Sagan e Schurter, le due leggende alla ricerca dell’ultima impresa

Peter Sagan impegnato nella prova olimpica di mountain bike di Rio 2016 (Photo: Getty Images).
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Settanta anni in due, tredici volte campioni del mondo in totale e troppe vittorie da sommare per contarle. Peter Sagan e Nino Schurter sono due leggende del ciclismo, se non dello sport in generale, che hanno già scritto pagine e pagine, forse addirittura libri, di storia. Hanno alzato le braccia al cielo così tante volte che per loro è diventata un’azione abitudinaria, come per noi alzarsi dal letto. Sono stati così tanto tempo con la maglia iridata addosso che oramai le loro basi azotate sono: adenina, timina, citosina, guanina, uracile e iridina. I colori di quella maglia (blu, rosso, nero, giallo, verde e bianco) fanno parte del loro DNA.

Hanno tante cose in comune Peter e Nino, ma una più di tutte li accomuna adesso: l’ultimo sogno. Sono alle fasi finali delle loro carriere, è innegabile purtroppo. Sagan ha lasciato la strada pochi mesi fa per tornare alla mountain bike. Schurter, invece, è sempre rimasto fedele alle ruote grasse. Per Peter questa potrebbe essere proprio l’ultima stagione agonistica prima del ritiro, per Nino non si sa. Difficilmente però lo vedremo correre per tante altre stagioni visti i suoi trentasette anni. Entrambi hanno comunque un ultimo obiettivo, quella fiamma che tiene ancora acceso il loro spirito agonistico: le Olimpiadi.

Per Nino quelle di Parigi sarebbero l’ennesima consacrazione. Lui ne ha già corse quattro (Pechino, Londra, Rio de Janeiro e Tokyo) riuscendo a salire su ogni gradino del podio, anche quello “virtuale” della medaglia di legno (proprio nell’ultima edizione). Per Sagan questa sarebbe la terza, ma la seconda in mountain bike. La prima l’ha fatta in bici da corsa a Londra nel 2012, arrivò solo trentaquattresimo. La seconda in Mtb, a Rio nel 2016, ma le cose non andarono come sperava. Attaccò insieme a Marco Aurelio Fontana ma poi bucò, dopo forò di nuovo. Alla fine concluse trentacinquesimo senza potersi giocare per davvero una medaglia olimpica.

Quell’anno un po’ tutti i fan della mountain bike si auguravano di poter vedere una battaglia che sarebbe stata storica: Schurter VS Sagan. Invece il sogno si spense a causa dei problemi meccanici dello slovacco e lì sembrò finire tutto. I due però sono rimasti amici e proprio per questo li abbiamo visti l’altro giorno allenarsi insieme in Sudafrica. Prima nelle storie dei due, poi in un post in collaborazione che li mostra allenarsi insieme sui trail nelle zone di Stellenbosch.

Peter Sagan e Nino Schurter che si allenano insieme in Sudafrica (video dai loro profili Instagram)

Amici oggi ma avversari domani, forse proprio rivali. Tutti e due hanno un ultimo sogno da realizzare: vincere una medaglia olimpica, quella d’oro preferibilmente. È il loro Sacro Graal. Per Peter sarebbe la prima medaglia olimpica, l’ultimo gioiello mancante nella sua corona. Per Nino sarebbe la quarta, l’ennesima dimostrazione di chi è Nino Schurter. Una vittoria contro i ragazzi della nuova generazione lo renderebbe ancora più grande di quanto è oggi, difficile da credere. Ha vinto ai tempi di Absalon, ha vinto ai tempi di Kulhavy. Se vincesse pure nell’era di Pidcock e van der Poel nessuno potrebbe non definirlo eterno. Per nessuno dei due però questa sfida è un’ossessione, l’hanno ripetuto più volte.

È innegabile però che per noi spettatori quest’ultima rincorsa ha un fascino particolare. Entrambi hanno vinto tutto, hanno ottenuto tutto. Hanno i soldi per vivere senza problemi fino alla pensione, hanno una famiglia con dei figli da crescere e da veder crescere. Hanno già le storie, anche troppe, da raccontare ai loro nipotini quando li avranno. Eppure entrambi sono là in Sudafrica, lontani dalle famiglie, per prepararsi ad affrontare l’ennesima sfida della loro carriera. Difficile dire perché lo fanno, forse non lo sanno neanche loro. Come quando Schumacher tornò in Mercedes a quaranta anni, come Marquez (dopo anni problematici tra cadute ed operazioni) cerca una nuova opportunità di vittoria su una Ducati, come Michael Jordan che dal basket passò al baseball e poi di nuovo al basket. Così come la Navratilova nel tennis o Muhammad Alì nel pugilato.

Tutti campioni alla ricerca di una nuova, forse ultima, impresa. Spinti da qualcosa che avevano (o che hanno) dentro, da qualcosa che non si può spiegare a parole. Una sorta di motore che andrebbe studiato, che tutto ciò che è normale lo rende speciale. Nino e Peter sono gli ennesimi campioni spinti da questo speciale motore, nessuno può sapere come finirà, se vinceranno o no, ma quella sarà solo la parte finale della storia. Prima c’è un percorso che importa più di tutto il resto. Mettersi in gioco ancora, è questo che conta.