L’occhio vuole la sua parte, si sa. E nel mondo della mountain bike, una gomma larga e con tasselli pronunciati, simili a quelli di una moto da cross, trasmette una sensazione immediata di sicurezza e onnipotenza. Viene naturale pensare: “più il tassello è grosso e cattivo, più starò in piedi“.
Tuttavia, quando il sentiero si asciuga, il terreno si compatta o ci si trova a pedalare su roccia e fondi duri, questa equazione non solo non funziona, ma si ribalta completamente. È quello che potremmo chiamare il “paradosso del grip“: situazioni in cui una gomma con tassellatura bassa, ravvicinata o semi-slick, offre una tenuta superiore rispetto a una gomma da fango o da enduro estremo.
Cerchiamo di capire perché accade, analizzando cosa succede realmente tra la gomma e il suolo.
Tassello vs superficie: una questione di fisica
Per capire quale gomma montare, bisogna distinguere i due modi in cui uno pneumatico genera aderenza:
- Grip meccanico (penetrazione): è quello che serve nel fango o nel terreno smosso e morbido (loam). Qui il tassello funziona come un artiglio: deve penetrare nel terreno per trovare una base solida su cui spingere. Per questo le gomme da bagnato hanno tasselli alti e molto distanziati (per “auto-pulirsi” scaricando lo sporco).
- Grip per “adesione” (attrito): è quello che serve su roccia, asfalto, cemento o terra battuta dura come il marmo. In questo scenario, il terreno è impenetrabile. Il tassello non può affondare. Di conseguenza, la tenuta è data puramente dall’attrito della mescola contro la superficie.

Ed è qui che nasce il problema delle gomme troppo “aggressive” su fondi duri. Se si utilizza una gomma con tasselli alti e radi su un fondo compatto, la superficie di contatto (l’impronta a terra reale) è ridottissima. La bici poggia esclusivamente sulla punta dei tasselli. È come camminare sui trampoli: la pressione specifica sui singoli tasselli è altissima, ma l’area di contatto totale è minima.
Al contrario, una gomma con tasselli bassi e fitti (pensiamo a modelli come lo Schwalbe Rick, il Pirelli Scorpion XC H o RC), mette a terra molta più superficie utile. Più gomma a contatto significa, in questo caso specifico, più aderenza.
Il nemico invisibile per gomme e grip: la flessione del tassello
C’è un secondo fattore che penalizza le gomme troppo aggressive sui fondi compatti: la stabilità strutturale del tassello stesso. Immaginate di percorrere una curva veloce su asfalto o terra battuta con una gomma da fango (tasselli alti e sottili). Sotto la spinta laterale della forza centrifuga, il tassello alto, non potendo penetrare nel terreno, tenderà a piegarsi alla base.
In gergo tecnico si chiama “squirm” (o deriva). Il rider percepisce una sensazione sgradevole di vaghezza: lo sterzo non è preciso, la bici sembra scivolare o “galleggiare” prima di trovare appoggio. Non si sta perdendo aderenza, si sta sentendo la gomma che si deforma eccessivamente. Una tassellatura bassa e compatta, invece, non flette, garantendo una risposta allo sterzo immediata e precisa.

La lezione del ciclocross alla mtb
Per visualizzare meglio il concetto, basta guardare cosa succede nel mondo del ciclocross o del gravel agonistico. Spesso, in condizioni di freddo estremo, quando il fango gela o ci si trova a correre su neve battuta e dura, i professionisti non scelgono le gomme più artigliate. Scelgono le gomme “lime” (file tread) o diamantate, praticamente liscie al centro.
Sembra un controsenso correre sulla neve dura con gomme quasi slick? No, è fisica. I “chiodi” di gomma non attecchirebbero la superficie dura, riducendo l’aderenza. Un battistrada con micro-tasselli ravvicinati, invece, massimizza i punti di contatto, “spalmando” il grip su un’area maggiore e garantendo una tenuta che i tasselli alti non potrebbero offrire.
L’eccezione estiva: la polvere ingannevole per le vostre gomme
C’è però uno scenario tipico dei nostri sentieri estivi che merita un discorso a parte, per completezza d’informazione. Spesso in estate il terreno non è solo duro, ma è coperto da uno strato di “brecciolino” o polvere finissima creata dall’arsura. È come avere delle biglie sparse sul cemento.
In questo caso specifico, una gomma totalmente liscia potrebbe essere pericolosa perché scivolerebbe sullo strato superficiale senza arrivare al fondo duro. Qui serve il compromesso: non il tassellone da fango (che fletterebbe), ma nemmeno la semi-slick estrema. Serve una tassellatura intermedia, capace di “bucare” quel mezzo centimetro di polvere per cercare il grip sul duro sottostante, mantenendo però una base abbastanza solida per non flettere.

Conclusioni: guardare il terreno, non l’estetica
Scegliere la gomma giusta non è semplice e spesso ci si lascia guidare dall’idea che “più aggressivo” significhi “più sicuro” in ogni condizione. La realtà ci dice che la gomma è l’unico punto di contatto col terreno e va scelta in base alla consistenza di quest’ultimo.
- Fondo morbido/fango: tasselli alti e radi (grip per penetrazione).
- Fondo duro/roccia/compatto: tasselli bassi, fitti e superficie di contatto maggiore (grip per adesione).
Analizzare il trail prima di montare le ruote è il primo passo per guidare meglio, con più sicurezza e, perché no, con molta più scorrevolezza.















