Zanotti dopo Nové Město: «La prima top ten in Coppa mi ha tolto un peso. Ora correrò mentalmente più libero»

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Juri Zanotti in azione al Courmayer Event MTB (credit: Alessio Pederiva)
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In attesa di scoprire cosa ci attenderà il prossimo fine settimana a Leogang (dal 5 al 7 giugno), abbiamo deciso di provare a ripercorrere le prime due tappe di Coppa del Mondo, tra Corea del Sud e Nové Město, con Juri Zanotti. L’atleta del Wilier-Vittoria MTB Factory Team è stato sorpreso, come molti, dal brutto tempo che ha colpito il primo round asiatico della storia della Coppa del Mondo, ma si è poi rifatto con gli interessi in Repubblica Ceca.

Partiamo dalla tappa in Corea. Era una location nuova per tutti: che impressioni ti ha lasciato?

«Correre in una location nuova e su un percorso inedito è sempre molto bello e stimolante. Quella in Corea, però, è sicuramente una trasferta molto impegnativa, sia a livello energetico sia di costi per il team».

Forse si poteva fare più di una sola tappa nel continente asiatico come succedeva in Brasile?

«Sì. Sicuramente fare così tante ore di viaggio per disputare una sola gara è effettivamente un po’ uno spreco: sarebbe meglio avere due prove consecutive in Asia, così da ammortizzare il tempo necessario per adattarsi al fuso orario e recuperare dal jet lag. Alla fine siamo rimasti lì dieci giorni per correre soltanto un weekend, trovando anche condizioni molto particolari che hanno reso la gara piuttosto atipica rispetto a un classico cross country».

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Juri Zanotti mentre spinga sul fango coreano la sua bici (credit: Ross Bell)

Quanto vi ha sorpreso il tracciato fangoso?

«Sinceramente abbastanza. Anche perché in quei giorni non ha nemmeno piovuto in modo eccezionale: il problema era il terreno. Durante la settimana era molto secco, ma appena è arrivata un po’ d’acqua il fondo si è impregnato subito e sono emerse condizioni quasi impraticabili. Inoltre, c’erano tantissimi tratti in pendenza sui prati e pochissimo nel sottobosco, quindi abbiamo capito subito che sarebbe stata una gara molto diversa dal solito. Si correva parecchio a piedi, forse per oltre il 45% del percorso. È sembrata più corsa campestre che di mountain bike».

Che difficoltà hai riscontrato rispetto a una tappa europea o americana?

«Per noi corridori alla fine è stato abbastanza semplice adattarci, anche grazie al lavoro incredibile del team. Le difficoltà vere le hanno affrontate soprattutto i meccanici e tutto lo staff dietro le quinte».

Del tipo?

«I meccanici, ad esempio, avevano spazi molto più ridotti rispetto a quelli che abbiamo in Europa e lavoravano praticamente con un cavalletto e una borsa di attrezzi. Anche il nostro chef ha dovuto adattarsi, perché trovare certe materie prime lì non era semplice e quindi abbiamo mangiato magari più riso bianco o pasta al pomodoro del solito. Però devo dire che, nonostante tutto, Warner Bros ha fatto diversi passi avanti nell’organizzazione di eventi del genere e il nostro team è arrivato in Asia ben preparato. Ormai abbiamo tanta esperienza anche nelle trasferte extraeuropee e quindi tra noleggio mezzi, spostamenti e organizzazione generale siamo riusciti a gestire tutto abbastanza bene. Anche l’ospitalità dei locali è stata eccezionale e ci ha aiutato a rendere le cose più semplici».

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Juri Zanotti, atleta del Wilier-Vittoria MTB Factory Team (credit: Ross Bell)

A livello personale, quindi, non è stato il weekend che speravi.

«No, assolutamente. Ho fatto 27° nella short race e 41° nel cross country. Ero deluso perché sentivo di stare bene, ma era difficile capire davvero il mio stato di forma in una gara così anomala. Sono tornato a casa senza risposte, ma fortunatamente Nove Mesto mi ha confermato che la condizione c’era. Per questo sono stato felice di essermi riscattato subito. Anche perché la top ten in una prova Elite di Coppa del Mondo è un traguardo che inseguivo da tempo e a Nové Město è finalmente arrivata».

Che significato ha avuto il 9° posto di domenica?

«Non posso negare che sia un risultato che mi ha tolto un peso enorme da dosso. Sono al quinto anno tra gli Elite e questa top ten l’avevo sempre soltanto sfiorata. Finalmente è arrivata, in una gara molto dura e in condizioni ideali per tutti. Era un obiettivo che inseguivo da parecchio tempo e raggiungerlo mi fa sentire molto più leggero mentalmente».

Il percorso, spesso fangoso e colpito da piogge nei giorni della corsa, questa volta si è rivelato molto compatto e diverso dal solito, sorprendendo più di qualche atleta. Tu che scelte hai fatto?

«Storicamente Nove Mesto è una gara molto difficile, old school, dove devi trovare il ritmo giusto e non perdere mai velocità. Con i meccanici abbiamo lavorato parecchio sul setup. Ho modificato l’assetto dell’ammortizzatore aggiungendo un token nella camera negativa per avere una bici più bilanciata tra anteriore e posteriore. Anche sulla scelta delle gomme abbiamo ragionato molto: alla fine ho scelto le Mezcal perché mi davano più sicurezza nelle curve veloci e maggiore protezione contro le forature».

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Juri Zanotti ha raccolto un ottimo 9° posto a Nové Město (credit: Wilier-Vittoria)

Raggiunta la prima top ten, il prossimo passo è puntare a entrare nei primi 5?

«Mi piacerebbe dire che ormai sono un uomo da primi dieci posti, ma ogni gara ha una storia diversa. Quindi confermare costantemente questo tipo di risultati è difficile. Però sicuramente voglio dare continuità ai risultati e provare a entrare con più costanza tra i primi dieci. Se poi arriveranno anche delle top five, ancora meglio. Ora arrivano gare come Leogang e Lenzerheide, dove conta molto la gamba. Se stai bene, come ho dimostrato in Repubblica Ceca, si possono fare grandi cose».

Dove senti di poter migliorare ancora?

«Sicuramente nelle short race. Ormai contano tantissimo sia per i punti sia per la posizione di partenza nelle gare principali. A Nove Mesto sono partito troppo dietro e senza il giro di lancio si creano subito dei distacchi importanti. Oggi se perdi 30 secondi nel traffico iniziale rischi di compromettere tutta la gara».

Short track è però la disciplina di cui sei titolare della maglia tricolore che difenderai questo sabato a La Salle.

«L’obiettivo principale che ci siamo dati con il team è che la maglia resti in squadra. Luca (Braidot) non ci sarà, come neanche Elian (Paccagnella) per la categoria U23. Correremo solo io o Simo (Avondetto) e per il team non interessa chi vincerà, ma solo di riuscire a difendere il titolo. Mentre, a livello personale, sarebbe bellissimo riconfermarsi».

Courmayer Event MTB
Al Courmayer Event MTB il Wilier-Vittoria MTB Factory Team fa la voce grossa vincendo sia la prova maschile, che femminile Open (credit: Alessio Pederiva)

Avete già preparato una “strategia” con il team?

«Se sarà una gara tattica con Avondetto correremo di squadra, cercando di controllare eventuali attacchi dei rivali. Se sarà più fisica vedremo chi avrà più gambe nel finale. Gli avversari più pericolosi sono sicuramente Filippo (Fontana), che ha una buona gamba, e Gioele (Bertolini), che ha esperienza da vendere in queste gare. Penso che chi riuscirà ad attaccare nel momento decisivo avrà grandi possibilità di vincere. Io proverò a muovermi al momento giusto, perché la voglia di riconfermarmi c’è tutta. Indossare il tricolore è qualcosa di speciale».