Mancano ormai pochissime ore all’inizio della Coppa del Mondo di MTB 2026. Come ribadito anche ieri nella chiacchierata con Marco Aurelio Fontana, davanti a nostri occhi sta per aprirsi una delle stagioni più indecifrabili di sempre. Nuove tappe, atlete sempre più versatili tra strada e off-road e un livello competitivo in crescita rendono tutto assolutamente imprevedibile, ma di conseguenza altamente spettacolare.
Per capire cosa aspettarsi davvero, abbiamo intervistato Ilenia Lazzaro, ex professionista e da anni telecronista di Eurosport, per aiuto ad analisi di cosa aspettarci delle prove femminili di Coppa.
La stagione parte più tardi rispetto al passato. Ti convince questo cambiamento?
«Sì, personalmente lo trovo molto in linea con l’evoluzione del ciclismo moderno. Oggi le atlete non si concentrano più su una sola disciplina, ma dividono la stagione tra strada, ciclocross e mountain bike. Un calendario che parte più tardi permette di costruire meglio la preparazione e di scegliere obiettivi diversi. Per esempio quest’inverno abbiamo visto Jolanda Neff tornare a correre tanto in ciclocross, dove era anni che non la si vedeva più. Questo porta anche a strategie differenti: c’è chi arriva già competitivo e chi invece punta a crescere nel corso della stagione».

Questo approccio cambia anche le gerarchie in Coppa del Mondo?
«Assolutamente sì. Non tutte punteranno alla classifica generale, proprio perché gli impegni sono tanti. Vedremo atlete scegliere alcune tappe mirate, magari quelle più adatte alle loro caratteristiche o in funzione di altri obiettivi stagionali, che sempre più spesso le vedono coinvolte su più discipline».
La multidisciplina è ormai una realtà definitiva?
«Sì, ed è destinata a crescere ancora. Sempre più atlete alternano strada e MTB con successo. Questo rende il livello più alto, ma anche più imprevedibile, perché cambia continuamente il gruppo delle protagoniste».
La nuova tappa in Corea è una delle grandi novità. Che impressione ti dà?
«È una novità molto interessante e, direi, necessaria. La Coppa del Mondo ha ormai toccato tutti i continenti e mancava solo l’Asia. Inoltre, il mercato della mountain bike è fortissimo proprio lì, quindi ha senso anche dal punto di vista strategico. Mi auguro che non sia una presenza isolata, ma l’inizio di un progetto più strutturato negli anni».

A livello tecnico cosa dobbiamo aspettarci dal percorso?
«Dalle prime informazioni sembra un tracciato piuttosto duro, con tanto dislivello e caratteristiche più “old style”. Probabilmente sarà meno veloce e spettacolare rispetto al Brasile, ma più selettivo e adatto alle ragazze più resistenti. Questo potrebbe fare subito delle differenze importanti tra le atlete».
Bella la location nuova, ma considerando che il fulcro degli eventi di ciclismo in generale è l’Europa, una sola gara in un posto così lontano come Corea del Sud non rischia di essere un problema organizzativo?
«Decisamente. Anche perché una trasferta così lunga richiede investimenti importanti. Se ci fossero due gare nello stesso periodo, o degli eventi/fiere in stile Life Time Gran Prix, le squadre potrebbero ammortizzare meglio i costi e anche gestire meglio il jet lag. Così invece diventa una scelta più delicata».
E di conseguenza questo incide sulla partecipazione o meno di molte squadre e molti atleti
«Sicuramente. Alcune squadre e bikers, soprattutto chi non ha i punti per fare lo short track, valutano attentamente se vale la pena affrontare una trasferta del genere per una sola gara. Questo può ridurre il livello e il numero complessivo dei partenti».

Ampliando il discorso più in generale. Secondo te chi è la principale favorita per la Coppa del Mondo?
«Se devo fare un nome oggi, direi Jenny Rissveds. Ha esperienza, continuità e la capacità di gestire una stagione lunga. Se decide di fare tutte le tappe e parte forte, può costruire un vantaggio importante già nelle prime gare».
L’assenza di Samara Maxwell quanto cambia gli equilibri?
«Cambia parecchio. Era una delle atlete più costanti e rappresentava una vera alternativa alla svedese. Senza di lei manca una figura capace di stare sempre davanti e mettere pressione a Jenny».
Quali ragazze terrai maggiormente d’occhio quest’anno?
«Ci sono diversi nomi interessanti. Isabella Holmgren è una di quelle che potrebbe fare il passo definitivo, soprattutto nei percorsi più duri, dove può sfruttare le sue caratteristiche. Puck Pieterse resta sempre una certezza, anche se probabilmente non farà tutta la Coppa. Poi attenzione a Mona Mitterwallner: se le gare saranno davvero selettive, può essere protagonista».

Mentre da chi ti aspetti una stagione di riscatto?
«Laura Stigger è partita molto bene in questi primi mesi. In passato lei ha già dimostrato di poter essere molto competitiva quando trova continuità. Altro nome spendibile è quello di Haley Batten, atleta solida e sempre più costante, che potrebbe inserirsi con regolarità nelle posizioni di vertice. Sono profili diversi, ma entrambe hanno il potenziale per sorprendere soprattutto in una stagione così aperta».
E tra le italiane chi può emergere?
«Ci sono segnali positivi. Martina Berta sta dimostrando una buona condizione, battendo anche Rissveds in Francia. Chiara Teocchi ha costruito un calendario intelligente, dove ha raccolto ben tre successi. Seiwald è andata fortissima alla Cape Epic e ha fatto una preparazione molto buona in Sudafrica. Specia è tornata al successo sabato scorso dopo il brutto infortunio che le è costato tutto il 2025. In generale il livello si sta alzando e questo è un ottimo segnale per il movimento».
E poi c’è il nostro gioiellino, Valentina Corvi, campionessa in carica tra le U23. Cosa aspettarci da lei?
«Valentina sta facendo un percorso molto intelligente, senza bruciare le tappe, e moderno. Torna per un’altra stagione da U23 dopo il successo dello scorso anno con l’obiettivo di migliorare ancora per arrivare al grande salto nella categoria elite pronta e con basi molto più solide, di quanto già non lo siano. In più, sta migliorando molto anche su strada, dimostrando di avere un motore importante anche lì. Ha fatto delle scelte particolari, ma che ormai sono sempre più diffuse ai giorni d’oggi, soprattutto tra le più giovani. Il mio augurio è che lei possa continuare con questo percorso, che è senza dubbio quello giusto per poter arrivare il prossimo anno tra le elite e far bene da subito».












