Martin Vidaurre è “diventato grande”: la stagione della definitiva consacrazione

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Martin Vidaurre (credit: UCI MTB)
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Martin Vidaurre è, finalmente, “diventato grande”. Sì, lo sappiamo bene: il cileno dello Specialized Factory Racing è sempre stato un fenomeno. D’altra parte, non si diventa Campioni del Mondo Under 23 per caso. Eppure, è un bel pezzo che, accanto al suo nome, continuiamo a sentire l’appellativo di “giovane promessa”.

Il motivo? Il suo talento cristallino è sbocciato prestissimo, ma non dimentichiamoci che Martin Vidaurre Kossmann è pur sempre un classe 2000.

Il leader indiscusso in Coppa del Mondo XCO

Cosa intendiamo dire quando affermiamo che “è diventato grande”? Che, se togliamo l’altro baby fenomeno Adrien Boichis, in questa stagione il sudamericano si è letteralmente sobbarcato tutti i risultati del marchio Specialized. Lo ha fatto finendo terzo sul podio della classifica generale di Coppa del Mondo XCO.

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Vidaurre trionfa nel XCC di Coppa del Mondo Lake Placid (credit: UCI MTB)

È stato estremamente, implacabilmente costante: una qualità che, dai tempi degli Under, forse non aveva più ritrovato. Che sia stata questa la stagione della sua consacrazione definitiva? Assolutamente sì. Di certo, in questo 2026 né Blevins né Koretzky sono stati all’altezza dei loro nomi e dei loro pesanti titoli. Ma passare dall’essere semplicemente “l’emergente” a riuscire a performare ad altissimi livelli per un’intera stagione, beh, il passo è decisamente lungo.

Tecnicamente inarrivabile e watt da campione

In quanto a guida, mettiamola così: Vidaurre non ha rivali. Nel peloton infuocato della Coppa del Mondo, il suo stile è una spanna (se non due) sopra la media. Da rider esuberante qual era, in queste stagioni è riuscito ad affinare il controllo e la tattica, imparando a “osare” solo quando strettamente necessario. Ne abbiamo avuto un assaggio clamoroso con la prova di forza alla Coppa del Mondo di Lake Placid, dove Vidaurre ha dominato l’XCC in modo magistrale.

Dal punto di vista della performance atletica, il cileno ha dimostrato senza mezzi termini di avere i watt da campione. E lo ha fatto vedere anche quando contava davvero, come a Soldier Hollow, dove ha trovato la stoccata giusta nel XCO, pur ottenendo a fine anno meno di quanto avrebbe realmente meritato. Tutti noi abbiamo ancora negli occhi quel podio mondiale sfumato a causa di un maledetto inconveniente meccanico. Ma si sa: questa è la MTB, meravigliosa e impietosa.

E nel 2027? Lo spettro delle ruote da 32″

Se pensiamo all’impegnativa alternanza road-mtb a cui deve sottostare Boichis, il quale peraltro commette ancora alcuni inevitabili errori di gioventù (impossibile dimenticare quella scivolata a un passo dalla vittoria a Lenzerheide), Martin Vidaurre è oggi la vera, grande bandiera di Specialized. Ha saputo trasformarsi, crescere e maturare senza perdere un briciolo della spettacolarità delle sue azioni. Il suo nome, lì davanti tra i primi, pesa: quando c’è, gli avversari lo sanno, e sanno che la sua presenza è incredibilmente scomoda.

American Continental Series
Martin Vidaurre Kossman in azione (credit: Claudio Olguín-Parra)

In più, l’evolversi dei percorsi, dei mezzi, i nuovi layout e l’incredibile velocità che hanno acquisito le gare, vanno sempre più incontro a quelle che sono le sue caratteristiche esplosive.

E adesso? Nonostante aleggi lo spettro delle ruote da 32″ sull’intero circus della Coppa del Mondo, i rider più forti resteranno sempre gli stessi. E anche se Specialized non si è ancora pronunciata (in quanto costruttore) sull’argomento “diametro maggiorato”, noi crediamo ciecamente che i “ruotoni” sapranno esaltare ancor di più le funamboliche doti di guida di Vidaurre.

Il verdetto in vista di questo 2027? Il campione cileno è già oggi uno dei candidati più quotati per la spietata caccia all’overall di Coppa del Mondo del prossimo anno. Voi che ne pensate?