Ci risiamo. Basta scorrere i commenti sotto qualsiasi post o articolo che parli del nuovo standard di ruote da 32 pollici per avere un déjà-vu grande quanto una casa. Sembra di essere tornati agli anni in cui l’industria ci proponeva il passaggio dalle 26″ (o dalle 27.5″) alle 29″.
Eppure, questa volta c’è una differenza fondamentale: il punto di partenza.

29” vs 32”: non è lo stesso salto nel buio
Quando il mondo della mountain bike ha abbandonato le 26″, lo ha fatto partendo da mezzi che, col senno di poi, erano tecnologicamente indietro, spesso derivati da concetti legati al mondo road. Oggi il panorama è diametralmente opposto. Le 29″ attuali sono dei missili terra-aria: scendono agilmente sotto i 10 kg, vantano escursioni da 120 mm capaci di copiare l’impossibile e integrano un’elettronica degna della Formula Uno. I paddock della Coppa del Mondo sono diventati veri e propri centri di ricerca e sviluppo. D’altronde, ciclismo significa Uomo + Macchina: per alzare l’asticella, l’allenamento umano non basta più, serve che anche il mezzo meccanico esplori nuovi limiti.
Le promesse delle 32 pollici sono le stesse di allora (maggiore inerzia, superamento degli ostacoli disarmante, controllo superiore), ma applicate a una tecnologia di base che è già rasente la perfezione.

L’effetto Formula Uno e lo scetticismo “da bar”
La critica più diffusa è: “Le 32 pollici non servono all’amatore, si va ovunque anche con le bici di oggi”. È un’osservazione vera, ma concettualmente sterile. È lo stesso scetticismo che ha accompagnato l’arrivo dei freni a disco o l’introduzione del reggisella telescopico. Ricordate i puristi del “io scendo ovunque con la mia 26, tubo sella dritto e freni v-brake”? Certo che scendevano. Il punto non è se si arriva in fondo al sentiero, ma come.
La tecnologia, estremizzando le performance, porta in dote sicurezza, stabilità e manovrabilità. Elementi che si traducono direttamente in una cosa sola: divertimento.
La Formula Uno non serve per andare a fare la spesa al supermercato, eppure la tecnologia sviluppata su quelle piste finisce nelle auto che guidiamo tutti i giorni. Lo stesso vale per la MTB. Un professionista in gara ha bisogno della 32 pollici per limare decimi di secondo su un rock garden: una volta che la tecnologia sarà affinata dai Pro, i vantaggi reali – e ce ne sono – ricadranno a pioggia sulla grande distribuzione. È l’evoluzione naturale, la stessa che ha trasformato i telefoni a conchiglia negli smartphone con cui stiamo leggendo questo articolo.

Il principio della BMX: a ogni terreno la sua ruota
C’è poi un altro aspetto fondamentale da considerare: avere il mezzo giusto per il terreno giusto è l’essenza stessa del pedalare, che si tratti di tirare i rapporti su strada, girare in un velodromo su pista, affrontare il fango del ciclocross o esplorare le strade bianche in gravel.
Pensiamo al mondo della BMX o del Dirt Jump. Nessun freestyler si sognerebbe mai di lamentarsi del fatto che la sua bici è scomoda per fare una Marathon XC o totalmente inadatta a una discesa di Downhill. Semplicemente, sa che quel mezzo è nato per fare quello. Punto. E che per fare altro, serve un’altra bici.
La 32 pollici va guardata con la stessa lente. Non è detto che debba per forza fare tutto o essere l’unica bici da possedere. A ognuno il suo, in base alle proprie esigenze.

Geometrie e l’eterno mito dei “giganti”
“La 32 è solo per chi è alto due metri”. Su questo punto, occorre fare pace con la matematica e con la storia. È la stessa identica accusa che veniva mossa alle prime 29 pollici, etichettate come “cancelli inguidabili” sui forum dell’epoca. Fa sorridere ripensandoci oggi, vero?
Se è innegabile che un raggio maggiore imponga delle sfide fisiche ai telaisti, è altrettanto vero che la 32 mantiene quote di lunghezza molto simili alle bici da 29″. Le geometrie moderne permettono di mantenere reach e impostazioni di guida proporzionate. Non è un formato esclusivo per i giganti, ma uno standard che richiederà semplicemente un’ingegnerizzazione diversa dei telai.

Questione di scelte (e di buon senso)
Tutto questo significa che domani dovremo buttare le nostre 29″? Assolutamente no. Le 29″ rappresentano oggi l’apice della tecnologia e non verranno sostituite in toto, perlomeno non nei primi anni.
Il passaggio al nuovo formato non deve essere una corsa all’oro obbligatoria. È una questione di esigenze personali. Pensiamo alla trasmissione: all’uscita del nuovo Shimano XTR, super leggero e votato al racing estremo, in molti abbiamo preferito montare un Deore XT. Perché? Perché per le nostre esigenze garantisce la stessa tecnologia ma con maggiore robustezza e meno manutenzione, a un prezzo più sensato.
La 32 pollici farà verosimilmente lo stesso percorso. Ci sarà chi ne avrà un bisogno disperato per il proprio stile di guida e chi preferirà l’agilità di una 29″. È la bellezza del nostro sport: avere a disposizione un ventaglio di opzioni per cucirsi addosso la bici perfetta. Demonizzare il progresso a prescindere, invece, è un film che abbiamo già visto. E sappiamo tutti come è andato a finire.














