Gran parte delle tecnologie adottate nella progettazione di telai e componenti per mountain bike provengono dal settore motociclistico, dove gli investimenti sono più numerosi e di maggiore portata. In particolare, se si parla di sospensioni, non si può non far riferimento al “mondo moto”: quasi sempre le idee nascono e vengono sviluppate lì, prima di essere applicate alle due ruote “a pedali”. Tra queste tecnologie, però, ce n’è una che non ha avuto particolare successo nella Mountain Bike: stiamo parlando delle forcelle “upside-down”, o per meglio dire “a steli rovesciati”.

Queste sono un “must” nelle moto, ad oggi sarebbe impossibile pensare ai mezzi da competizione di MotoGp e MxGp senza steli rovesciati. Quello con la Mountain Bike, invece, è un amore mai sbocciato. L’ultimo prodotto di questo tipo, commercializzato ad ampio raggio, risale all’inizio del 2014.

Sembra ieri, eppure sono trascorsi quasi dieci anni da quando RockShox presentò l’innovativa RS-1, la prima forcella da Cross Country a steli rovesciati. Prima di essa c’erano già stati dei tentativi (soprattutto per bici da Downhill ed Enduro), ma quasi tutti risultarono fallimentari fin da subito.

Con questa nuova forcella dall’etimologia “epica” (RS-1 si chiamava il primissimo sistema sospensivo del brand americano), tutti (RockShox compresa) erano convinti della direzione che avrebbe preso il mercato. Una direzione “sottosopra”, ma così non fu: nonostante il clamore iniziale, la maggior parte dei top rider la utilizzarono in Coppa per poco tempo e furono relativamente pochi gli appassionati che la acquistarono per girarci nei sentieri. Restò in gamma per circa 3 anni, prima di sparire definitivamente.

Pesi e costi non contenuti (1.666 grammi e 1.658 euro di listino, circa 300 grammi in più e quasi il doppio del prezzo di una “tradizionale” SID) hanno sicuramente contribuito allo scarso successo, ma i problemi furono altri. Minore rigidità torsionale (dovuta all’assenza di archetto, impossibile da inserire in una steli rovesciati) e longitudinale (frenando con forza, si dice che lo stelo sinistro si muovesse avanti e indietro), sono fin da subito apparsi i suoi limiti più grandi.
Il sistema con perno “oversize”, progettato dai tecnici di RockShox, è risultato nei campi gara non sufficiente a contrastare l’assenza di un terzo vincolo d’incastro. Questo, inoltre, richiedeva l’acquisto di una nuova ruota anteriore o la sostituzione del mozzo standard con quello specifico: un’operazione sgradevole ed economicamente dispendiosa, che sicuramente ha allontanato molti potenziali acquirenti.
I rider di Coppa del Mondo, inoltre, non gradirono il movimento indipendente degli steli, che complicava e non di poco il cambio ruota nei momenti più concitati. Sull’estetica e sul funzionamento della RS-1, però, resta poco da dire, anche a distanza di anni: linee moderne, super-aggressive e un’ottima sensibilità agli urti. Chi l’ha provata per lunghi periodi ha confermato anche una maggiore durata nel tempo, grazie alla continua lubrificazione delle parti in “movimento” (l’olio tende a scendere per gravità) e alla lontananza degli steli da gomma e fango.
Ad oggi nessuna tra le grandi aziende ha tentato di sviluppare una nuova forcella a steli rovesciati, nonostante le grandi potenzialità che essa possiede: con materiali diversi da quelli della RS-1, alcuni “addetti ai lavori” dicono che sia possibile avere una steli rovesciati rigida e precisa. Grazie alla presenza di foderi vicino al tubo di sterzo, dove si concentrano la maggior parte delle sollecitazioni, una steli rovesciati costruita ad hoc e con nuovi materiali compositi potrebbe essere addirittura più rigida torsionalmente di una “classica” con archetto e offrire al contempo i vantaggi di una con massa non sospesa ridotta (su tutti minor peso e maggiore sensibilità agli urti). Inoltre, con i foderi posizionati in alto e senza archetto, lo sporco non si accumula e tende a cadere verso il basso: anche con il fango non ci sono problemi, ammortizzando gli steli si “autopuliscono”.

Al momento, però, Rock Shox sembra puntare su altro, con la presentazione della nuova SID e lo sviluppo delle elettroniche “Flight Attendant”. Idem Fox, focalizzata sul miglioramento meccanico delle “tradizionali” e fedele al trattamento Kashima. Gli steli rovesciati al momento non sembrano far parte dei loro progetti, né di quelli degli altri produttori. Resteranno un’esclusiva motociclistica? Chissà.















