Il prossimo 30 agosto, lo storico tracciato della Val di Sole ospiterà il Campionato del Mondo XCO. Al centro dell’attenzione c’è ancora una volta lui: Mathieu Van der Poel. Dopo le recenti stagioni altalenanti in fuoristrada, l’Olandese Volante si presenta con una forma eccezionale. Ma basterà il talento per domare la mountain bike moderna?
Pensare al binomio tra Mathieu Van der Poel e il Campionato del Mondo MTB non è più così automatico come qualche stagione fa. Non si tratta di una mancanza di condizione fisica o di un affievolirsi del talento, quanto piuttosto di una metamorfosi della disciplina stessa. Mentre il ciclismo su strada e il ciclocross mantengono dinamiche e percorsi sostanzialmente codificati, il cross country moderno ha subito cambiamenti radicali.
Le geometrie delle biciclette e le innovazioni tecniche hanno stravolto il modo di interpretare la guida fuoristrada. Van der Poel, dal canto suo, non subisce passivamente questi cambiamenti: si trova anzi al centro degli sviluppi tecnologici di partner del calibro di Canyon, Pirelli e Shimano. I mezzi a sua disposizione sono al vertice del mercato. Ciò che attualmente manca all’olandese rispetto al suo passato in fuoristrada (che vanta, occorre ricordarlo, un titolo europeo XCO) è la pura e semplice affinità con il ritmo gara.

Il peso dell’assenza: allenamento vs gara
Allenarsi in mountain bike è un conto, gareggiare in Coppa del Mondo è un altro. Che si tratti di affrontare un tracciato downhill, una prova di Short Track o l’XCO, il fuoristrada moderno è un severo esercizio di precisione, ritmo sul giro, tecnica e lucidità sotto sforzo.
Gli errori commessi da Van der Poel nelle sue ultime apparizioni (incluso il complicato debutto mondiale della scorsa stagione, segnato da una caduta e dalla successiva difficoltà a ritrovare il giusto colpo di pedale) derivano proprio dalla prolungata lontananza dal circus internazionale. Un’assenza che pesa enormemente nella gestione delle dinamiche di gruppo e nell’automatismo dei gesti tecnici.
Val di Sole: un percorso cucito su misura?
Il Van der Poel dei giorni migliori non teme un tracciato come quello della Val di Sole, anzi, ci si esalta. Duro, nervoso, tecnico e guidato: è il terreno di caccia ideale per le sue caratteristiche. Nel ciclismo moderno, non esiste un atleta superiore all’olandese negli sforzi brevi e ripetuti entro i cinque minuti, un terreno dove riesce a surclassare persino l’altro scomodo rivale multidisciplinare, Tom Pidcock.

Un primo assaggio del potenziale reale di MvdP lo si avrà se, come preventivabile, prenderà il via nella prova XCC. Lo Short Track è una disciplina che sembra costruita su misura per la sua esplosività. Proprio da questa gara breve potrebbe arrivare l’iniezione di confidenza necessaria — e magari una maglia iridata che tolga pressione — per affrontare l’XCO con la giusta ispirazione. L’antipasto fondamentale sarà però la tappa di Les Gets: è lì che si decreterà il vero punto di partenza dell’olandese in vista dell’appuntamento iridato.
L’ultima vera occasione?
Occorre essere realisti: le probabilità di assistere a una rincorsa al titolo iridato MTB protratta fino al 2027 appaiono ridotte al lumicino, specialmente in caso di un ulteriore flop in terra trentina. Come ha recentemente dichiarato Alan Hatherly, attuale campione del mondo, padroneggiare l’arte della mountain bike in gara dopo un’intera stagione dedicata alla strada è un’impresa titanica.
Il talento dell’olandese (reduce da due straordinarie vittorie di tappa al Tour de France) non è in discussione, così come il suo peso mediatico: il suo nome nella start list fa ancora tremare i grandi specialisti delle ruote grasse. Per continuare a vederlo calcare i campi gara della mtb, tuttavia, servirà un risultato di peso. Il Mondiale in Val di Sole ha tutta l’aria di essere l’anno del “tutto o niente”.















