Da quando ha smesso di correre su strada, Vincenzo Nibali fa quello che gli piace di più: corre dove vuole, e quando vuole. Come sapete, ha appena corso la Maratona delle Dolomiti. Ma prima lo avevamo visto alla Hero Sudtirol Dolomites, la marathon di Mtb più dura del mondo nel rapporto tra distanza percorsa (86 km) e dislivello da superare (4.500 metri). Il campione siciliano l’ha corsa con una Scott Scale RC chiudendo la prova in 5 ore 22 minuti e 32 secondi. Ma siete sicuri di sapere tutto del Nibali biker?
1 – La mountain bike è stato il primo amore di Vincenzo Nibali. «Era il 1998, l’anno di Pantani. Era novembre, e stavo per compiere 14 anni». Fu allora che nonna Carmela, la mamma di Salvatore che tutti chiamano Il Lupo, disse al piccolo Enzo che poteva scegliersi il regalo da grande. «Ti voglio comprare il motorino. Quale vuoi?». Enzo si era preparato una risposta, fu fulmineo. «Vorrei tanto una mountain bike, nonna». Carmela rimase perplessa. «E che cos’è ‘sta mauntebbàì?».
2 – Vincenzo ha cominciato a buttarla là qualche anno fa. «Quando smetto, magari comincio a correre in mountain bike». Erano anni che gli uomini del suo staff, che raccoglievano le confidenze di Vincenzo, parlavano di un futuro (agonistico) nella mountain bike una volta chiusa la carriera su strada: ne aveva parlato apertamente Paolo Slongo quando era il suo allenatore; ne parlava Emilio Magni, il medico che lo ha seguito nelle sue squadre; ne parlava Michele Pallini, il suo fedele massaggiatore.
3 – Che cosa sappiamo della primissima Mtb di Nibali? Quella che alla fine gli regalò nonna Carmela nel 1998? Vincenzo l’aveva adocchiata nella vetrina di Giovanni Crisafulli, che aveva il negozio in piazza Stazione, a Messina. Era un’Atala con il telaio bicolore, vinaccia davanti e alluminio dietro: aveva una forcella RockShox che l’ammortizzava sul davanti ed era armata con un gruppo Shimano XTR. Enzo spiegò tutto alla nonna, le disse anche era piuttosto cara, ma che comunque costava sempre meno di uno scooter. Lei sembrò delusa: «Un’altra bicicletta? Ma non ce l’hai già?». Ma lui fu convincente, e le spiegò che quella bici da fuoristrada era perfetta per allenarsi nei boschi e sui sentieri, l’ideale per l’allenamento invernale. Con la mauntebbài poteva saltare, poteva persino volare.
4 – Durante la sua carriera su strada Nibali non ha mai smesso di uscire ogni tanto in mtb: soprattutto in compagnia di Domenico Pozzovivo, di Diego Ulissi e di Fabio Aru, grandi amici prima che colleghi. «Ho sempre alternato gli allenamenti su strada con quelli nei boschi, cercando ovviamente di non correre rischi, soprattutto in discesa». Le qualità affinate dai 14 anni in poi si sono viste, esaltate, anche nel Tour de France vinto nel 2014, nella famosa quinta tappa che ha scavato la differenza fra lui e i suoi avversari: non aveva mai corso sul pavé, ma quel giorno si fece coraggio pensando che non era poi tanto diverso dai percorsi che faceva da bambino: strade non asfaltate, sterrate, carraie piene di buche e di sassi, dove bisognava essere acrobati per rimanere in equilibrio.
5 – Quando andò in Toscana al matrimonio di Michele Pallini, il suo masseur, Vincenzo si portò dietro la mtb: il giorno prima della cerimonia uscì nei boschi con suo fratello Antonio. Si trovarono davanti un torrente, decisero di guadarlo, e in breve erano nell’acqua fino al collo.
6 – Nel periodo del lockdown – che in Svizzera non c’era, ma comunque le corse erano ferme – Nibali è uscito quasi sempre in mountain bike: è stato allora che il sapore della libertà è diventato sempre più forte, sempre più attraente. È stato allora per la prima volta che Vincenzo ha cominciato a immaginare una vita diversa.
7 – Enzino aveva 15 anni: alla vigilia del suo debutto agonistico in mountain bike, fu investito dal pescivendolo. «Però era in macchina, non stava portando il pesce». Non lo vide arrivare e lo prese in pieno a uno svincolo. Enzo rimase senza bici, fu un amico a prestargli la sua per la gara, avevano più o meno le stesse misure. Nibali arrivò primo ex aequo con altri due, e primo della sua categoria di età. «Mi sono sempre divertito, anche se quando sono diventato professionista l’ho dovuta lasciare. È un mondo più divertente, sei più a contatto con le persone e soprattutto con la natura».
8 – Dieci giorni dopo la sua ultima corsa su strada, il Lombardia, Vincenzo era già all’isola d’Elba per la Capoliveri Legend Cup. «L’idea mi era venuta parlando in camera con Simone Velasco, che è di lì. Sono andato con Emma e Rachele, ci siamo fatti un fine settimana di vacanza, il giorno prima della gara ero in spiaggia». La corsa però è stata vera. Vincenzo temeva un po’ le discese, ma se l’è cavata alla grande. Anche se nel finale si è spento per una crisi di fame. «Si poteva fare meglio». Era soltanto il primo esperimento, fatto per sfruttare la gamba che aveva per il finale di stagione. Alla Cape Epic, a marzo in Sudafrica, Vincenzo ha fatto coppia con Samuele Porro.
9 – A Lugano Nibali esce spesso con Filippo Colombo e Juri Zanotti, che abitano vicino a casa sua, sa esattamente quanto vanno forte i bikers. Ma alla Capoliveri ha avuto i crampi alle braccia, e ha paragonato lo sforzo a quello fatto al Giro delle Fiandre, quando gli era sembrato di correre dentro una lavatrice che girava e girava. «Il problema è che anche in discesa fatichi come in salita, la parte alta del corpo lavora molto di più rispetto al ciclismo su strada».
10 – Vincenzo fa tutti i setup da solo. Ha i suoi attrezzi, e fa anche dei lavoretti per gli amici. La sua prima Scott risale a quando era ancora per tutti Enzino. «Erano gli anni Novanta, con la Mtb Endorphin». Le ruote? Silverton SL2, in carbonio, «me le sono comprate da solo perché mi piacevano».














