Le ruote da 32 pollici hanno scosso il mondo della mountain bike. Tra prototipi, test e previsioni, alla fine anche l’UCI ha preso una posizione: le 32”, nel 2026, non saranno sottoposte ad alcuna limitazione.
Questo, amici lettori, significa soltanto una cosa: la caccia al “nuovo” è ufficialmente aperta. Infatti, se fino ad ora abbiamo visto soltanto qualche tentativo sporadico qua e là, adesso si farà sul serio.
Dunque, lasciamo da parte gli scetticismi e sotterriamo l’ascia di guerra per goderci le prossime e sicuramente imminenti uscite. Le quali, per ora, riposano segrete nei reparti “Ricerca e Sviluppo” delle varie aziende.
Non è un caso che, sulle ruote da 32”, si sia pronunciata persino l’UCI. La presa di posizione da parte del massimo organismo internazionale lascia intuire che gli intenti, le applicazioni e – ovviamente – i benefici siano reali e misurabili. E attenzione: non si parla soltanto di cross country, ma anche di gravity e off–road in generale.

Pregi e difetti: il faticoso percorso delle 29” insegna anche alle 32”
Maggior diametro significa miglior assorbimento degli urti e una velocità di rotolamento aumentata. Significa anche minore pressione di gonfiaggio e maggior superficie di aderenza al terreno. Dunque: più velocità, più grip, più controllo.
E gli svantaggi? In primis bisogna progettare un telaio in grado di ospitare le nuove ruote da 32”, fare i conti con il loro peso maggiore rispetto alle 29” e risolvere la minor reattività alle basse velocità.
Tuttavia agli inizi si diceva lo stesso anche delle 29”. Eppure, oggi si vedono soltanto twentyniner!
Inoltre, se inizialmente si pensava potessero favorire principalmente i riders molto alti, oggi possiamo affermare il contrario. Infatti, da Aldridge a Pidcock, da Goldstone a Bruni: tutti ne trovano beneficio, nessuno escluso. E, senza dubbio, in breve tempo si potrà dire lo stesso delle 32 pollici.

Considerazioni finali. Una regola, mille sviluppi: arrivano le 32 pollici!
Alla fine, una cosa è certa: zero limitazioni significa spingere e supportare lo sviluppo.
Se l’ambiente racing è il luogo perfetto in cui affrontare il processo di progettazione e test delle nuove tecnologie, bisogna anche guardare al di là dell’orizzonte competitivo.
Infatti, una volta appurate le performance ai massimi livelli di stress, tecnica e competitività, è bene considerare anche l’altro rovescio della medaglia: il divertimento.
Sì, perché – alla fine – ogni novità nasce in seguito al medesimo processo di sperimentazione visionaria che ha alimentato il fuoco della mtb. Cioè la voglia di superare gli attuali limiti e ridisegnare il concetto di riding.
Così come le 29” erano nate a supporto del biker, per aiutarlo nelle sezioni più tecniche indipendentemente dal suo livello, allo stesso modo faranno le 32”. In che modo? Semplicemente, incrementando ancor di più i benefici.















