De Cosmo: «L’argento agli Europei mi rende orgoglioso, ma dopo il bronzo dello scorso anno, correvo per la maglia»

De Cosmo
Gioele De Cosmo con la medaglia d'argento al collo, dopo il secondo posto conquistato a Ramales de la Victoria (credit: UEC)
Tempo di lettura: 3 minuti

Sabato scorso a Ramales de la Victoria, Gioele De Cosmo ha conquistato la medaglia d’argento al Campionato Europeo Marathon. Un risultato arrivato al termine di una preparazione condizionata dall’infortunio rimediato ai Campionati Italiani, ma affrontata con un unico obiettivo: indossare la maglia di campione europeo.

«Ormai sono quattro anni che ho lasciato il cross country per dedicarmi al marathon e sento di appartenere pienamente a questo ambiente. L’anno scorso avevo conquistato il bronzo europeo e quest’anno avevamo programmato questo appuntamento fin dall’inizio della stagione. Il percorso era molto tecnico e sapevo che poteva adattarsi alle mie caratteristiche».

Nonostante il secondo posto, De Cosmo non nasconde un pizzico di rammarico.

«Sono orgoglioso della medaglia, ma ero partito per vincere. Quando sono rimasto da solo con Valero me la sono giocata fino alla fine. Alla fine lui ne aveva di più e la maglia non è arrivata, ma ci riproverò il prossimo anno».

La strada verso l’Europeo non è stata semplice. La caduta ai Campionati Italiani aveva infatti messo seriamente in dubbio la tua partecipazione?

«Dopo l’infortunio non sapevamo quanto tempo sarebbe servito per recuperare. Quando abbiamo capito che potevo farcela avevo soltanto quattro settimane per prepararmi. Ho trascorso tre settimane in altura e poi ho completato il lavoro a casa pensando esclusivamente all’Europeo».

Quando ti fai male prima di un appuntamento così importante, ancora più dell’aspetto fisico, è la componente mentale a fare la differenza?

«L’aspetto più difficile è stato ritrovare subito un nuovo obiettivo dopo aver visto sfumare quello della maglia tricolore, su cui puntavo molto. Mi sono affidato al programma di allenamento, cercando di rispettare ogni passaggio. Alla fine ho avuto le giuste risposte e sono arrivato al via dell’Europeo convinto di poter competere per la vittoria».

Il weekend prima della prova continentale hai corso l’Andorra Epic, conquistando anche una tappa, quanto ti è stata utile? È lì che hai capito che avevi di nuovo la gamba per vincere?

«Venivo da cinque settimane senza gare a causa dell’infortunio. Ad Andorra ho ritrovato il ritmo gara e soprattutto ho recuperato fiducia nella guida, visto che il percorso era estremamente tecnico sia in salita sia in discesa. Le competizioni Epic come questa sono molto dure, ti fanno crescere tantissimo e rafforzano anche il rapporto con i compagni di squadra».

Infatti, nonostante fosse una gara ad alta quota, sia Andorra che l’Europeo erano prove molto tecniche.

«Si parlava tanto dei 3.000 metri di dislivello, ma la vera differenza l’hanno fatta i continui tratti tecnici. C’erano tantissime discese difficili, problemi meccanici e cadute. Servivano lucidità e capacità di guidare bene la bici, non soltanto forza in salita».

Archiviato l’Europeo, lo sguardo è già rivolto ai prossimi appuntamenti?

«Certamente. Domani sarò al Campionato Italiano di Cross Country. È l’unica prova XC che faccio ogni anno e ci torno sempre volentieri. Non avrò particolari obiettivi di risultato, ma mi piace esserci».

Dopo sabato rifiati qualche giorno?

«Sì. L’Italiano sarà l’ultima corsa del blocco di giugno/luglio. Successivamente farò un breve periodo di riposo prima di un nuovo ritiro in altura, che precederà la Swiss Epic e l’Europeo Gravel. Due prove che userò come avvicinamento al Mondiale Marathon».

Che ambizioni hai per la corsa iridata?

«Il Mondiale sarà in Italia e questo rappresenta una motivazione enorme. In passato sono entrato nella top ten mondiale, ma voglio provare a fare un ulteriore passo avanti».

Mentre per l’Europeo Gravel?

«Per me sarà un’esperienza completamente nuova. Non ho aspettative particolari, voglio imparare e capire una disciplina diversa. All’inizio sembrava una moda, oggi non lo è più. I grandi marchi stanno investendo molto e il livello competitivo cresce continuamente. Credo che nei prossimi anni tanti atleti marathon dovranno confrontarsi anche con questa disciplina».