Tecnica di guida: come “alleggerire” il peso per guidare più forte

Goldstone
Jackson Goldstone, leader della classifica generale, in azione a La Thuile (credit: UCI MTB)
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Dopo ogni uscita, è sempre la solita storia: analizzando il proprio stile, qua e là, c’è sempre qualcosa che potrebbe essere corretto. E allora già si pensa al giro successivo, pianificando un nuovo assalto al tempo di quel trail che tanto ci piace. Oppure si ripassano nella mente i gesti tecnici dell’amico più bravo, mentre si cercano online consigli facili che possano migliorare il proprio riding.

Se questa situazione è simile alla vostra, allora, siete nel posto giusto! Cari amici di Mtb Magazine, oggi vediamo come “alleggerire” il peso sulla bici vi potrà permettere di guidare più forte.

L’analisi dell’errore…
Andiamo con ordine: cosa significa “alleggerire”? Per capirlo, analizziamo ciò che vogliamo evitare.

Lo scenario è questo: siamo in discesa, il terreno è smosso e ci sono svariati ciottoli grossolani che continuano a colpire sotto le ruote. Supponiamo di essere in posizione corretta (piuttosto centrale e con i talloni abbassati) ma sentiamo continuamente rimbalzare il posteriore. …E magari anche qualche cerchionata! Così, finiamo per “appesantire” il davanti, rimbalzando su ogni colpo e sentendoci rigidi, sia sul manubrio che in frenata.

…per non sbagliare più!
Questo è il momento di riprendere il controllo, iniziando a sollevare il peso dalla mtb. Ma come si fa?
Ritorniamo nella stessa situazione di discesa. Stavolta, però, restiamo ben solidi sulle braccia e sulle gambe, innescando un movimento di “su e giù” che parte da gomiti e talloni. “Schiacciando” e, successivamente, “decomprimendo” la bici in modo costante, sarà facile prendere il ritmo sugli ostacoli, senza decelerare negli impatti. Con questo continuo “copiare” del corpo, quasi come se fossero tanti piccoli bunny-hop, si guadagnerà fluidità ed efficacia.

Leogang
Jackson Goldstone in azione a Leogang (credit: UC MTB)

Una skill di derivazione downhill.
Qualche esempio? Prendete a riferimento gli atleti downhill: guardate come spingono e sollevano continuamente la mtb.
Questo movimento “stantuffante” serve proprio a decomprimere la bici dalle asperità del terreno, facilitandone – col corpo – la scorrevolezza anche sui punti più insidiosi. In questo modo, non si perderà velocità, nè si subiranno impuntamenti o colpi di frusta.

Al contrario, infatti, restare “passivi” sui trails che presentano molti colpi in successione, aumenta il lavoro delle sospensioni che subiscono sia il peso del rider, che le compressioni del terreno.

Repetita iuvant.
Insomma, deve essere sempre un lavoro sinergico tra biker e mountainbike: l’uno è l’estensione dell’altra. Non preoccupatevi se le prime volte sarà difficile eseguire il movimento, o se vi sentirete impacciati: la naturalezza si acquisisce con la pratica.
…E i vostri cerchi ringrazieranno!