Alan Hatherly e Giant: l’evoluzione “down country” del cross country

Hatherly
Alan Hatherly in azione nella prova XCO del Mondiale di Crans-Montana 2025, nella quale ha trionfato (credit: UCI MTB)
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In una recente intervista, Alan Hatherly – due volte Campione del Mondo XCO – ha parlato del processo di test e sviluppo della sua Giant Anthem X. Un lavoro che è stato portato avanti, fin dal prototipo in alluminio, volgendo lo sguardo al futuro della disciplina. Dalle parole del sudafricano, è emerso con chiarezza come il panorama del cross country stia cambiando a grandi passi. Anzi, “giganti”. 

In particolare, ha insistito sull’utilità del sistema “FlipChip” e sulla probabile estensione del travel anteriore della forcella. In poche parole, il cross country starebbe andando sempre più in direzione “down country”. 

Per capirlo meglio, però, analizziamo da vicino la sua mtb

A ogni percorso il suo setup: Giant è pronta

Il moderno XCO, ormai, ci ha abituato ad un avvicinamento alla gara in stile “motoristico”. Infatti, nei giorni di “prove libere” del tracciato, ogni biker procede alla messa a punto della propria mtb: un procedimento indispensabile per adattare la bici alle caratteristiche tecniche del percorso.

Non si va soltanto alla ricerca delle giuste pressioni sul battistrada più adeguato, ma si regolano anche sospensioni, rapporti e geometrie. Esatto, geometrie: avete capito bene.

Proprio su questo tema, Hatherly è ritornato più volte, sottolineando l’importanza della tecnologia “FlipChip” in un mondo XC in così forte evoluzione. 

Giant Anthem
La Giant Anthem di Hatherly

“Flip-Chip”, a cosa serve?

L’analisi di Hatherly guarda ad un futuro di estrema personalizzazione. Il sistema FlipChip è l’esempio di come, anche un mezzo semplice come la bicicletta, stia mutuando concetti di messa a punto tipici delle corse automobilistiche e motociclistiche. 

Non si tratta di un semplice dettaglio, ma di una tecnologia che permette di alterare rapidamente la geometria del telaio per massimizzare l’efficienza della pedalata, o della guida, a seconda delle specifiche esigenze del tracciato. Hatherly stesso ha evidenziato come questa opzione sia fondamentale per ottenere il massimo da ogni percorso.

Il dispositivo FlipChip attuale consente di switchare tra due posizioni differenti: alta e bassa. In poche parole, si agisce direttamente sull’inclinazione del tubo sella così da ottenere una posizione più verticale o più inclinata, migliorando la reattività sui percorsi duri o la guidabilità su quelli più scorrevoli.

Le due anime del Flip-Chip: alto o basso?

La possibilità di variare il setup bici tra queste due opzioni trasforma la Giant Anthem X in pochi istanti: ogni gara ha le sue variabili e – di conseguenza – il suo assetto.

Posizione alta (tecnica e pedalata). Il campione sudafricano la predilige sui circuiti che richiedono la massima efficienza di pedalata nelle sezioni tecniche, come (ad esempio) Nové Město. Questa configurazione consente di anticipare la spinta e avere una migliore trazione anche in uscita di curva. Inoltre, Hatherly ha sottolineato quanto la posizione alta aiuta a cambiare rapidamente la direzione della bici nelle sezioni più “cattive”. Il risultato è una bicicletta più reattiva e scattante, perfetta per le gare che si decidono sui rilanci.

Posizione bassa (velocità e controllo). Quando la velocità aumenta e gli impatti si fanno sentire, come sui tracciati di Coppa del Mondo con grandi salti e sezioni ad alta velocità, il setup “basso” offre stabilità e controllo. Questa è la modalità “downhill-lite” della bici, essenziale per affrontare discese sempre più ardite in sicurezza.

Giant Anthem
Hatherly in azione all’ultimo Campionato del Mondo

Curiosità: 130 millimetri di travel anteriori, il futuro secondo Hatherly

La seconda rivelazione di Hatherly riguarda il futuro immediato della mtb XCO. A detta dell’iridato, l’evoluzione dei circuiti sta portando anche ad una maggiore escursione: 120 millimetri potrebbero non essere più sufficienti. Ecco perché la sua Giant Anthem X, di serie con travel da 120 mm, è però predisposta per l’utilizzo di una forcella 130 mm.

Questa non è una semplice possibilità, ma una chiara indicazione della direzione del mercato verso bici sempre più “universali”.

Necessità del tracciato. I percorsi moderni non sono solo salite e discese, ma un mix di salti, rocce artificiali e dislivelli estremi. Un travel 130 mm all’anteriore conferisce maggiore sicurezza e capacità di assorbimento, riducendo l’affaticamento del rider e permettendo velocità più alte nelle discese tecniche.

La versatilità perfetta. Il fatto che Anthem X sia progettata per funzionare in modo ottimale anche con una forcella più lunga è cruciale. Significa che il ciclista può scegliere, a seconda della gara, se optare per i 120 mm standard (più leggeri e pedalabili) o per i 130 mm (più aggressivi e votati al controllo), senza compromettere la cinematica o la geometria fondamentale della bici.

In sostanza, il campione sudafricano vede l’aumento del travel come un’opzione da valutare per affrontare la crescente difficoltà dei tracciati. L’analisi tecnica fornita da Alan Hatherly sulla Giant Anthem X definisce chiaramente la traiettoria in cui si sta dirigendo la moderna mtb. Non si tratta più solo di forza fisica o resistenza, ma di ingegneria di precisione applicata alla performance