Con l’arrivo dell’autunno, e ancor più con l’avvicinarsi dell’inverno, le condizioni del terreno (ma anche dell’asfalto) cambiano rapidamente, spesso anche senza che ce ne accorgiamo. Le temperature iniziano a scendere, l’umidità aumenta, le giornate si accorciano e il sole, più basso, non riesce più a scaldare e ad asciugare le superfici come nei mesi estivi. Per questi motivi, anche in giornate limpide, quando il cielo è terso e il terreno sembra perfettamente asciutto, è fondamentale prestare attenzione a un dettaglio spesso sottovalutato: le “zone d’ombra”.
Queste aree, che possono trovarsi lungo tratti di strada o di sentiero coperti da alberi, muri, ponti, colline o scarpate, rimangono per giorni nascosti dal sole. In autunno ciò si traduce facilmente in terreno umido o scivoloso. Mentre in inverno le stesse zone possono diventare veri e propri punti di ghiaccio, invisibili a prima vista, ma estremamente pericolosi. Soprattutto nelle prime ore del mattino o al tramonto.
Chi si muove su due ruote (ma anche quattro) deve quindi imparare a “leggere” la luce e a interpretare il terreno con maggiore attenzione. Il miglior indicatore di rischio è proprio la luminosità. Se il tratto davanti a noi appare improvvisamente più scuro o se si passa da una zona assolata a una in ombra, conviene ridurre la velocità, tenere la bici più in piedi possibile e affrontare il tratto con prudenza. Semplice, ma efficace.

E le pressioni?
Parlando di Mtb, le pressioni ovviamente vanno scelte sulla base del terreno che si incontra più spesso. Però, quando queste “zone d’ombra” si fanno ricorrenti, è bene magari calare un pochettino. Ma il punto nodale resta uno. Solo mantenere sempre alta la soglia di attenzione e osservare costantemente il terreno permette di anticipare le insidie e di affrontarle con la giusta reattività.
Basta un po’ di attenzione in più, soprattutto quando la luce cala e il sole non scalda più come prima, per godersi la stagione (pur sempre bella) in piena sicurezza.











