Numeri da record per il fuoristrada: il Gravel conquista gli amatori, l’XC per gli agonisti più evoluti

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Massimo Ghirotto dopo una lunga e prestigiosa carriera su strada è stato uno dei tecnici più apprezzati e più vincenti della mountain bike italiana: Ora è il presidente della commissione federale del fuoristrada, ma è il primo a “ridimensionare” il suo ruolo.
«Interpreto il mio ruolo più da tecnico che da politico – afferma – e penso anche che il lavoro della commissione non è il frutto del presidente ma di una commissione che lavora con il prezioso contributo di tutti».

  • Alla fine della seconda stagione in questo ruolo, qual è il bilancio che si può tracciare per il settore?
  • Un bilancio molto positivo perché c’è un dinamismo che nel mondo della bicicletta non ha eguali. Ci sono tante novità con fenomeni nuovi emergenti che non solo rendono il settore vivace, ma permettono a ciascun appassionato di poter interpretare il ciclismo nel modo che più gli è congeniale. E lo confermano i numeri.
  • Quali numeri?
  • Nel numero dei tesserati il fuoristrada la fa da padrone. Vuoi per la sicurezza di chi pedala fuori strada, vuoi per il gravel, i numeri dei tesserati crescono continuamente.
  • Cosa pensa del gravel?
  • Il gravel è una disciplina che ha incontrato un immediato gradimento e le dimensioni della crescita sono confermate dall’effettuazione della prima edizione dei campionati del mondo. C’è bisogno di tempo per capire quanto potrà affermarsi, ma a livello cicloturistico ha decisamente preso piede.
  • Non pensa che la moltiplicazione di specialità finisca per indebolire le discipline olimpiche del fuoristrada che vedono frazionarsi sempre di più i praticanti?
  • A livello amatoriale il problema non si pone. Probabilmente è vero che gli amatori frequentano sempre di meno il cross country che è diventato una specialità molto tecnica e richiede abilità di un certo livello. Ma, ripeto, a livello amatoriale conta soprattutto che la gente coltivi la sua passione come meglio crede e nel modo più rispondente alle proprie capacità ed ai propri desideri. Diverso è il discorso agonistico.
  • Alcuni tecnici lamentano la difficoltà di certi percorsi anche per le categorie giovanili. Difficoltà che spesso provocano infortuni e perdita di capitale umano.
  • C’è del vero in queste osservazioni. I percorsi sono sempre più specialistici ed il fatto che vi è una forte tendenza a costruire percorsi artificiali spesso li rende ancora più complicati.
  • Non si potrebbe regolamentare la materia soprattutto per le categorie giovanili?
  • Si può fare tutto, ma penso che è un bene che fin da giovani ci si abitui a percorsi molto tecnici. Certe qualità di guida bisogna acquisirle subito. Io credo che sia un bene imparare prima possibile a gestire le difficoltà di questa disciplina, credo anche però che certe prestazioni non vadano esasperate alla ricerca di risultati immediati. Solo se abituiamo i ragazzi da subito a cimentarsi su certi percorsi possiamo sperare di essere sempre più competitivi a livello internazionale.