Forature e terreni difficili: quando la camera d’aria mostra i suoi punti deboli

Camera d’aria
Tubeless, il massimo dell’efficienza. Ma la camera continua a mantenere alcuni vantaggi
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Che il tubeless garantisca numerosi vantaggi in termini di affidabilità e sicurezza, nessuno lo può mettere in discussione. Tuttavia, nonostante l’innovazione, più volte abbiamo ricordato come la camera d’aria tradizionale continui a mantenere un ruolo importante, soprattutto tra coloro che praticano la Mtb in maniera occasionale, non competitiva o comunque semplice e senza troppe pretese. La soluzione “clincher”, infatti, rimane estremamente pratica: facile e pulita da manutenere e capace di rimettere in sella un ciclista in pochi minuti anche dopo una foratura.

Ma attenzione: se da un lato la camera d’aria conserva questa indiscutibile praticità, dall’altro esistono situazioni in cui mostra i propri limiti e può trasformarsi in criticità. Conoscerli significa ridurre al minimo i rischi e pedalare con maggiore consapevolezza. Vediamo come fare.

Camera d’aria
Il discorso vale per tutte le tipologie di camera d’aria, anche se quelle in TPU sono dichiarate anche più resistenti delle “rivali” in butile

Ecco alcune possibili situazioni in cui scegliere la camera d’aria aumenta le possibilità di forature

Uno dei principali problemi si verifica quando si affrontano terreni molto sconnessi a pressioni ridotte. Per migliorare grip e comfort, infatti, si è costretti a gonfiare poco le gomme: una soluzione efficace sul piano della guidabilità, ma che con la camera d’aria aumenta sensibilmente il rischio di “pizzicare”. Il doppio taglio provocato dal cerchio è un inconveniente ben noto a chi ha passato ore nei boschi con la ruota a terra. Perciò, attenzione ai tratti molto sconnessi (soprattutto alla velocità in cui li si affrontano), ma anche e soprattutto alle pressioni (da valutare sulla base delle caratteristiche della singola gomma).

Altra situazione delicata è quella dei tratti con superfici particolarmente aggressive: pietraie, sentieri cosparsi di rocce appuntite o percorsi invasi da rovi e spine. In questi casi, il tubeless si rivela quasi sempre più sicuro, perché il lattice sigillante riesce ad autoriparare piccole perforazioni in modo rapido e quasi invisibile. Con la camera d’aria, invece, basta una spina ben conficcata o una scheggia tagliente per ritrovarsi a dover fermarsi e sostituire tutto.

Camera d’aria
Tubeless in fase di montaggio

Eppure, nonostante questi limiti, la camera d’aria rimane una scelta apprezzata da chi predilige la pulizia e la praticità. Non richiede manutenzione costante, non comporta il rischio di sporcare mani e abbigliamento con il lattice e, soprattutto, permette una sostituzione immediata in caso di foratura. In pochi minuti si smonta la ruota, si inserisce una nuova camera e si riparte (e poi con calma, magari, si ripara quella vecchia), spesso molto più rapidamente di quanto non accada con un sistema tubeless danneggiato in modo serio. Va ricordato infatti che, in presenza di un taglio ampio, anche il tubeless può andare incontro a problemi non risolvibili sul posto senza l’uso di inserti o di soluzioni d’emergenza.

In conclusione

Insomma certe scelte, come quelle tra camera d’aria e tubeless, non sono mai assolute, ma dipende dall’uso che si fa della Mtb e dalle priorità di ciascun ciclista. Chi cerca semplicità e immediatezza continuerà a preferire la camera, accettandone i limiti (come l’obbligo di restare a pressioni più alte) e prestando maggiore attenzione in determinate condizioni. Chi invece affronta percorsi tecnici e desidera ridurre al minimo il rischio di fermarsi opterà per il tubeless. In ogni caso, conoscere pregi e difetti di entrambe le soluzioni è il primo passo per pedalare godendosi a pieno l’esperienza sui sentieri.