Raggi in carbonio, la nuova tendenza su strada: arriverà anche in Mtb?

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Le Roval Control World Cup, ad esempio, lanciate sul mercato ormai da tempo, prevedono questa soluzione. Ma sono un granello di sabbia nel deserto
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Nel ciclismo le innovazioni raramente scompaiono davvero, piuttosto attraversano fasi alterne, cambiano forma, evolvono e, a distanza di anni, possono tornare protagoniste. È il caso dei raggi in carbonio, una soluzione tecnica che sembrava essere stata accantonata e che oggi sta vivendo una nuova fase di interesse, soprattutto nel ciclismo su strada.

Perché i raggi in carbonio non hanno ancora preso nella mountain bike?

Negli ultimi mesi, infatti, abbiamo assistito a un ritorno sempre più evidente di questa tecnologia ai massimi livelli. Dalle ruote prototipo utilizzate da Mathieu Van der Poel, alle nuove proposte Oquo utilizzate dal Team Lotto-Intermarché, fino alle Enve sotto la bici di Tadej Pogačar e compagni: i raggi in carbonio sono tornati a far parlare di sé, e non si tratta di soluzioni monoblocco (qui un approfondimento in comparazione alle tessili), ma di ruote assemblate in modo tradizionale, con mozzo, cerchio e raggi distinti. I vantaggi, almeno sulla carta, sono chiari e ben noti. I raggi in carbonio permettono di migliorare l’aerodinamica. Offrono inoltre un contenimento del peso e, soprattutto, una maggiore rigidità complessiva della ruota (a metà tra una classica una monoblocco). Questo può tradursi in una trasmissione della potenza più diretta e in una risposta più pronta nelle fasi di accelerazione. Non è un caso che questa soluzione stia tornando nel ciclismo professionistico, dove ogni dettaglio può fare la differenza.

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Anche l’innesto dei raggi sul mozzo cambia

Ma se su strada il ritorno sembra ormai avviato, la situazione in ambito Mtb appare decisamente più cauta. Le ruote con raggi in carbonio, infatti, anni fa venivano proposte (pensiamo ad esempio a certi modelli della Mavic), ma oggi sono piuttosto rare nel fuoristrada, anche se si guarda al panorama delle competizioni di alto livello. L’unico esempio arriva dal team Specialized Factory, che usa ruote Roval Control (SL o World Cup, qui la presentazione di queste). Oltre a questo caso, però, le presenze sono limitate, se non nulle.

Le ragioni di questa diffusione più lenta possono essere diverse. L’ambiente della mountain bike è notoriamente più severo rispetto alla strada: impatti, vibrazioni, torsioni e sollecitazioni laterali mettono a dura prova ogni componente. In questo contesto, la robustezza e la facilità di riparazione restano fattori fondamentali. I raggi tradizionali in metallo, in caso di rottura, sono relativamente semplici da sostituire, mentre soluzioni più avanzate potrebbero richiedere interventi più complessi.

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E i raggi tessili? L’attenzione si sta forse spostando su altro

I raggi sono una parte delicatissima della bici

C’è poi un altro aspetto da considerare: la sensibilità di guida. In Mtb, a differenza della strada, una certa capacità di assorbimento e una flessibilità controllata possono rappresentare un vantaggio, soprattutto sui terreni più tecnici. Una ruota eccessivamente rigida potrebbe risultare meno gestibile, rendendo la guida più nervosa e meno confortevole. Ed è anche per questo motivo che alcuni atti equipaggiati da Scott non usino le tanto dibattute Syncros Silverio SL.

E il futuro? Negli anni scorsi si era parlato molto anche di raggi tessili, una soluzione ancora più radicale, capace di combinare leggerezza e capacità di assorbimento, che tuttavia, dopo una prima fase di sperimentazione, sempre in una fase di stallo. Ma anche questo ritorno dei raggi in carbonio resta tutto da decifrare, per capire se questa nuova ondata riuscirà a conquistare anche il mondo della mountain bike.