Nella mountain bike di alto livello ancora oggi lo sviluppo del prodotto non può prescindere dall’esperienza sul campo. I team continuano a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per trasformare al meglio le idee progettuali in macchine perfette. Soprattutto team “Factory”, che sono tutt’altro che soltanto una vetrina mediatica, e che potremmo azzardare definirli come veri e propri laboratori su ruote.
Atleti, tecnici e ingegneri lavorano a stretto contatto, testando materiali e soluzioni in una moltitudine di condizioni estreme e realistiche: cosa di più veritiero? Anche dalle informazioni raccolte dalle aziende, questi sono strumenti importantissimi, in primis in discipline che viaggiano velocissime come XC e Downhill, dove anche una variazione di pochi millimetri può incidere in modo significativo su sensazioni, ma soprattutto tempi sul cronometro (e ordini di arrivo).

L’esperienza degli atleti è dunque un fattore determinante. Rider con anni di gare alle spalle sono in genere in grado di fornire feedback estremamente precisi, traducendo sensazioni di guida in indicazioni tecniche utili allo sviluppo del mezzo. Questo tipo di contributo è difficilmente quantificabile, ma rappresenta un valore aggiunto enorme, soprattutto per i marchi che non possono contare su grandi strutture industriali o su cicli di sviluppo molto lunghi.
Atherton Factory Racing Team
Il feedback dei rider “ufficiali” (che spesso e volentieri si prestano come tester/collaudatori) accelera i processi decisionali, riduce gli errori progettuali e permette di affinare il prodotto in tempi relativamente brevi, dando una prima validazione alle soluzioni direttamente sul campo di gara. Un esempio lampante? La famiglia Atherton, che tra l’altro in questi giorni ha presentato il nuovo roster del proprio team (Charlie Hatton, Luke Wayman ed Elise Empey e il nuovo arrivo Malik Boatwright): il progetto Atherton Bikes (qui una presentazione recente) è nato attorno all’esperienza agonistica di una delle famiglie più vincenti nella storia del downhill e all’omonimo team.

Oggi sembrerebbe che queste bici “spaziali”, con tubi in carbonio (o alluminio) e giunzioni in titanio, stiano riscuotendo un buon (meritato) successo. La gamma è sempre più ampia (anche quella delle taglie), con tantissime varianti di bici da Trail, Enduro e Downhill. In questo caso, per quanto riguarda l’esperienza, la base di partenza diciamolo, già era ottima, considerando i fratelli “iridati” Gee, Dan e Rachel, ma sicuramente il confronto con grandi campioni odierni sta contribuendo a rendere le bici sempre più performanti.
Nel settore, il loro progetto, non a a caso, sta diventando un riferimento. Unisce utile a dilettevole. Team aiuta brand, brand aiuta team e quanto tutto è in casa, ancor meglio. Perché, come già detto e ridetto in passato, non c’è test di laboratorio che tenga: il racing resta il banco di prova più severo.













