Per Nicole Pesse, ventunenne valdostana, non c’è niente di meglio che respirare l’aria di casa. Per questo motivo è ripartita nel 2023 con RDR Italia Factory Team, che l’aveva accompagnata alla conquista dei due Campionati italiani nella categoria Juniores. Dopo la sfortunata parentesi con il Team Ktm Protek Elettrosystem, non c’era altra possibilità: per tornare competitiva, doveva per forza ripartire da lì, dove il sogno sembrava essersi interrotto. Dopo tanti, tantissimi mesi lontana dalle gare, è tornata la pace ed i risultati dell’ultimo mese lo confermano: terza al Campionato Italiano, prima alla Fischer Cup, tredicesima e quindicesima nelle gare XCC ed XCO della recente prova di Coppa del Mondo di Andorra. Nicole Pesse c’è, c’è ancora.

Partiamo dallo scorso weekend, sei soddisfatta?
«E’ stata la mia migliore gara in Coppa del Mondo di sempre, non posso che essere contenta. Ad Andorra tutto si è allineato: sono partita bene, le gambe giravano ed il meteo mi ha aiutato. I sentieri erano impegnativi e naturali, come quelli della mia Valle d’Aosta. Dopo l’incidente di La Thuile e la frattura del seno mascellare, pensavo di aver chiuso la mia stagione. Invece, eccomi ancora qua».
Hai utlizzato una bici molto particolare, completamente artigianale.
«E’ una RDR Ares 2.1, costruita a mano a pochi chilometri da casa mia. È stata assemblata con componenti di altissimo livello: i cerchi sono Damil, la guarnitura Leonardi, le coperture Pirelli. E’ una bici italianissima, fatta eccezione per il gruppo Sram e le sospensioni DT Suisse. Queste, però, sono preparate da Gallo Moto, che ha fatto davvero un ottimo lavoro di tuning. La bici completa fa poco più di nove chili, un peso record per una full».

Come valuti la tua stagione fin qui?
«E’ stata la mia stagione della rinascita. Il 2022 per me non è mai iniziato: dopo aver contratto il Covid ad inizio anno, sono stata poco bene ed in accordo con la squadra ho deciso di sospendere momentaneamente l’attività. Sono ripartita a gennaio, piena di dubbi e senza grandi aspettative: ogni pedalata era come una vittoria. Però, ora non mi basta più: voglio migliorare ancora ed entrare nella top10 in Coppa del Mondo. Ci proverò a Les Gets, la mia ultima gara in Mtb per questa stagione».
Com’è stato ripartire dopo tanto tempo senza bici?
«Sicuramente non semplice. Otto mesi di stop richiedono tanta pazienza, ma la ripartenza è stato un processo bello e coinvolgente. Ho imparato tanto, più di quanto abbia fatto in tutti gli altri anni di ciclismo. Noi atleti viviamo in una sorta di bolla: solo una volta fermi, comprendiamo veramente cosa c’è al di fuori della bicicletta. Durante lo stop ho scoperto la bellezza della vita, che mi fa apprezzare ancor di più la mia avventura ciclistica. Mi sono fermata, ho riflettuto ed ho capito che la bici è il mio più grande amore».
A cosa ti sei dedicata in quel periodo?
«Ho ripreso a studiare, iscrivendomi al corso di Scienze della Comunicazione dell’Università di Torino. Ho scoperto la vita di tutti i giorni, quella che le altre ragazze della mia età fanno. Ho anche fatto la mia primissima esperienza lavorativa, imparando da zero il mestiere di cameriera. Ho provato tante nuove attività: tra i tentativi che ho fatto, ho scoperto l’arrampicata, che mi ha conquistata fin da subito e che tutt’ora pratico nelle giornate di riposo. Però, la cosa che mi è piaciuta di più è stata passare giornate in completa solitudine: in montagna, da sola, ho imparato ad apprezzare il silenzio, che insieme al tempo aggiusta ogni cosa. Insomma, stare lontano dai campi gara non è stato semplice, ma sono riuscita a voltare pagina molto velocemente».

E poi si è presentata la possibilità di ripartire con RDR. Un progetto valdostano, come te.
«Quella di RDR è per me una famiglia. Mi hanno riaperto le porte, sapendo che non sarebbe stato semplice rilanciarmi. Hanno creduto in me fin da subito e spero di averli ricambiati con gli ultimi risultati. Le parole per ringraziarli non saranno mai abbastanza. Lo stesso vale per i miei genitori e mio fratello, che mi hanno sempre supportato in ogni mia scelta, restandomi vicini anche nei momenti peggiori».
Che ruolo ha avuto la tua famiglia in un momento così particolare?
«Un ruolo chiave, senza dubbio. Loro sono stati sempre con me nei campi gara, quando ho vinto e quando ho perso. Mio fratello, ex-biker, è il mio allenatore da sempre. I miei genitori, per anni, hanno gestito il G.s. Lucchini, che è stata la mia squadra per più di dieci anni nelle categorie giovanili. Hanno vissuto tutto con me, nessuno mi conosce come loro. Anche questa volta sono stati fondamentali, trasmettendo serenità e dandomi al momento giusto la spinta per rialzarmi».

Quali sono ora i prossimi passi?
«Il ritorno sulla bici da ciclocross, prima di tutto. Ho chiuso la mia avventura crossistica agli inizi del 2022 con una medaglia d’argento al Campionato italiano. L’obiettivo per questa stagione è migliorare quel risultato e tornare a vestire il tricolore, che ho già indossato più volte nelle categorie giovanili. Per quest’inverno ho deciso di passare ad un team specializzato, che mi garantisce materiali e calendario di primissimo livello. Ancora non posso dire il nome, ma insieme faremo grandi cose, ne sono certa. Nel prossimo mese, dopo 4-5 giorni di riposo assoluto, mi dedicherò all’attività di fondo. Le prime gare mi serviranno per riprendere confidenza con la bici e ritrovare brillantezza: la forma arriverà più avanti».













