Martino Tronconi è di quelli che sanno indagare il futuro. Per farlo ci vuole coraggio, e lui ce l’ha. Anche per questo è giusto aspettarsi molto dal suo team, la Metallurgica Veneta MTB Professional Team, la squadra mtb con Cannondale presentata oggi, 29 gennaio, che in questo 2024 vuole alzare il livello. Alcune conferme (Ole Hem e Nicola Taffarel), alcuni volti nuovi (Massimo Rosa, Jacopo Billi, Maria Zarantonello). «Vogliamo essere un team internazionale», dice Tronconi. Si parte con l’Andalucia Bike Race. Fari puntati anche sulle tappe europee di Coppa del mondo marathon. E poi Dolomiti Superbike e tante gare di altissimo livello in Italia. «Siamo una squadra giovane. Quando l’ho progettata su carta mi sono messo dei paletti: avere un gruppo giovane e omogeneo. Non c’è una stella che può sovrastare e fare ombra sugli altri».

Come li sceglie i suoi corridori?
«Una cosa importante per me è che l’immagine sia pulita. Voglio corridori che sappiano fare gruppo. Prima del corridore guardo alla persona. Poi bisogna condividere un obiettivo, è fondamentale. Ma prima le persone, poi gli atleti».
Ci parli di Ole Hem.
«Tre volte campione norvegese, mio ex compagno di squadra. Tra noi c’è un rapporto di lunga data. È un corridore un po’ naif, che ha un approccio al ciclismo tutto suo. Ha fatto delle top ten ai Mondiali, da lui mi aspetto il salto di qualità».
E Taffarel?
«Un ragazzo giovane, classe 1999, ha finito lo scorso anno in crescendo e con un quinto posto alla Roc d’Azur. Spero abbia trovato la quadra. È pronto a stupire».

Che visione ha?
«Ho dato vita al team nel 2022. La visione è crescere, puntare ad arrivare in alto. Ci presentiamo come un team di riferimento e l’aspettativa è alta. Ma come tutti i percorsi di crescita ogni cosa deve andare di pari passo. Anche gli investimenti. L’idea è rimanere focalizzati sul marathon, ma sicuramente il progetto va avanti».
È un grande 2024 se…
«Se arriviamo a fine stagione e la squadra e il team sono al top in questo mondo».
Tra i nuovi ci sono Massimo Rosa e Zarantonello.
«Massimo ha avuto un’annata sfortunata, ha sofferto per problemi alla schiena. Per me, in questo ambiente può sbocciare. Maria è una nostra scommessa, ha fatto vedere buone cose nel cross country. Vediamo».
E Billi?
«Da lui mi aspetto tanto, è un corridore che ha vinto, ma gli è mancato l’acuto in una gara di livello alto alto. È qui anche per quel salto di qualità».

Il suo salto di qualità dietro la scrivania com’è stato?
«Sono cambiate tante cose rispetto all’essere corridore. Prima dormivo meglio (ride ndr), prima sei focalizzato sull’io, su quello che devi fare tu come atleta. Adesso siamo un noi, ne va della riuscita e della sostenibilità del progetto. Ci sono stati cambiamenti a livello di vita. Prima mi alzavo e andavo in bici. Adesso è un continuo lavoro d’ufficio. Ma credo tanto in quello che faccio e voglio farlo al meglio».
Il covid ha frenato tutto?
«Il post, con la bolla, ha portato uno strascico negativo. I mercati si sono alzati tanto. Anzi, sono fermi. Ma dietro i miei intenti c’è ambizione, c’è la voglia di fare qualcosa di imprenditoriale e di farlo nel proprio settore. La mia passione è il ciclismo, volevo creare qualcosa che vada al di là della tua carriera».
Che uomo si è scoperto in questo ruolo?
«Tante volte ripenso a quando facevo critiche ai team manager. Oggi mi accorgo della complessità. Quindi devi tenere insieme tutto. Ho capito la complessità delle cose, e anche di come affrontarle. Ci sono soddisfazioni e batoste, non c’è nulla di facile. La cosa più difficile è gestire le persone, non solo gli atleti. E anche la parte economica».
È cambiata la generazione di corridori?
«È più difficile creare rapporti rispetto a dieci anni fa. È una cosa della società in generale. E poi adesso ogni aspetto è calcolato: l’allenamento, la biomeccanica, i materiali; tutto è portato al massimo della perfezione. C’è una forte attenzione a ogni dettaglio. Va bene, c’è del positivo. Ma i rapporti a volte si perdono un po’».
L’aspetto dell’immagine conta.
«La nostra filosofia è quella: spingere tanto sull’immagine. Non siamo i fratelli poveri della strada. Deve esserci una logica diversa, e quindi l’immagine è importantissima. Attrae sponsor, e si sa quanto contino».
C’è esasperazione nella scelta dei materiali?
«Basta una percentuale minuscola inferiore al top per non essere più competitivi. Performance e sicurezza: nella mtb finire le gare diventa la cosa che conta. Quindi bisogna guardare a tutto. Su strada con un copertone super leggero hai una percentuale di foratura minima. In mtb devi calibrare la performance con la sicurezza».
Il video di presentazione 2024
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