Nel Downhill c’è una regola che “stranamente” continua ad avere molto senso: per divertirsi davvero non serve necessariamente spendere una fortuna. Anzi, proprio nel Gravity l’acquisto di una bici usata, magari di qualche stagione fa, può ancora rappresentare una delle soluzioni più intelligenti.
Un check, un’eventuale revisione e, quando il tutto è ok, si può partire. Per chi frequenta bike park, salti e piste tecniche non è detto che una superbike da migliaia di euro sia la scelta più sensata. E l’usato, come detto, può essere un salvagente; tuttavia, anche il mercato del nuovo, si sta muovendo per offrire qualche soluzione accessibile, ma comunque all’altezza per la discesa.
Norco Torrent DH: la semplicità prima di tutto
Prendiamo l’esempio della nuova Norco Torrent DH, presentata qualche settimana fa. L’idea alla base della Torrent è quasi controcorrente rispetto alla tendenza: niente carbonio, niente sistemi cinematici complicati e soprattutto niente interminabili possibilità di regolazione. Il telaio è in alluminio, la sospensione posteriore utilizza un semplice schema a quattro bracci con Horst Link e l’escursione è di 200 mm sia davanti sia dietro. Le ruote sono differenziate, con una 29″ anteriore e una 27,5″ posteriore, mentre l’angolo di sterzo di 63° colloca la Torrent nel territorio delle moderne bici da Downhill senza renderla eccessivamente estrema.
Il risultato è una piattaforma pensata soprattutto per chi vuole una bici robusta e relativamente semplice con cui affrontare il park senza dover passare ore a cercare il set-up perfetto. Il passaggio dei cavi è esterno, quindi manutenzione e sostituzione dei componenti risultano immediate, e anche il sistema di sospensione segue una filosofia piuttosto tradizionale. Un robusto rocker monoblocco lavora con un RockShox Vivid e offre una buona risposta, sufficientemente sensibile nella prima parte della corsa ma capace di utilizzare i 200 mm senza arrivare facilmente a fondo corsa.
È proprio la semplicità uno degli aspetti più convincenti della Torrent. Non ci sono flip-chip da spostare, regolazioni cinematiche da interpretare o configurazioni geometriche da inseguire.
Il Downhill accessibile passa anche dal nuovo
Il prezzo è probabilmente il dato che più caratterizza il progetto. La bici completa viene proposta a 4.499 dollari, mentre il kit telaio con ammortizzatore costa 2.399 dollari. Sono cifre che, nel panorama delle moderne bici da Downhill in carbonio, risultano decisamente contenute.
La componentistica non è quella delle versioni top di gamma, ma comprende sospensioni RockShox, freni SRAM Maven e pneumatici Maxxis, con un allestimento che punta più alla funzionalità che al prestigio. Naturalmente il contenimento dei costi comporta qualche compromesso, ma la Torrent non vuole essere la miglior bici da Downhill possibile, vuole essere una bici da downhill semplice, robusta e accessibile.
E alla fine il confronto con l’usato diventa inevitabile. Una vecchia DH di alta gamma può ancora essere una scelta eccellente e, con un po’ di fortuna, permette di ottenere prestazioni notevoli spendendo molto meno. Ma bisogna mettere in conto usura di sospensioni, cuscinetti, ruote e trasmissione, oltre alla possibilità di dover sostituire componenti ormai difficili da reperire. Una bici nuova come la Torrent offre invece la tranquillità di partire da una piattaforma moderna, con componenti facilmente sostituibili e un progetto concepito per essere utilizzato senza troppi pensieri.
Per chi possiede già una buona Enduro e cerca una seconda bici da destinare esclusivamente al bike park, bici di questo tipo hanno quindi una logica precisa. Tu da che parte stai?
















