Non è una novità, ma la tendenza è sempre più marcata, e questo è sotto gli occhi di tutti. Da anni il ciclismo assiste a un fenomeno preciso: gli specialisti delle discipline fuoristrada scelgono sempre più spesso di affacciarsi al ciclismo su strada, mentre il percorso inverso è diventato rarissimo.
Mountainbiker, ciclocrossisti (qui un approfondimento) e, più recentemente, anche “protagonisti e protagoniste del Gravel” (tra molte virgolette) stanno trovando nella strada un naturale completamento della propria carriera. Difficilmente, invece, si vedono corridori WorldTour fare il salto nelle discipline off-road, se non per singoli eventi o a fine carriera.

I motivi del cambiamento
Le motivazioni sono diverse e cambiano da atleta ad atleta. C’è chi cerca un calendario più ricco e strutturato durante gran parte dell’anno, chi vuole inserirsi in una squadra professionistica capace di offrire maggiori garanzie economiche e tecniche, chi semplicemente cerca nuovi stimoli dopo aver raggiunto i massimi risultati nella propria disciplina. Ma il risultato è sempre lo stesso: il flusso va quasi esclusivamente in una direzione.
Due esempi “lampanti”: Orts e Courtney
Negli ultimi giorni sono arrivati due esempi emblematici di questa evoluzione. Da una parte Felipe Orts, il miglior ciclocrossista spagnolo dell’ultimo decennio, che ha firmato con la Euskaltel–Euskadi per disputare l’intera stagione su strada senza però rinunciare al suo programma internazionale di ciclocross. Dall’altra Kate Courtney, ex campionessa del mondo di Cross Country e attuale iridata Marathon, che approda addirittura direttamente nel Women’s WorldTour con la FDJ-SUEZ.
Dal CX al mondo road…
Nel caso di Orts si tratta di un progetto innovativo. L’otto volte campione di Spagna vestirà i colori della Euskaltel-Euskadi da marzo a settembre, correndo regolarmente su strada all’interno della squadra professionistica. Con l’arrivo dell’autunno tornerà invece a concentrarsi sul ciclocross, mantenendo il proprio progetto personale ma sempre sotto l’ombrello della Fondazione Euskadi. Un modello che consente al corridore di avere una struttura stabile tutto l’anno e alla squadra di accumulare punti UCI anche durante la stagione invernale, quando gran parte delle formazioni su strada interrompe l’attività agonistica.

Dal XC alle gare di “durata”…
Diverso ma altrettanto significativo il percorso di Kate Courtney. Dopo aver conquistato il titolo mondiale XCO nel 2018 e quello Marathon nel 2025, l’americana ha progressivamente ampliato il proprio programma tra Marathon, Gravel e gare a tappe. I primi esperimenti su strada hanno dato risultati immediati: vittoria di tappa al Tour de Féminin in Repubblica Ceca e successo ai Campionati statunitensi. Prestazioni sufficienti per convincere una delle squadre più importanti del panorama femminile a offrirle un contratto fino al 2028.

Questione di “attitudine”
Entrambi i casi raccontano la stessa storia. Le qualità dimostrate (e forse anche sviluppate) nelle discipline off-road – capacità di affrontare percorsi tecnici, esplosività, gestione dello sforzo e abilità di guida – possono diventare oggi un valore aggiunto anche nel ciclismo su strada: sono le squadre stesse a crederci. Al contrario, per un corridore nato e cresciuto esclusivamente sull’asfalto, adattarsi alle esigenze tecniche di mountain bike o ciclocross richiede competenze molto più difficili da acquisire.
È anche per questo che il fenomeno continua a rafforzarsi. Ma così un sistema rischia di svuotarsi, a favore di un altro, che seppur nelle (grandi) difficoltà, può contare su un bacino ancora “ampio”. Ma la realtà è questa e sembra a senso unico, e difficilmente vedremo cambi di rotta.














