Dopo una stagione complicata, tra mononucleosi e incertezze sul futuro, nel 2026 Chiara Teocchi ha ritrovato continuità e risultati. Il nuovo capitolo con il BH-Coloma Team e una preparazione invernale finalmente lineare hanno rilanciato le sue ambizioni. Dopo un marzo ricco di successi, mentre stava a Finale Ligure per finire la preparazione in vista della prima tappa di Coppa del Mondo, l’abbiamo disturbata per una piacevole chiacchierata in cui Chiara si è raccontata, tra sensazioni ritrovate e obiettivi importanti per la nuova stagione.
Come procede la preparazione?
«Sono a Finale Ligure, come faccio sempre un paio di settimane prima dell’inizio della Coppa del Mondo. È un posto dove mi piace sempre venire quando devo preparare appuntamenti importanti, perché riesco davvero a lavorare bene: il clima è favorevole, i percorsi sono perfetti e ho tutto quello che mi serve per allenarmi con qualità. Riesco a gestire bene i tempi e a curare ogni dettaglio della preparazione».
Il nuovo anno ha portato una novità importante in un momento delicato della tua carriera: il cambio di squadra.
«Non è stato un passaggio semplice, perché a fine ottobre ho ricevuto la conferma che il mio vecchio team (il Lapierre Racing Unity, ndr) avrebbe chiuso. Era qualcosa che si intuiva, ma non c’era la certezza, anzi si pensava che alla fine si riuscisse ad andare avanti con altri sponsor. Invece non è andata così e trovarsi senza squadra in quel periodo è complicato, perché molte formazioni avevano già definito i roster. Ho contattato diverse squadre, ma allo stesso tempo avevo già in mente questa soluzione, perché conoscevo l’ambiente. Con BH-Coloma siamo riusciti a trovare un accordo in tempi molto rapidi e questo per me ha fatto la differenza, anche perché vuol dire che c’è molto fiducia in me e che mi volevano sul serio».

E, visti anche i risultati di inizio stagione, si può già dire che la scelta si è rivelata giusta.
«Sì, assolutamente. Il team lo conoscevo già perché ha la sede a 5 minuti rispetto a dove vive Vlad (Dascalu, il suo ragazzo, ndr)e loro sono amici da una vita. Quindi è un ambiente non totalmente nuovo per me e dove mi sto trovando molto bene sia con lo staff che con i compagni. Questo mi permette di lavorare al meglio e si vede. Inoltre è un progetto che sta crescendo, quindi c’è tanto entusiasmo e voglia di fare bene».
Nonostante tutto ti aspettavi di partire così bene, o questi risultati hanno sorpreso un pochino anche te?
«Sapevo di aver lavorato bene durante l’inverno, quindi speravo di partire forte. Però ottenere tre vittorie consecutive e diversi podi è stato un segnale importante. Tornare a vincere gare internazionali, dove il livello è già molto alto, mi ha dato grande fiducia e mi ha fatto capire che sono sulla strada giusta».
Quanto ha inciso la preparazione invernale?
«Tantissimo. L’anno scorso, durante l’inverno, avevo contratto la mononucleosi e questo non mi ha permesso di fare una preparazione all’altezza, avendo ricadute su tutta la stagione. Sia a livello fisico, che mentale. Quella appena terminata, invece, è stata una preparazione molto positiva, senza intoppi e che oserei definire una delle migliori della mia carriera, se non la migliore. Abbiamo fatto un training camp di dieci giorni in Spagna già a dicembre, quindi ho potuto lavorare subito con la squadra e testare tutto. Ho trovato continuità negli allenamenti e questo si è visto poi nelle gare».

Anche il feeling con la bici sembra ottimo.
«Sì, mi sono trovata bene fin da subito. Le geometrie sono simili a quelle Orbea, bici con cui ho già corso e trovo molto bene. Le due fabbriche sono molto vicine, a neanche 15 minuti di distanza, e non vorrei che ogni tanto ci sia qualche fuga di notizie… scherzi a parte la bici mi è piaciuta molto da subito e l’adattamento è stato naturale. Ho provato entrambe le bici, sia la nuova BH Lynx SLS, che la BH Lynx Race, e sono entrambe molto adatte al mio stile di guida. Questo è un aspetto importante e che mi dà grande sicurezza, soprattutto nei tratti più tecnici».
Hai scelto di correre molto a inizio stagione e di non fare come hanno fatto molti tuoi colleghi, ossia di andare in Sudafrica per la preparazione. Come mai?
«Ho fatto questa scelta di rimanere tutto il tempo in Europa perché a me piace gareggiare: credo che fare più corse possibili sia il miglior modo per entrare in condizione e non soffro troppo i ritmi delle gare ravvicinate. Ho corso prevalentemente in Spagna, visto che il team e gran parte dei compagni sono spagnoli e quindi sarebbe stato scomodo spostare tutto lo staff in Italia solo per me. Poi qui c’erano tante corse belle e importanti, che mettevano in palio punti UCI e io volevo rientrare nella top 20 del ranking mondiale prima della Coppa del Mondo, così da partire in una posizione migliore già in Corea. Era un obiettivo importante e sono contenta di averlo raggiunto».
Quanto conta il supporto di Vlad? Dopo un anno difficile per entrambi, adesso state vivendo insieme un momento positivo
«Tantissimo. Non ho mai nascosto che da quando l’ho conosciuto è una delle mie motivazioni principali per andare avanti, soprattutto quando le cose non vanno. Ad esempio nel 2022, l’anno in cui ci siamo fidanzati, io stavo vivendo un periodo negativo, probabilmente il peggiore della mia carriera. Non dico che stavo per smettere con il cross country, ma quasi. È stato lui a darmi la forza necessaria per andare avanti e non mollare. Negli ultimi anni abbiamo vissuto momenti difficili entrambi, quindi ora è bello condividere anche quelli positivi. Sono molto contenta anche per lui e per il suo ritorno al successo. Per me è molto bello anche solo averlo di nuovo alle gare, poterci confrontare sui percorsi o sui dettagli tecnici, mi aiuta molto».


Il movimento italiano è in forte crescita, con tanti giovani emergenti, soprattutto in campo femminile. In questi anni tu, insieme a Martina Berta, sei stata uno dei fari principali della Nazionale, ma nei prossimi anni la competizione per la maglia azzurra aumenterà.
«È vero che non sono più giovanissima, ma negli ultimi anni diverse atlete hanno mostrato come ormai nella mountain bike non esiste più quella linea di demarcazione che fa definire “vecchio” un’atleta. Ultimamente abbiamo visto donne che, anche a ridosso se non addirittura superati i 30 anni, realizzano le migliori stagioni delle proprie carriere. Ogni anno è a sé, ne puoi avere una negativa e poi una migliore».
Nel 2025, nonostante tutto, Celestino ti ha portata al Mondiale, probabilmente perché sa che la scorsa è stata solo una stagione no.
«Sono ovviamente grata al ct e a Nadia De Negri che lo scorso anno, nonostante non arrivassero i risultati, hanno sempre creduto in me, portandomi al Mondiale. Magari, una mia mancata convocazione, mi avrebbe buttata ancora più giù, dandomi il colpo di grazia. Invece vedere questa loro fiducia in me, mi ha dato grande motivazione per ripartire già quest’inverno. In più io, nonostante abbia già realizzato un sogno partecipando a quella di Parigi, conservo ancora l’ambizione di poter correre ancora un’altra Olimpiade: quella di Los Angeles 2028. So bene che il nostro movimento è in crescita: Valentina (Corvi), Sara (Cortinovis), Greta (Seiwald), Giada (Specia), sono tutte grandi atlete. Poi c’è Martina (Berta), ma mancano ancora due anni e mezzo e tutto può succedere».
Mentre, guardando ai prossimi mesi quali sono i tuoi obiettivi per il 2026?
«Sicuramente tornare a stare davanti in Coppa del Mondo e non nego che mi piacerebbe ambire a piazzamento tra le prime tre, che in questa manifestazione mi manca. Non sarà facile, perché il livello è altissimo, ma soprattutto nello short track credo di potermi giocare le mie carte. Anche se la cosa più importante è quella di trovare una costanza di risultati».

Cosa ti aspetti dalla Coppa del Mondo? Lo scorso anno ci sono state diverse sorprese, soprattutto in campo femminile.
«Mi aspetto una stagione molto lunga e impegnativa, con un livello altissimo fin da subito. Non essendo un anno olimpico, credo che molte atlete punteranno in maniera seria sulla classifica generale. Quindi sarà importante partire forte e trovare subito una buona costanza di prestazione».
C’è un sogno nel cassetto che più degli altri vorresti realizzare?
«Vincere il campionato italiano. Non ho mai indossato la maglia di campionessa italiana elite, né in XCC, né in XCO. Questo è sicuramente una soddisfazione che mi voglio togliere al più presto. Negli ultimi anni ci sono andata molto vicina diverse volte. Basta vedere lo scorso anno, dove ho raccolto due secondi posti, entrambi perdendo il titolo in volata. Sono “l’eterna seconda dei Campionati Italiani” (ci scherza su Chiara, ndr). È una maglia che mi manca, che vorrei davvero conquistare e portare per un anno intero con grande orgoglio».













