Con le prime vere piogge, facciamo attenzione ai trails

Mountain bike
Il lavoro del trailbuilder è fondamentale anche per la "pulizia" del bosco. Oltre a sistemare i sentieri, mantengono in salute anche la natura circostante
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Tutti noi biker amiamo girare sui sentieri di casa: non c’è niente di meglio. Si inforca la mtb e si parte alla “riscoperta” dei luoghi della propria quotidianità, da un’altra prospettiva. E per noi appassionati, trovare i trail puliti e “tirati a lucido” è motivo d’orgoglio. Specialmente nei nostri luoghi del cuore.

Tuttavia, con l’arrivo delle prime piogge, al passaggio tra estate e autunno, c’è il rischio di solcarli e comprometterli irrimediabilmente. Come nei giorni che, purtroppo, stiamo vivendo adesso in gran parte della penisola. In che senso? Vediamolo insieme.

Sicuramente i rider più esperti ne saranno già al corrente, ma è un monito che vale la pena rinfrescare. Soprattutto, nel rispetto del lavoro di coloro che quei sentieri li custodiscono: i trail builders.

Un terreno così “segnato” compromette l’aderenza e la sicurezza.

Pioggia, fango e canali

A volte non si può stare lontani dalla propria mtb, nemmeno quando il tempo non è dei migliori. Cosa si può fare in questi casi? Di certo non è vietato andare a girare, tuttavia è bene osservare alcune accortezze.

Con la pioggia il terreno si bagna, allentandosi. Quando, poi, questa cade copiosa ne compromette l’integrità superficiale, mettendo a serio rischio tutte le strutture. Sponde, rampe e dossi perdono la propria consistenza, cedendo al peso dei passaggi.

Si formano canali e solchi nel terreno, ad ogni transito e ad ogni “bloccaggio” degli pneumatici. Chi è dotato di e-bike, a fronte di un maggior peso complessivo e una sezione di gomma più ampia, lascia un segno ancor più marcato.

Una passione, non un lavoro: il trail building

Insomma, c’è il rischio di vanificare il lavoro nella costruzione dei sentieri stessi. Costringendo poi i manutentori a ripetere più e più volte l’operazione di ripristino, mentre avrebbero potuto concentrare le loro energie in altri punti, magari più critici.

Ricordiamo che, nella maggior parte dei casi, stiamo parlando di volontari e associazioni no profit che – per passione – impiegano il loro tempo libero per massimizzare il divertimento (e la sicurezza) degli altri, sui sentieri. I trail builders sono “riders per i riders”.

Dunque attenzione e rispetto per il preziosissimo lavoro degli “elfi” nascosti del bosco.

Cosa si può fare? In primis ridurre la velocità ed evitare frenate brusche. Scegliere le linee più asciutte e valutare se valga la pena di appoggiarsi alle sponde, evitando eventuali frane.

Lo stesso vale per i salti. Oltre ad essere pericolosi perché più lenti, c’è anche il rischio che vengano compromessi una volta asciutti.

Rastrello, pala, attrezzi vari e tanta voglia di faticare. Questo è il lavoro dei trail builders.

Un’alternativa: la salita

Volendo ugualmente esercitarsi sulla tecnica di guida, in condizioni di bagnato, c’è un’alternativa alla discesa. I singletrack in salita rappresentano un valido sostituto, per mantenere un buon feeling senza compromettere troppo il lavoro dei trail builders.

In ogni caso, il consiglio cardine è sempre quello di adottare la massima prudenza.

E voi, come cambiate il vostro riding nei periodi più piovosi?