Siamo nelle fasi clou della stagione del marathon con il campionato italiano che si correrà questo sabato e il Mondiale che si correrà la settimana successiva, in Scozia. Tra i protagonisti c’è anche Diego Rosa, è uno dei favoriti. Il ciclista piemontese è uno di quegli stradisti che, ad un certo punto della loro carriera, hanno deciso di cambiare disciplina e di passare alle granfondo. In questa sua prima stagione da biker è riuscito a raccogliere diversi risultati di prestigio, come il quinto posto nella prova di Coppa del Mondo di Finale Ligure (gara in cui purtroppo si è anche infortunato a causa di una caduta), che inevitabilmente hanno alimentato le sue ambizioni di indossare la maglia di campione italiano. Già l’anno scorso partecipò alla prova tricolore e, nonostante avesse corso il Giro d’Italia un mese e mezzo prima, ottenne un ottimo sesto posto. Inoltre proprio all’inizio di questa stagione definì la gara di domani come il suo grande obiettivo.
Sei riuscito a recuperare dall’infortunio?
«Sì, per recuperare ci voleva solo un po’ di tempo, erano due costole rotte e una incrinata, per questo sono riuscito ad allenarmi bene su strada. Sono già rientrato a correre alla Dolomiti Superbike e lì è andata bene (quinto posto ndr). Le sensazioni sono buone, anche se il livello in Italia è molto alto quindi non sarà semplice».
Sei già riuscito a provare il percorso?
«Ci sono andato in ritiro con la nazionale due settimane fa e lo abbiamo provato. Il percorso è un po’ anomalo e mi dispiace sia così perché, per come la penso io, da stradista, i campionati nazionali, del mondo ed europei sono equiparabili alle classiche monumento, quindi si dovrebbero superare i 100 km di distanza. Le gare di coppa del mondo sono tutte tarate sui 100 km, quindi mi aspettavo un italiano così. Comunque, nonostante manchino 30 km per arrivare ai 100 km, è un percorso durissimo e sarà selettivo. Le lunghe salite e le discese non tecniche presenti nel percorso si adattano sicuramente alle mie caratteristiche».
Con che obiettivi arrivi a questo campionato italiano?
«Bisogna sicuramente migliorare la posizione dell’anno scorso altrimenti perderei dei punti e già sono pochi (e ride ndr). Comunque un’idea me la sono fatta, sono sempre tra i corridori lì davanti quindi sarei felice di tornare a casa con un podio. Se andrò più piano pazienza, è una gara come un’altra».
Con che bici correrai la prova di sabato?
«Con la Epic World Cup, da quando è arrivata lei non sono più salito sulla S-Works Epic Evo».

Adotterai qualche scelta tecnica diversa dal solito?
«Sì, abbiamo avuto diversi problemi di foratura a causa delle discese molto veloci e sporche, sassose. Per questo metterò la mousse anche nella ruota anteriore e mi porterò un nastro nero per eventuali tagli dei copertoni sulla spalla, sperando sia più per scaramanzia che per altro. Inoltre monterò il 34 davanti invece che il classico 36».
Da inizio anno quali aspetti hai migliorato in gara?
«A livello tecnico non sono ancora riuscito a colmare delle lacune causate dai dieci anni di strada, nonostante io stia migliorando nei tratti tecnici. Oltre a questo quando sono passato alla mtb non sapevo cosa aspettarmi dalle gare, come gestirle ad esempio. Adesso però sto imparando a conoscere gli avversari: un conto è conoscerli di nome, un conto è sapere come si muovono in corsa. Per questo sto iniziando ad avere una migliore visione della gara, inizio a sapere chi posso lasciar andare o chi in certi tratti può essere più pericoloso».
Quali sono i vantaggi dell’essere stato stradista invece?
«Sicuramente avere nelle gambe dei Giri d’Italia o delle stagioni su strada mi permette di recuperare meglio dopo le gare. Inoltre nel finale di gara dovrei avere un calo minore rispetto agli altri anche se, del resto, perdo sempre tempo in discesa. È sempre un dare e avere».

Com’è stato poter rivestire la maglia azzurra all’Europeo?
«È strano, io ho corso sia nella nazionale XC U23 che in quella su strada per le Olimpiadi di Rio ed adesso anche in quella marathon. Indossare la maglia azzurra è sempre qualcosa di piacevole e ti dà tanta motivazione. L’anno scorso quando ho detto che sarei passato in mtb qualcuno mi ha dato anche del pazzo, invece adesso mi sto divertendo e mi sto togliendo delle soddisfazioni».
Cosa hai pensato quando hai scoperto di aver corso l’Europeo da infortunato?
«Lo immaginavo, la caduta non è stata troppo seria ma quando se ne è andato il mal di gambe ed è rimasta la botta ho capito che qualcosa non andasse. Il problema è che la convocazione per questi eventi arriva 2 giorni prima della partenza, e l’Europeo era subito dopo la Coppa del Mondo a Finale Ligure. Inoltre ho bucato l’anteriore, cosa che non mi succede mai, proprio perché non riuscivo ad alzarla. Col senno di poi era una gara che sarebbe stato meglio non correre ma non sapevo di essermi fatto così male».














