In un mercato che negli ultimi anni ha visto una costante crescita dei prezzi, parlare di bici sempre più accessibili può sembrare quasi controcorrente. Eppure, è proprio da qui che passa una parte fondamentale del futuro del settore. Rendere le bici di accesso davvero accessibili non è solo una scelta commerciale: è una necessità del settore per mantenere vivo e sano il movimento.
È giusto puntare su biciclette entry-level sempre più economiche? La risposta, senza troppe esitazioni, è sì. Le bici di primo acquisto rappresentano la porta d’ingresso allo sport: se quella porta diventa troppo stretta, o troppo costosa, il rischio è di allontanare nuovi potenziali appassionati ancora prima che possano innamorarsi della mountain bike.

Nukeproof presenta la nuova ed economica Tracker
In questo senso, l’esempio di Nukeproof è particolarmente interessante. Il marchio britannico, noto per modelli aggressivi e orientati alle competizioni (in forte rilancio), ha deciso di affiancare una proposta più accessibile: la Tracker.
Si tratta di una hardtail in alluminio pensata esplicitamente per i neofiti, con un prezzo competitivo e soluzioni tecniche razionali, senza inutili estremizzazioni. La Tracker si colloca nella fascia di ingresso, con un telaio in alluminio 6061, forcella da 110 mm di escursione, geometrie conservative e chiaramente orientate al Trail-XC (angolo sterzo di 67°, angolo sella di 74°, foderi bassi da 435 mm). Non mancano elementi ormai imprescindibili anche su una bici economica: spazio per copertoni fino a 2,4”, passaggio cavi prevalentemente interno e freni a disco idraulici Shimano.


Ma il dato più significativo non è solo tecnico, è strategico. Con un prezzo che va dai 599 euro della Tracker Sport fino ai 1.099 euro della versione Pro, Nukeproof punta chiaramente a un modello ad alto volume di vendite (ma di esempi ne esistono a bizzeffe, su tutti la Trek Marlin). L’idea è semplice quanto efficace: vendere tante bici accessibili per sostenere, anche economicamente, i progetti più costosi del marchio.
Ancora più interessante è l’estensione del concetto anche ai più giovani, con versioni dedicate ai bambini (26”, 24” e 20” rigida), segnale di una visione che guarda al ricambio generazionale e non solo al breve termine. Perché senza nuovi rider, anche le bici da sogno rischiano di rimanere solo oggetti da vetrina.















