nuovo direttivo. Quello attuale si è dimesso e stiamo semplicemente portando avanti l’ordinaria amministrazione. Se non riuscissimo a formare un nuovo direttivo, il rischio sarebbe addirittura quello di dover sciogliere l’associazione e perdere anche i diritti sportivi acquisiti nel corso degli anni. L’obiettivo è ritrovarci nei prossimi mesi e capire se esistono le condizioni per costruire un gruppo nuovo. Un anno di lavoro potrebbe permetterci di pensare al ritorno della manifestazione nel 2028, ma è ancora troppo presto per parlarne».

E tu quale ruolo avresti in un’eventuale ripartenza?

«Non da presidente. È una promessa che ho fatto anche alla mia famiglia. Ho bisogno di staccare un po’, anche per ritrovare maggiore serenità. Organizzare una manifestazione come la Legend Cup comporta pressioni enormi: autorizzazioni che tardano, rapporti con i privati, questioni economiche e amministrative. Arrivi a non dormire la notte e a portarti dietro tutto questo anche nella vita privata. A un certo punto bisogna pensare anche alla propria salute».

Quindi il 2027 potrebbe essere soltanto uno stop, ma non necessariamente un addio.

«Lo speriamo. Le aspettative sulla Capoliveri Legend Cup ormai sono alte. Se si deciderà di rifare nuovamente la gara, bisognerà essere sicuri di poterla fare come l’abbiamo sempre fatta. Preferisco fermarmi piuttosto che organizzare qualcosa al di sotto del livello raggiunto in questi anni. L’affetto che abbiamo ricevuto dopo l’annuncio ci ha fatto capire ancora una volta quanto questa manifestazione sia entrata nel cuore delle persone. Io sarò sicuramente uno dei suoi più grandi sostenitori, ma dopo tanti anni da responsabile è arrivato il momento che il testimone passi a qualcun altro».