MONDIALI 2023 / Il ct Celestino: «Italia niente paura: siamo qui per stupire»

Celestino
Mirko Celestino, commissario tecnico della nazionale italiana di mountain bike
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«Gare da passisti». E’ così che Mirko Celestino, il ct di questa ItalMtb, chiama le prove iridate di Glasgow. Anche lui è pronto. Non facile guidare queste nazionali di XCO e XCM, soprattutto in un Super Mondiale come questo. Celestino è arrivato in Scozia nella tarda serata di martedì. E’ carico, allegro, pronto. Seguirà con attenzione la prima prova del fuoristrada, la gara marathon, prevista per sabato 6 agosto. Celestino vuole dei feedback, spunti, dettagli. Anche in vista delle gare del cross country. «I percorsi saranno diversi, ma le località dove si svolgeranno le due prove saranno vicine. In questi giorni farò inoltre qualche ricognizione nella foresta di Glentress, in modo da poter dare ulteriori indicazioni anche agli atleti del cross country, che arriveranno in Scozia domenica».

Che tipo di terreno incontreranno gli atleti?
«Da giorni sta piovigginando ed il percorso sta diventando sempre più fangoso e pesante. Anche la temperatura è piuttosto bassa, intorno ai 12-14 gradi, dunque difficilmente si asciugherà».

Chi sarà il capitano per la gara Marathon?
«Fabian Rabensteiner. È in forma e può contare sulla presenza di 6 compagni davvero in gamba. La gara prevede un continuo su e giù, per 96 chilometri complessivi e 3.300 metri di dislivello. Non sarà semplice, ma credo molto in questi ragazzi: probabilmente la Nazionale di quest’anno è la più forte mai avuta».

Rabensteiner
Rabensteiner in una foto di archivio. Dopo il titolo europeo il biker di Bressanone ha vinto il titolo italiano Mx. Credit: Alexluise.com

Prevedi ci saranno tatticismi?
«Questo non si può sapere, dipenderà da come gli atleti delle altre nazioni affronteranno la gara. Sicuramente, con una Nazionale così, siamo ben preparati anche nel caso in cui nessuno voglia prendere in mano la situazione. Avendo tutti atleti molto competitivi, abbiamo più possibilità per interpretare la gara».

Chi sono gli atleti delle altre nazioni da tenere d’occhio?
«Il belga Wout Alleman, più degli altri. È un percorso perfetto per le sue caratteristiche, con parecchio dislivello, ma senza salite particolarmente pendenti. Anche il ceco Stosek sarà protagonista: è un atleta completo, con caratteristiche che si adattano bene anche a questo tracciato. I nostri, però, non sono da meno: anche Porro è in ottima condizione e sarà la nostra seconda punta. Non esagero, la maglia iridata è veramente alla nostra portata».

Cosa aspettarsi invece dagli azzurri del Cross Country?
«Questa è una Nazionale che non teme il confronto, anche internazionale. Luca Braidot e Martina Berta capeggeranno le formazioni delle gare Elite. Da loro mi aspetto molto: Luca è arrivato terzo al Mondiale dello scorso anno e terzo al recente Campionato europeo, mentre Martina con il secondo posto in Val di Sole ha dato prova di essere in ottima condizione e di poter lottare per qualcosa di importante».

Luca Braidot tra due ali di folla durante le finali di Coppa del Mondo Mountain Bike 2022 in Val di Sole (Credits: Daniele Molineris)

In questo 2023 sono arrivati tantissimi piazzamenti anche dalle categorie giovanili. Cosa aspettarsi dagli “Azzurrini”?
«Abbiamo giovani molto promettenti: mi riferisco agli Juniores Gabriel Borre, Elian Paccagnella e Valentina Corvi ed agli Under23 Andreas Vittone e Sara Cortinovis. Tutti in questa stagione hanno ben figurato in Coppa del Mondo ed ai Giochi Europei, arrivando perfino terzi nel Team Relay di Anadia. I due junior maschi hanno dominato in lungo ed in largo per tutto il 2023, così come Valentina Corvi che ha addirittura vinto il titolo continentale in Portogallo. Andreas Vittone è all’ultimo anno tra gli Under23, è forte ed esperto abbastanza per lottare con i primi a questo Mondiale. Anche Cortinovis ha fatto una bellissima stagione, costellata da parecchi piazzamenti in Coppa del Mondo come il terzo posto di Lenzerheide ed il quarto di Nove Mesto: ha tutte le carte in regola per giocarsi un posto sul podio. Gli avversari saranno gli stessi di sempre, ma non sarà semplice per loro arrivare davanti. Il Mondiale, specialmente in giovane età, può giocare brutti scherzi».

Giovani e fattore emotivo: come verrà gestito?
«Ognuno vive la maglia azzurra a modo suo, dunque non è semplice capire come comportarsi. Io, da commissario tecnico, devo parlare il più possibile con gli atleti, calmarli ed al contempo focalizzarli sugli obiettivi. Non è semplice, bisogna toccare i tasti giusti. A questo punto della stagione, con trasferte e training camp alle spalle, i ragazzi si conoscono bene e si spalleggeranno l’un l’altro: tutto sarà più semplice».

Passiamo ora all’aspetto più tecnico, che bici vedremo a Glasgow?
«Quasi tutti hanno portato due bici, front e full. Tuttavia, credo che tutti opteranno per la seconda. Il percorso è molto tecnico e ci sono passaggi estremi, come il Rock Garden in discesa ed i due salti. Troppo per una front».

In caso dovesse continuare a piovere, cambieranno i set-up?
«Non credo. Nessuno azzarderà grandi modifiche, l’unica forse riguarderà le gomme. Come ho detto, il terreno sta diventando pesante e bisognerà scegliere le giuste coperture».

I tubeless sono ormai un punto fisso nel fuoristrada. Quali caratteristiche sono ideali per il tracciato di Glasgow?
«Le gomme dovranno essere ben tassellate e non troppo larghe, in modo da lasciare abbastanza spazio tra ruota e telaio per lo smaltimento del fango. Ad eccezione dei Rock Garden e del Singletrack finale ricco di radici, non ci sono punti particolarmente pericolosi per le forature. Di conseguenza gli atleti potranno girare con pressioni basse che garantiscono trazione in salita, assorbimento delle vibrazioni e grip in discesa».