ESCLUSIVA / Cortinovis: «Studio, corro, vinco. E adesso sogno i Giochi»

Sara Cortinovis
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Neanche vent’anni e già vincente. Molto più delle sue coetanee. Contando poi che le gare disputate da Sara Cortinovis tra le Under 23 del Cross Country si possono contare sulle dita delle mani, i risultati ottenuti fanno sognare tutti gli italiani appassionati di ciclismo, di mountain bike, di sport. Il 2024 sarà un anno speciale, è sempre così quando ci sono i Giochi. «Non sembra – dice Sara -, ma le Olimpiadi sono molto vicine». L’atleta di punta della Mtb azzurra, al momento, è Martina Berta. Ma al prossimo raduno, in Val di Sole, in agenda a fine mese, forse ci sarà anche Cortinovis. La road to Parigi, insomma, è cominciata. Sara però mette le mani avanti, niente è così facile quando ci sono di mezzo i cinque cerchi. «Sarà complicato arrivarci, ma mai dire mai. Sono una che non si accontenta. Anche se non vinco cerco di imparare qualcosa. Il resto lo deciderà il ct, sarà la nazionale a scegliere se portarmi o no. Gran parte del focus sarà sull’esperienza che farò. Poter dire di aver fatto le Olimpiadi a vent’anni è tanta roba, figurarsi vincerle».

Intanto è arrivato un bronzo a Lenzerheide.

«Era la seconda tappa di Coppa del Mondo, tra pochi giorni ci sarà la terza, a Leogang, in Austria. Mi sento pronta, voglio fare bene. Ovviamente sono contentissima per il podio a Lenzerheide, mi dà una grande carica, fiducia. Inutile dire che si iniziano a vedere i frutti di tanta preparazione, soprattutto nella tecnica della discesa che dovevo affinare».

Sara festeggia il terzo posto alla coppa del mondo di Lenzerheide dell’11 giugno.

Ma come è nato il tuo amore per la mtb?

«Tutto è cominciato che avevo otto anni. I miei genitori mi portarono a fare una vacanza in bicicletta seguendo le piste ciclabili fino a Strasburgo. Quando sono tornata ero letteralmente innamorata, così mio padre, che è sempre andato in bici, mi iscrisse a un team di mountain bike locale. Prima di questo sport ho fatto danza per diversi anni, ma non era la mia strada. Da quel viaggio si può dire che è cambiata la mia vita».

Eri già così forte?

«Macché. Alle gare arrivavo io insieme alla macchina di fine gara. Poi con il passare del tempo ho iniziato a superare una bambina, poi un’altra e un’altra ancora. Così mi sono tolta belle soddisfazioni e sono arrivata dove sono ora».

Non ti dicevano che questo è uno sport da maschi?

«Mai. Penso anche che la mia fortuna sia stata trovare in quella squadra di cui facevo parte all’inizio anche una mia amica. Il supporto degli amici è stato determinante, non è mai mancato, e così quello della mia famiglia, che per me è fondamentale. Avere la famiglia accanto significa avere qualcuno su cui contare: nei momenti più duri, quando le cose non sembrano andare, perché sono una spalla su cui appoggiarmi. Nei momenti belli perché gioiscono con me. E poi mi aiutano a mantenere i piedi per terra».

Le vittorie cambiano. Sei giovane, ma ne hai una che ti ha cambiata?

«Dico un podio: l’argento in Brasile. Era la mia prima volta di tante cose: la prima coppa del mondo, la prima gara da Under 23, la prima volta con il mio attuale team Santa Cruz FSA e la prima volta oltreoceano. E poi avere una squadra del genere è un lusso. È incredibile il passaggio che ho fatto, avere i fisioterapisti e i meccanici è tutta un’altra cosa».

Il podio in Brasile con Sara Cortinovis in argento.

Hai già dei rimpianti?

«Forse uno: il campionato Italiano dell’anno scorso. Proprio dalla partenza ho capito che non ce l’avrei fatta. Ma almeno mi sono conosciuta meglio sotto un altro punto di vista. Le gare sono sempre un ottimo spunto per imparare qualcosa di nuovo».

Giovane, donna, atleta. E sempre più immersa nel mondo del ciclismo. Come valuti la situazione del femminile?

«Negli ultimi anni, sia su strada che in mountain bike, la situazione sta migliorando anche grazie all’introduzione del salario minimo. Penso che adesso la disparità uomo-donna sia un po’ al pari degli altri mestieri. A livello di prestazione noto che le donne sono sempre di più di numero, infatti ad ogni gara c’è l’incognita che non si sa per certo chi vincerà. Ce ne sono tante, giovani e vincenti».

Ti sei diplomata da poco.

«È vero. L’anno scorso, in relazioni internazionali per il marketing. Ma non ho smesso di studiare, adesso sono iscritta all’università online. Ho cambiato indirizzo. Faccio scienze dell’alimentazione e gastronomia. Comunque giugno scorso non è stato per niente facile: avevo maturità e coppa del mondo insieme. I professori non capivano nemmeno bene cosa stessi facendo».

Sara si è diplomata a giugno 2022 in relazioni internazionali per il marketing.

Anche l’anno del covid non sarà stato facile. Tu sei di Bergamo.

«Sentire la mia città divenire l’epicentro è stato surreale. Per fortuna abito in una valle lontana dalla città e la mia famiglia non è stata toccata dal Covid. Il periodo chiusa in casa mi ha aiutato a riflettere molto sulle mie priorità. Era così tanta l’attesa di tornare in sella che ricordo ancora il giorno della prima uscita in bici: era il 4 maggio. E forse non è un caso se l’anno dopo, il 2021, per quanto riguarda le mie prestazioni è stato il migliore. Per ora, almeno».