
Durante l’inverno erano circolati sui social alcuni piccoli spoiler. Qualche dettaglio, qualche accenno, sufficienti per accendere la curiosità degli addetti ai lavori, pur senza mai svelare davvero le carte. Massimo riserbo, dunque, fino all’inizio della stagione agonistica avvenuto questo fine settimana.
Con il debutto ufficiale delle gare, avvenuto a “La Nucia”, prova del circuito spagnolo Shimano Supercup Massi, la situazione è diventata decisamente più chiara: il team Trek-Unbroken XC ha utilizzato (e con grande probabilità utilizzerà spesso in questo 2026) una bici Full specifica per il Cross Country (ma interessante anche in ottica lunghe e “complesse” distanze), progettata espressamente per questo utilizzo e destinata ad affiancare la Supercaliber e con tutta probabilità a sostituire la Top Fuel “adattata” dello scorso anno (qui la prima notizia).

La nuova piattaforma (molto probabilmente già oltre la fase prototipale) nasce dunque per colmare uno spazio ben preciso nella gamma Trek. Da un lato c’era la Supercaliber, con il suo approccio radicale e il sistema IsoStrut (l’ammortizzatore “nascosto”), dall’altro la Top Fuel, Mtb di larghissimo respiro: efficace, ma comunque un compromesso per i fettucciati. La nuova bici, invece, nasce per rispondere esclusivamente alle esigenze del Cross Country moderno, sempre più tecnico, veloce e vicino al mondo Downcountry.
Scopri le caratteristiche della nuova mountain bike XC targata Trek
Da quanto visto, dal punto di vista tecnico, le scelte progettuali sono molto interessanti. Il telaio adotta uno schema monopivot con tecnologia Flex Stay, quindi con foderi flessibili che eliminano lo snodo sul carro posteriore (qui un approfondimento). Una soluzione ormai ampiamente collaudata nel mondo XC, che permette di ridurre peso, semplificare la struttura e migliorare la reattività complessiva del telaio. L’ammortizzatore è posizionato in orizzontale, una configurazione che richiama da vicino quella della Supercaliber. Dalla Top Fuel invece derivano in maniera spiccate le forme delle tubazioni, pur declinate “aggressivamente” in modo più specifico per le competizioni.

Come detto, il carro è monopivot: apparentemente un passo indietro rispetto ad alcune delle tecnologie iconiche di Trek. Non troviamo infatti lo schema ABP, con il dibattuto perno concentrico. Ma questa è sicuramente una scelta comprensibile (sulla stessa riga di altri marchi), ponderata in ottica di semplificazione e leggerezza.
Insomma, questo nuovo arrivo sui campi gara è un’ulteriore conferma del fatto che il Cross Country richieda sempre più mezzi estremamente specifici e senza compromessi. Per competere, soprattutto ai livelli in questione, serve una bici capace di garantire efficienza in salita e controllo sui tracciati sempre più esigenti del calendario internazionale: una F1 per l’off-road. L’affiancamento alla Supercaliber poi amplia ulteriormente le possibilità per atleti e team, che potranno scegliere la piattaforma più adatta in base al percorso e allo stile di guida.

In attesa di dettagli ufficiali, resta però ad oggi l’incognita sull’eventuale ingresso in commercio. Improbabile che questa resti solo appannaggio di atleti: forse, come spesso accade, è solo questione di tempo.














